«Tartufi o funghi venduti freschi devono riportare obbligatoriamente in etichetta o su appositi cartellini il luogo di raccolta o coltivazione, per evitare che prodotti stranieri vengano spacciati per italiani come purtroppo spesso è avvenuto fino ad ora». È quanto afferma Coldiretti Umbria nel rendere noti i contenuti nella risposta ufficiale della Commissione europea ad un quesito sollecitato dalla stessa organizzazione, che interessa anche uno dei prodotti simbolo dell’Umbria. «La Commissione Europea – sottolinea Coldiretti – ha chiarito che le indicazioni obbligatorie devono essere presenti sui documenti che accompagnano il prodotto in tutte le fasi della commercializzazione e che l’indicazione del Paese di origine è sempre obbligatoria per tutti i prodotti ortofrutticoli freschi, anche se esentati dal rispetto della norma di commercializzazione generale, come tartufi e funghi spontanei».

La nota Finalmente sarà possibile sapere se i pregiati frutti del bosco sono stati raccolti nella Penisola o se sono arrivati in Italia da Paesi lontani. «Nel 2016 – ricorda Coldiretti – sui 58 controlli nel settore della commercializzazione di tartufo sono state notificate ben 9 notizie di reato e 11 contestazioni amministrative da parte dell’ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, con diffuse irregolarità di etichettatura e nell’osservanza degli obblighi di rintracciabilità».

La prossima battaglia «L’attività di ricerca di tartufi e funghi – continua Coldiretti – non ha solo una natura hobbistica che coinvolge moltissimi appassionati, ma svolge anche una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta un’importante integrazione di reddito per migliaia di ‘professionisti’ impegnati a rifornire negozi e ristoranti di prodotti tipici locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici. Una risorsa importante in molte aree dove non vi sono altre concrete alternative. Sempre nella direzione della tracciabilità e qualità, si muove la prossima battaglia che riguarda i prodotti trasformati dove purtroppo – conclude Coldiretti – c’è ancora poca trasparenza e quindi è urgente un intervento legislativo chiarificatore; sono infatti notevolissimi i volumi di prodotti importati destinati alla trasformazione (oltre 1,3 milioni di chilogrammi di funghi e tartufi secchi, tritati, in polvere, etc.)».

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