Da oggi partono ufficialmente le domande per poter beneficiare della Naspi, due anni complessivi, per i 485 lavoratori della Indelfab, la ex JP Industries che a sua volta aveva rilevato il comparto del ‘bianco’ della Antonio Merloni-Ardo dichiarata fallita. Il bando per l’eventuale vendita del complesso industriale non ha dato gli esiti sperati e da domenica, come da programma, è terminata la cassa integrazione per cessazione. Ammortizzatori sociali che hanno salvaguardato, nel limite del possibile, il reddito dei 485 lavoratori fra Marche e Umbria: 245 nello stabilimento di Santa Maria a Fabriano (Ancona) e 240 in quello umbro di Gaifana (Perugia).
VIDEO – VIAGGIO NELLO STABILIMENTO VUOTO DELLA MERLONI
Fiom «Finisce così – commenta amaramente Pierapolo Pullini, responsabile Fiom del distretto economico fabrianese – un pezzo di storia dell’industria italiana, e scompare definitivamente un comparto del distretto del bianco che aveva reso l’area montana della provincia di Ancona una zona di benessere diffuso, oggi scenario di depressione sociale, abbandono, spopolamento e desertificazione industriale». «Da oggi – conclude – quel sogno non esisterà più e, oltre a cattedrali nel deserto memorie di una storia perduta, restano solamente due anni di disoccupazione, in un territorio troppo spesso incapace di riconvertirsi e rilanciarsi. È la fine dell’illusione».
La Fiom «Un fallimento delle istituzioni – commenta il neo segretario della Fiom Cgil di Perugia Marco Bizzarri – della politica, dell’imprenditoria, non certo dei lavoratori che in questi anni hanno provato in ogni mondo e con ogni sacrificio a mantenere aperta una speranza di futuro per un’azienda storica e fondamentale per il territorio della fascia appenninica, come la ex Antonio Merloni». «È davvero grave che in tutti questi anni e avendo speso ingenti risorse pubbliche sia per gli ammortizzatori che per ipotetici accordi di programma – continua Bizzarri – non si sia riusciti a disegnare un futuro occupazionale e produttivo in questo territorio, dove meno di 20 anni fa quasi 2000 persone vivevano di industria e lavoro. Ma la sconfitta di oggi non può e non deve rappresentare un disimpegno, di certo non lo rappresenta per la Fiom – conclude Bizzarri – Le istituzioni locali, regionali, nazionali devono farsi carico di non abbandonare la fascia appenninica al suo destino di spopolamento e impoverimento, sfidando l’imprenditoria, se c’è, a investire e scommettere su un territorio che ha ampiamente dimostrato in passato di poter essere protagonista di sviluppo e crescita economica».
La storia Si conclude così una storia iniziata nella metà degli anni Ottanta, con l’arrivo della Merloni a Colle di Nocera; stabilimento dove all’inizio degli anni 2000 si tocca un picco di oltre 1.700 lavoratori e più di 6.500 pezzi al giorno. Il declino inizia nel 2005 con la cassa integrazione alla quale, nel corso degli anni, è seguita l’amministrazione straordinaria e un Accordo di programma mai decollato. Nel 2012 invece arriva la JP di Giovanni Porcarelli che, tra Umbria e Marche, riassorbe circa 700 lavoratori. Il progetto però non decolla mai e nel 2019, dopo il passaggio a Indelfab, si apre la procedura di concordato in bianco, respinta a fine 2020. A quel punto si apre la strada verso il fallimento.
