Patron Cucinelli sabato mattina durante il convegno (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Dal borgo di Solomeo, ormai una delle capitali mondiali del cashmere, Brunello Cucinelli prepara lo sbarco in Borsa. Ad annunciarlo è stato il patron della prestigiosa azienda tessile durante il convegno sulle prospettive del made in Umbria, organizzato dal Comitato Leonardo di Luisa Todini, che ha riunito sabato mattina  nello stabilimento Spagnoli di Perugia il gotha dell’imprenditoria umbra. L’operazione, come spiega patron Cucinelli, si concluderà in autunno: «Questa scelta – dice il re del cashmere – ci darà una visione internazionale più forte, un’azienda più robusta, faciliterà l’arrivo di manager di esperienza e ci aiuterà a diversificare il patrimonio». Ad accompagnare Cucinelli nell’operazione ci saranno probabilmente Mediobanca e Merril Lynch.

Oltre Brunello L’obiettivo a lungo termine è quello di far guardare l’azienda oltre lo stesso patron. Una filosofia manageriale radicalmente differente da quella di Nicoletta Spagnoli, ad di Luisa Spagnoli, esponente della quarta generazione della famiglia che si è confrontata in un breve dibattito moderato da Cesare Peruzzi del Sole 24 Ore proprio con il «filosofo» di Solomeo. Spagnoli guarda alla quinta generazione per far continuare la tradizione di famiglia e non ha tra i suoi obiettivi la quotazione in Borsa: «Io spero – dice l’ad della maison di moda – in  una quinta generazione di Spagnoli che possa continuare la tradizione di famiglia. Entrare nel settore maschile? Difficile fino a quando ci sarò io».

VIDEO: CUCINELLI ANNUNCIA LO SBARCO IN BORSA

Un’impresa non si eredita Una visione agli antipodi rispetto a quella di Cucinelli: «Un’impresa – spiega – non si eredita: troppo spesso pensiamo questo e così la portiamo inevitabilmente all’invecchiamento. Il mondo cambia velocemente. Se dopo la quotazione sarò azionista con un 60-70% questo significa che non lascerò tutto in mano alle mie figlie. Il 90% delle imprese muoiono con colui che le ha fondate. Io invece vorrei farla vivere 20, 30 o 40 anni più di me». Un obiettivo per raggiungere il quale la quotazione diventa strategica: «L’estrema trasparenza che ciò comporterà – dice sempre patron Cucinelli – non mi spaventa». Due imprenditori, Spagnoli e Cucinelli, che incarnano due visioni opposte del fare impresa: da una parte il classico capitalismo familiare italiano, assai poco incline a quell’apertura verso manager di professione che invece Cucinelli auspica: «Io – dice – nella mia azienda mi voglio confrontare e voglio un dibattito costruttivo».

Delocalizzazione Anche per quanto riguarda le strategie produttive le differenze durante il confronto sono emerse: «Noi – spiega Nicoletta Spagnoli – abbiamo delocalizzato una parte del ciclo produttivo, lasciando la testa in Italia: l’importante non è dove si produce ma le qualità materiali. Solo delocalizzando riusciamo a mantenere un buon rapporto qualità-prezzo». Alla delocalizzazione è invece poco interessato Cucinelli, che la produzione vuole continuare a tenerla in Umbria: «Io – dice – voglio produrre in Italia, ma quali saranno le mani sapienti che continueranno a confezionare i nostri capi?». Quello che serve, secondo l’imprenditore-filosofo che come al solito nei suoi discorsi si diverte a citare filosofi e personaggi storici, è «fare come Lorenzo il Magnifico, cioè restituire dignità, anche economica, al mondo del lavoro».

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.