Stato di agitazione e manifestazione regionale sotto la Regione se il settore edile non avrà risposte immediate e l’apertura del tavolo istituzionale delle costruzioni. I segretari Gianni Fiorucci (Fillea Cgil), Tino Tosti (Filca Cisl) e Franco Righetti (Feneal Uil), martedì nel corso di una conferenza stampa hanno ribadito «un’esigenza già espressa negli anni ma rimasta inascoltata da parte della Regione». I sindacalisti, nel lanciare «l’ultimo appello» prima della manifestazione regionale del settore, hanno descritto una situazione drammatica, che si caratterizza per disoccupazione e destrutturalizzazione. «Se fosse un problema meramente di ripresa – hanno sottolineato i segretari- si potrebbe ragionare in termini di riorganizzazione. La situazione invece, che si caratterizza per imprese sempre più piccole e non strutturate, molte partite Iva, l’aumento dell’irregolarità e del ricorso alla cassa integrazione, necessita di un approccio più consapevole e partecipativo da parte dei comuni che, in molti casi, non richiedono il Durc e la congruità. E per questo –hanno chiarito- chiediamo alla presidente della Regione un confronto con le istituzioni e la parte datoriale. Ciò è necessario per dare risposte ai lavoratori coinvolti, ma anche all’economia in termini di rilancio».
IL DOSSIER DELL’ANCE SULLA CRISI DEL SETTORE
Settore in crisi I sindacati, quindi, hanno fatto riferimento ai «soldi fermi, alla questione burocratica, ai lavori anche pubblici che non partono e di opportunità mancate per lo sviluppo del territorio. Come nel caso della Perugia–Ancona, dove il cantiere è ancora fermo a causa di contenziosi in essere». Sul tavolo anche la grave questione che investe i settori collegati come le cementerie, laterizi, cave e falegnamerie. Fiorucci, Tosti e Righetti hanno ribadito infine la necessità della messa in sicurezza e della riqualificazione del territorio, che avrebbero auspicabili ricadute per il territorio anche e soprattutto in termini di occupazione. «Un’occupazione qualificata – hanno detto -, che sempre più spesso non viene utilizzata a vantaggio della ripresa e costretta a casa. Nel migliore dei casi in cassa integrazione». Un quadro che fa il paio con quello fatto nei giorni scorsi dai vertici dell’Ance Perugia, l’associazione dei costruttori che fa capo a Confindustria. In un incontro durante il quale sono stati presentati i numeri della crisi del settore, il presidente Massimo Calzoni e il direttore Walter Ceccarini hanno chiesto che le poche risorse a disposizione degli enti pubblici vengano spese in modo rapido così da poter ridare un po’ di ossigeno al comparto.
