
di Daniele Bovi
Si prepara a tagliare, il Conte. Lo chiamano così negli stabilimenti di Perugia, Treviso e Rovereto il conte Gastone Colleoni, proprietario di un variegato impero economico tra cui Europoligrafico spa. Nella mattinata di oggi i lavoratori dello stabilimento di Perugia hanno scioperato per otto ore dopo l’invio delle 39 lettere di licenziamento su un totale di 120 dipendenti. Domani, invece, ci sarà l’incontro tra l’azienda, il direttore del personale Demattè, il conte Colleoni e i sindacati.
Ritirare i licenziamenti «La prima richiesta che metteremo sul tavolo – spiega ad Umbria24.it Corrado Corradetti della Slc Cgil Umbria – sarà quella di ritirare i licenziamenti. Non si tratta con una spada di Damocle del genere sulla testa». Davanti ai cancelli di quello che è un pezzo della storia industriale della città, i lavoratori si stringono intorno ad un fuoco improvvisato per difendersi dal freddo di gennaio. Per difendersi dai tagli del Conte invece ci vorrà ben più di un fuoco.
Disponibili al confronto Lavoratori e sindacalisti spiegano come lo stabilimento di Perugia sia di quelli a basso tasso di conflitto. Un posto dove è possibile sedersi intorno a un tavolo, discutere e trovare un accordo. «Noi – prosegue sempre Corradetti – siamo disponibili al confronto e a discutere di una riorganizzazione a 360 gradi. L’azienda ha posto la questione sul piano dell’economicità, dicono che non è economicamente vantaggioso tenere aperto il reparto finissaggio. Noi, lo ribadisco, domani chiederemo innanzitutto il ritiro dei licenziamenti».
L’azienda: non chiuderemo nessun reparto Secondo l’azienda invece la chiusura del reparto finissaggio non sarebbe in programma: «Sarei molto preoccupato – spiega ad Umbria24.it Fabrizio Marinelli, responsabile dell’unità produttiva di Perugia – al solo pensiero che quel reparto possa essere chiuso. Non verrà chiuso nessun reparto tanto che è stato preventivato di impiegare lì una macchina che costa 1,2 milioni di euro. Ad oggi ho un mese di lavori già acquisiti per i reparti di stampa, fustella e finissaggio. I lavoratori comunque possono stare tranquilli, questo non è l’inizio della fine, e credo che il numero di licenziamenti sarà inferiore a 39».
Bravi: un caso che non deve fare scuola Tranquilli, ovviamente, i lavoratori non sono. Secondo Mario Bravi, segretario regionale della Cgil, quello dell’Europoligrafico «non deve essere un caso che fa scuola in negativo. Preoccupa la chiusura di un reparto che non va assolutamente esternalizzato, così come preoccupa la dinamica dei fatti. L’Europoligrafico ha usufruito di tutti gli aiuti e di tutto il percorso che riguarda cassintegrazione ordinaria e straordinaria, e a questo punto si è arrivati ai licenziamenti». Un caso che potrebbe essere esteso alle tante realtà in crisi dell’Umbria. «Ecco perché – conclude Bravi – è così importante il rifinanziamento delle misure straordinarie».
L’agonia di Rovereto A Rovereto invece, un altro stabilimento storico della cartotecnica del gruppo Europoligrafico, le speranze sono ridotte al lumicino. «Ci limitiamo – spiega ad Umbria24.it Michele Ceschi della Fistel Cisl di Verona – a gestire al meglio una lenta agonia». Fino a pochi anni fa in questo pezzo di Trentino erano impiegate 350 persone: «Quindici giorni fa – spiega sempre Ceschi – abbiamo firmato un accordo per la cassa integrazione straordinaria fino a novembre 2011 di cui usufruiranno 44 lavoratori. Alla fine, dopo i licenziamenti, rimarremo, forse, in 12. Da cinque anni qui ci trasciniamo tra cassa integrazione ordinaria e in deroga. Il Conte è deciso a chiudere tutte le parti imprenditoriali che non danno più profitti». Il core business di questo stabilimento erano e sono la fabbricazione dei pacchetti di sigarette, ma da quando la multinazionale che era uno dei principali clienti dell’azienda ha deciso di fare in proprio, l’azienda ha provato a buttarsi sul packaging alimentare. «Sempre che rimarremo in piedi – conclude Ceschi – non credo che i lavoratori impiegati saranno più di 15».
L’allarme suona anche a Treviso Le notizie che arrivano da Perugia hanno messo in allarme anche lo stabilimento di Treviso: «Problematiche che possano far pensare ad esuberi – dice Maria Grazia Sagnoli della Cgil – qui da noi non ce ne sono, ma le notizie che arrivano da Perugia ci hanno messo in allarme. Così abbiamo chiesto un incontro all’azienda per capire che aria tira qui da noi, anche perché un pezzo della nostra attività è uguale a quella di Perugia. I cento lavoratori trevigiani quindi possono stare più tranquilli di quelli di Perugia e Rovereto. «Non stiamo di certo impazzendo di lavoro – dice Paolo Agnolazza della Cisl trevigiana – ma qui la cassa integrazione, a parte tre mesi l’anno scorso, non l’abbiamo vista».

che tristezza!!!!!!!!!!!che malinconia…………..Nando