Dati positivi arrivano dal settore tessile umbro

di Ivano Porfiri

L’83% delle imprese tessili umbre dichiarano a Bankitalia di aver aumentato il proprio fatturato nei primi 9 mesi del 2011 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Tra i settori dell’industria manifatturiera, come riporta Il Sole 24 Ore Centronord di mercoledì, è di gran lunga la migliore performance, trascinata dall’export. Nel primo semestre 2011, il tessile umbro ha esportato merce per 204 milioni di euro, +18,6% rispetto al 2010 (che aveva fatto segnare già un +11,5% rispetto al 2009). Sempre nel primo semestre 2011, le ore di cassa integrazione sono diminuite del 16% rispetto al 2010. Numeri sorprendenti se si pensa alla crisi nera attraversata dal settore solo pochi anni fa.

IL BOOM DEL TESSILE: LA TABELLA CON I DATI

Fenomeno umbro «Possiamo tranquillamente chiamarlo “fenomeno umbro” – afferma Luca Mirabassi, presidente del sindacato del tessile di Confindustria Perugia -. Abbiamo vissuto un periodo molto difficile 5-6 anni fa, tante aziende che producevano con marchio proprio hanno chiuso. In quel momento abbiamo avuto la capacità di capire quali erano le criticità, tanto da farci mutare l’impostazione strategica. Abbiamo saputo cogliere la sfida della globalizzazione accelerando nell’innovazione tecnologica e penetrando nei mercati che ci invadevano con le loro merci, come l’Asia». All’alba del millennio solo nel Perugino erano impiegate 15 mila persone nel tessile. Poi, nel giro di 2-3 anni, il baratro. «O cambiavamo approccio e marcia o eravamo finiti – dice Mirabassi -. Gli imprenditori hanno fatto scelte chiare puntando sui fattori forti della nostra regione, chi ha delocalizzato ha invece fatto un tracollo». Oggi il settore è tornato ad impiegare, tra grandi marchi e indotto, quasi 10 mila persone e le prospettive sono di ulteriore crescita.

Radici artigiane Per vincere questa sfida il tessile umbro è ripartito dalle sue radici artigiane. «Tradizione, artigianalità e qualità, unite a modernizzazione, sviluppo tecnologico, internazionalizzazione – chiarisce Mirabassi -. Creando prodotti unici, che altri non possono fare. Dal punto di vista pratico abbiamo modernizzato la filiera produttiva e abbiamo puntato fortemente sui giovani facendoli entrare nelle squadre di chi porta con sé i segreti della sapienza artigianale perché il 70-80% del lavoro nel tessile è tutt’oggi manuale. Così abbiamo creato un polo di eccellenza nazionale».

Le punte di diamante Le punte di diamante della rinascita sono state Brunello Cucinelli, Lorena Antoniazzi (marchio della Sterne International guidata da Mirabassi) e Fabiana Filippi. Tutte condotte da una generazione di 50enni, imprenditori di prima generazione. Decisiva è stata l’internazionalizzazione. «All’estero si vende solo avendo prodotto, qualità, servizio – sottolinea Mirabassi -. E’ improponibile pretendere di affacciarsi all’estero aspettando i soldi pubblici. Noi registriamo una fame di prodotti di qualità all’estero. Di contro, il mercato interno vale per noi oggi solo il 20%, molto ristretto dopo la crisi».

Le nicchie Francesco Vestrelli, responsabile produzione Cna Umbria, conferma. «La controtendenza rispetto alla crisi è soprattutto in chi fa prodotto finito, punta sulla qualità e sull’internazionalizzazione. Le aziende più importanti hanno acquisito commesse in mercati insperati, come la Cina, dove ci sono nicchie di mercato formate da nuovi ricchi che cercano il made in Italy. Si è imposto il cachemire, dove abbiamo grande tradizione, ma anche alcune piccole imprese artigianali».

Non tutte rose e fiori In Umbria ci sono fasonisti di eccellenza che lavorano per Vuitton, Malo, Loro Piana. «Se la catena aumenta commesse porta benefici per tutta la filiera – dice Vestrelli -. Le aziende più piccole sono rimaste in Umbria ma c’è stato anche un fenomeno di reumbrizzazione della filiera, stimolato da interessanti iniziative sulla tracciabilità in etichetta». Certo, non è tutto rose e fiori. «Ovvio che risentiamo del contesto – afferma Mirabassi -, ci preoccupa soprattutto il sistema bancario, le difficoltà nell’erogazione del credito sono il problema, tuttavia cerchiamo di reagire scommettendo sulla nostra eccellenza».

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