A poco più di tre anni dalla sua elezione a segretaria generale della Filctem Cgil (Federazione italiana lavoratori chimica, tessile, energia e manifattura), Marianna Formica, dal palco del teatro Manini di Narni, ha ripercorso la difficoltà del periodo per i lavori delle industrie che rappresenta: «Sono accadute una miriade di cose sia a livello nazionale che territoriale. Il mondo del Lavoro è stato messo a dura prova e in poco tempo abbiamo visto sgretolarsi certezze e conquiste fatte dalle nostre nonne, dai nostri nonni, dalle nostre madri, dai nostri padri». Lanciata però anche una speranza: Terni è in ripresa, se dal 2008 al 2016 ha perso 2.550 posti di lavoro, negli ultimi tre ha recuperato 229 posti di lavoro.
Marianna Formica confermata alla guida Rieletta a capo della Filctem con 36 voti a favore e un’astensione. Al congresso hanno partecipato la segretaria nazionale Fillea Cgil Sonia Tosoni, il segretario generale della Cgil dell’Umbria Vincenzo Sgalla, quello della Camera del Lavoro di Terni Attilio Romanelli, e Valentina Porfidi della segreteria provinciale di Terni. Presenti anche numerosi ospiti, tra i quali il sindaco di Narni Francesco De Rebotti, i rappresentanti delle altre sigle sindacali e del mondo imprenditoriale. Orvietana, classe 1980, è alla guida della categoria che organizza i lavoratori della chimica, del tessile, dell’energia e dell’igiene ambientale dal 2015: «Negli ultimi anni siamo riusciti, anche attraverso vertenze molto dure, gestendole unitariamente, ad aprire una fase nuova, ridando prospettive di sviluppo e occupazione legate in particolare al green e all’innovazione. Ora, bisogna portare a termine questo percorso creando sinergie e verticalizzazioni intorno alle importanti realtà industriali presenti, a partire da Alcantara, Novamont e molte altre. Gli strumenti messi a disposizione per l’area di crisi complessa Terni-Narni rappresentano un’occasione da non perdere».
Le riforme «Il Jobs Act ha creato, sotto molteplici aspetti, delle disuguaglianze sociali incolmabili, uno spartiacque pericoloso tra lavoratori. Nelle stesse aziende ci siamo ritrovati contratti a tempo indeterminato, determinato, in somministrazione, voucher, espressione di un mondo del lavoro sempre più incerto e costellato di precarietà, sfiorando l’illegalità. In questo panorama la Cgil con la Carta dei diritti ha tentato di ridare voce e rappresentare tutti quei lavoratori che troppo spesso si sentono soli; il lavoro è dignità ed è questo che chiedono tutte le persone che devono entrare nel mondo del lavoro o che il lavoro lo hanno perso: dignità».
La provincia di Terni Il congresso è stato ovviamente l’occasione per fare il punto sulla situazione umbra e in particolar modo su quella ternana: «L’Umbria e la provincia di Terni rispecchiano a pieno l’andamento nazionale, anzi i dati, ove possibile, sono ancora più preoccupanti. I recenti rapporti dell’AUR e dell’IRES – ha detto Formica – hanno rilevato che si è allargata in questi anni, in negativo, la differenza tra Umbria, Toscana e Marche, Lazio. Il prodotto pro/capite è nettamente inferiore (23.700 euro) rispetto alla media italiana (27.000 euro) e soprattutto rispetto alle regioni del centro (29.300 euro) che superano la media nazionale. La deindustrializzazione ha colpito e sta colpendo la nostra regione sia in termini di Unità lavorative per anno, sia in termini di valore aggiunto».
Deindustrializzazione I dati Istat e Inps sul lavoro parlano di 15.000 posti di lavoro persi in un anno e di un lavoro che si caratterizza per una grande precarietà e fragilità. In uno studio del Fondo Monetario Internazionale si sostiene che la precarietà, la forte presenza del part – time involontario (dico io, subito, in gran parte lavoratrici) e dei contratti a termine, siano elementi che impediscono la crescita salariale. «Nella regione Umbria – ha spiegato Formica -vediamo sommarsi tutti gli elementi negativi: persistente scarsità di lavoro, precarietà e basse remunerazioni. L’Umbria risulta avere il dato peggiore in termini di sistema locale del lavoro, infatti l’85,7% sono definiti perdenti. Il panorama oserei dunque definirlo catastrofico – chiosa la segretaria Filctem Cgil – ma il dato relativo a Terni ci fa sperare in quanto viene classificato in ripresa poiché, nonostante abbia subito una diminuzione consistente di 2.550 occupati dal 2008 al 2016, possegga il secondo più basso tasso di occupazione (42,5%) e il quarto maggiore tasso di disoccupazione (10,1%) dell’Umbria, ha recuperato 229 unità negli ultimi 3 anni».
Terni in numeri In base al rapporto predisposto dall’Osservatorio provinciale sull’economia, nel terzo e quarto trimestre 2017, nell’industria, la contrazione delle imprese rispetto ai due trimestri dell’anno precedente è pari al 4,9% e al 5,7% nella manifattura, all’1,3% e 2,6% per fornitura energia elettrica e gas, al 4,4% e invariato per fornitura acqua, reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti. In base ai dati Istat, nella provincia, ci sono comparti in cui gli scambi commerciali con l’estero sono risultati in espansione, tra le merci in ingresso si registra una crescita nel settore delle sostanze e prodotti chimici (+33,3% e +23,8%) e in quello degli articoli in gomma e materie plastiche (+3,4% e +10,7%). Dal lato delle esportazioni aumentano le vendite nel comparto del made in Italy tessile e abbigliamento (+10,7% e +8,2%). «In questo quadro – ha concluso Formica – il riconoscimento di Area di Crisi Complessa per i territori di Terni e Narni rappresenta sicuramente un’opportunità, come sempre sostenuto dalla Cgil di Terni, per molte aziende che hanno le loro attività che insistono nei comuni interessati».
