Dopo due trimestri in cui sembrava che l’economia umbra stesse rialzando la testa, una nuova frenata. In sostanza, un trimestre che «non soffoca la speranza, ma nemmeno sostiene più di tanto il rilancio dei ritmi produttivi e soprattutto concorre a complicare la programmazione finanziaria delle imprese». Sono le valutazioni emerse dall’analisi congiunturale di Confindustria, svolta insieme all’Università di Perugia, secondo il quale «anche in Umbria, come in Italia, la ripresa annunciata nel secondo trimestre 2010 ha perso vigore nel corso del terzo».
Secondo gli industriali agiscono da freno la stagnazione della domanda interna di beni di consumo, degli investimenti e il rallentamento del commercio internazionale. «D’altra parte – aggiunge Confindustria – permangono ancora, per le imprese, i problemi della perdita di competitività misurata sul costo del lavoro per unità di prodotto e della erosione dei margini in conseguenza dei rincari delle materie prime e dell’aumento dei tassi di interesse».
In particolare, circa il 40% delle imprese che hanno partecipato alla indagine segnalano la stabilità dei loro livelli produttivi, tanto rispetto al precedente secondo trimestre quanto rispetto al terzo trimestre dello scorso 2009. Nel contempo sono più di un quarto (26,2%) le imprese che segnalano miglioramenti su base congiunturale e un po’ meno (il 21,6%) quelle che segnalano recuperi su base tendenziale e cioè rispetto ai risultati di un anno fa. Vi è infine un gruppo di imprese che dichiarano di aver ridotto i livelli di produzione rispetto al precedente trimestre (29,6%) oppure rispetto al terzo trimestre del 2009 (38,6%). Quanto, infine, agli andamenti per dimensione d’impresa, tendenzialmente, le capacità di recupero sono state appannaggio soprattutto delle imprese con più di 20 addetti.
In questo contesto, quelli che pochi mesi fa erano stati definiti segnali di attesa di un consolidamento, con scarsa fiducia sulle possibilità di una accelerazione della ripresa, possono dirsi confermati. «Il terreno è meno fragile, ma le prospettive della crescita sono ancora una volta piuttosto incerte», osserva il presidente di Confindustria Umbria, Umbro Bernardini. «Consola in parte il fatto che sembrano andare via via in archivio i trimestri più pesanti: rispetto al terzo trimestre dell’anno scorso; infatti, le imprese che dichiarano di avere comunque registrato un recupero sono assai più numerose di quelle che lamentano una flessione».

