di Chia.Fa.
Avviata la procedura di licenziamento collettivo per la settantina di operai riassunti da Elettrocarbonium. A darne notizia sono direttamente le organizzazioni sindacali che nella serata di mercoledì hanno ricevuto tutta la documentazione del caso.
Elettro: c’è il licenziamento collettivo Per venerdì è stata quindi convocata una nuova assemblea dei lavoratori, da giorni in sciopero che si è tradotto anche nel blocco della portineria per evitare fughe di materie prime durante le ultime fasi della burrasca che dall’inizio del 2016 si è abbattuta sulla fabbrica di elettrodi di Narni. L’amministratore delegato di Elettrocarbonium, Michele Monachino, si prepara quindi a lasciare gli stabilimenti di via del Lavoro ad appena otto mesi dal suono della sirena che ha segnato la ripresa della produzione, interrotta da Sgl Carbon, la multinazionale tedesca proprietaria degli asset industriali.
Mobilità e Naspi Il licenziamento collettivo era stato richiesto dalle stesse organizzazioni sindacali al fine di disporre delle condizioni necessarie all’attivazione di tutti gli strumenti a tutela delle maestranze, ossia il residuo della mobilità per chi ancora ne dispone e la nuova Naspi introdotta dal governo Renzi. In attesa di capire se i lavoratori sospenderanno lo sciopero e consegneranno all’ad Monachino materie prime e prodotti finiti, sempre da ambienti sindacali si apprende che per ora le spettanze arretrate non sono state saldate.
Partita al Mise All’appello manca ancora la mensilità di febbraio e a breve quella di marzo, che sarà comunque leggera a causa degli scioperi. Elettro deve anche ripianare il fronte contributivo, previdenziale e sanitario su cui si pure mancherebbero versamenti. Ma la vera partita per tentare di dare un futuro alla fabbrica di elettrodi di giocherà al ministero dello Sviluppo economico (Mise), dove inevitabilmente le parti, a cominciare dalla proprietà Sgl Carbon, dovranno tornare ad accomodarsi.
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