Da Zes a Zls potrebbe essere il passaggio atteso. E che, da un certo punto di vista, interessa anche l’Umbria. La partita attuale è quella di avere quante più opportunità possibili, per quante più imprese umbre possibili. Vede impegnate la Regione e varie rappresentanze, prevalentemente organizzazioni di categoria che esercitano la pressione che compete loro al fine di ottenere il miglior risultato. Ottenuta la Zes e puntare alla Zls, significherebbe ottenere una serie di agevolazioni ed esemplificazioni che oggi sono riservate prevalentemente ad aree portuali. L’Umbria, ovviamente, non avendone, non può che sperare che il perimetro delle zone logistiche semplificate si allarghi. Fuori dai porti, appunto. E la direzione attuale del Governo lascerebbe pensare a qualche possibilità.
Il tema nasce dal confronto sulla competitività delle imprese e dalla richiesta di ridurre i tempi amministrativi per nuovi investimenti, ampliamenti produttivi e interventi infrastrutturali. L’ipotesi allo studio non riguarda, almeno nella sua impostazione attuale, la creazione di nuovi incentivi economici automatici, ma soprattutto la possibilità di estendere procedure autorizzative più rapide anche a territori produttivi che oggi non rientrano nei meccanismi più favorevoli.
L’Umbria è entrata nella Zes Unica insieme alle Marche, superando il precedente limite che riservava lo strumento alle regioni meridionali. Una scelta che ha aperto alla regione l’accesso a un quadro nazionale pensato per favorire investimenti e rafforzare l’attrattività dei territori.
La nuova discussione riguarda però un passaggio ulteriore: la possibile revisione allo studio del governo punta a valutare se questo modello possa essere esteso anche a zone produttive prive di sbocco sul mare ma caratterizzate da una forte presenza industriale. Per l’Umbria il tema è particolarmente rilevante perché la regione dispone di importanti aree manifatturiere e distretti industriali dove la velocità delle procedure può diventare un elemento decisivo per attrarre investimenti.
La possibile estensione delle semplificazioni avrebbe un impatto soprattutto sul rapporto tra aziende e pubbliche amministrazioni. Il punto centrale sarebbe la riduzione dei tempi autorizzativi attraverso procedure più coordinate, con meno passaggi frammentati tra diversi enti
La possibile evoluzione delle Zls interessa direttamente alcune delle principali aree industriali umbre. Si pensi al polo siderurgico ternano, ai sistemi produttivi dell’area perugina, fino ai distretti dell’Alta Umbria, il tema è quello di rendere più semplice la crescita delle aziende già presenti e aumentare l’attrattività verso nuovi insediamenti.
Resta inoltre aperto un altro fronte, già sollevato dalle associazioni imprenditoriali umbre: quello delle imprese collocate in territori che non beneficiano pienamente degli strumenti della Zes. Il rischio evidenziato è che all’interno della stessa regione possano crearsi differenze tra aziende vicine geograficamente ma con possibilità diverse di accesso alle agevolazioni o alle procedure semplificate. Una questione particolarmente delicata in Umbria, dove molte filiere produttive attraversano più comuni e aree territoriali. La richiesta avanzata dal mondo economico è quindi quella di evitare una frammentazione interna e garantire condizioni il più possibile omogenee per le imprese umbre.
La strada verso un’estensione delle semplificazioni non è però già definita. L’attuale sistema delle Zls ha caratteristiche diverse dalla Zes e una modifica richiederebbe un coordinamento normativo, anche rispetto alle regole europee. Per l’Umbria la partita sarà quindi capire se l’ingresso nella Zes Unica resterà soprattutto un riconoscimento formale oppure se potrà tradursi in un vantaggio concreto per chi vuole investire. E in quanto tempo.
