Secondo una ricerca dell’Agenzia Umbria Notizie (Aur) a cura di Elisabetta Todini, il mercato del lavoro in Umbria, come in gran parte d’Italia e dell’Occidente, è segnato da un crescente disallineamento tra domanda e offerta di competenze, con conseguenze rilevanti per le imprese locali. Le aziende umbre faticano a reperire figure professionali specifiche, soprattutto operai specializzati e tecnici, ma anche laureati con competenze mirate in ambiti strategici come ingegneria, informatica e professioni sanitarie. Questo squilibrio è dovuto a molteplici fattori, tra cui un sistema formativo non adeguatamente allineato alle esigenze produttive, una ridotta disponibilità di manodopera esperta dovuta al calo demografico, e una percezione negativa di alcune professioni considerata poco attrattiva, con salari e prospettive insoddisfacenti.
Il fenomeno si aggrava a causa della diminuzione dell’apporto dei lavoratori stranieri, penalizzati da politiche restrittive e da una minore attrattività del territorio. Nel periodo 2018-2024, la difficoltà di reperire specifiche figure professionali in Umbria è passata dal 29,1% al 55%, percentuale superiore a quella di regioni confinanti. Particolarmente critico è il settore degli operai specializzati, con un tasso di irreperibilità che raggiunge il 63% e picchi dell’81,4% per alcuni ruoli nelle costruzioni.
Anche i profili altamente qualificati vedono una forte carenza, con difficoltà nel trovare specialisti nelle scienze della vita e tecnici della salute che superano l’80%. Tra i profili intermedi, le difficoltà si concentrano su figure economico-contabili e nella ristorazione.
Nonostante in Umbria vi sia una percentuale elevata di laureati, con quasi 5.500 nuovi diplomi universitari nel 2024 e un’offerta Its di eccellenza con tassi di occupazione elevati, permane un paradosso: molte imprese richiedono competenze pratiche e specifica esperienza che i neolaureati spesso non possiedono, mentre molti giovani laureati lasciano la regione in cerca di migliori opportunità, alimentando un fenomeno di “brain drain”.
Per questo motivo, la Regione Umbria ha approvato nel giugno 2025 un piano triennale da oltre 15 milioni di euro per potenziare l’istruzione tecnologica superiore (Its), con l’obiettivo di aumentare l’offerta formativa in settori strategici come meccatronica, Ict, energia, agroalimentare e sostenibilità. Il piano mira anche a promuovere maggiormente la conoscenza degli Its e le loro opportunità occupazionali, contrastando la preferenza ancora diffusa verso percorsi accademici più teorici spesso considerati più prestigiosi.
La ricerca sottolinea che superare questa stretta tra domanda e offerta di competenze è oggi cruciale per salvaguardare la competitività delle imprese umbre, favorire l’innovazione e garantire la crescita economica regionale.
