di Stefania Supino
Torna al centro dell’agenda politica nazionale ed europea l’emergenza abitativa. Nei mesi scorsi il governo nazionale ha annunciato un nuovo Piano casa per contrastare il disagio abitativo, mentre la settimana scorsa il Parlamento europeo ha approvato il Rapporto della Commissione Hous, una relazione che contiene le raccomandazioni agli Stati membri per affrontare l’aumento dei prezzi delle case e la carenza di alloggi accessibili. L’obiettivo è sostenere non solo la costruzione di immobili, ma anche la ristrutturazione con fondi specifici. Dall’ultimo rapporto del Centro di ricerca sugli enti pubblici (Rep), che analizza il patrimonio immobiliare dei Comuni capoluogo tra il 2024 e il 2025, emerge che a Perugia il patrimonio immobiliare rappresenta ancora un costo. Il capoluogo umbro si colloca infatti tra le città segnate da un saldo negativo tra canoni di locazione attivi e passivi, insieme a Bergamo e Parma.
Lo studio condotto dal Centro di ricerca sugli enti pubblici (Rep) ha misurato la performance dei Comuni analizzando due parametri chiave: la rendicontazione e la gestione, intesa come saldo tra affitti attivi e passivi rapportato alla popolazione residente. Il 49 per cento dei Comuni in Italia presenta una documentazione di livello medio, mentre il 24 per cento raggiunge buoni standard qualitativi. Restano però delle criticità: il 17 per cento delle amministrazioni offre una rendicontazione scarsa e il 10 per cento non pubblica dati consuntivi. Per utilizzare il patrimonio immobiliare sui territori – secondo la ricerca – è necessario prima censirlo, solo così gli immobili pubblici in disuso potranno essere oggetto di un piano di valorizzazione. Sul piano economico i dati sono più positivi. Circa il 60 per cento dei Comuni chiude con un saldo attivo tra canoni di affitto incassati e pagati. La media nazionale è di circa 5 euro per abitante, Milano e Firenze spiccano per i risultati positivi. Buone performance anche a Pavia, Viterbo, Venezia, Torino e Siena. In molti altri capoluoghi, però, il patrimonio immobiliare resta un costo. I disavanzi più alti si registrano a Isernia, Vibo Valentia e Roma, ma anche a Palermo e Genova. Analogamente, criticità si riscontrano anche in città come Bergamo, Perugia e Parma, dove il peso degli affitti passivi è ancora elevato.
