di Ivano Porfiri
«Era una persona perbene e ha amato la bellezza, questo vorrei scritto sulla mia tomba». Un borgo restaurato, una fabbrica rigenerata per durare 40 anni e un monumento tributo alla dignità dell’uomo costruito per durarne duemila. Da mesi Brunello Cucinelli prepara un grande evento per il 4 settembre dedicato alla Bellezza. Per assistervi sono arrivati oltre 500 giornalisti da tutto il mondo, la metà stranieri, circa 30 autorità, fatte spostare con 128 navette noleggiate tra il centro del borgo di Solomeo, l’opificio e il parco restituito alla terra abbattendo una periferia fatta di capannoni industriali. Tra loro ci sono lo stilista Matteo Marzotto, l’editore Carlo Feltrinelli, il presidente della Cei Gualtiero Bassetti, i giornalisti Michele Serra e Natalia Aspesi, il custode del Sacro convento di Assisi padre Mauro Gambetti. Oltre a tutte le autorità locali, a partire dalla presidente della Regione, dai sindaci di Perugia, Corciano e Magione, dal prefetto e dal questore. Ma cos’è questo progetto? Niente, se non la sintesi della visione di vita di Cucinelli, che incrocia il profitto con l’amore per la sua terra, la bellezza, la dignità dell’uomo. Marketing, qualcuno gli chiede? «Questa è Atene», risponde con un sorriso citando Pericle.
Qualcosa di immortale La visita parte dalla fabbrica. «L’abbiamo ricavata rigenerando un complesso industriale degli anni ’70 e oggi dà lavoro, ma l’edificio tra quarant’anni non ci sarà più. Per questo abbiamo voluto creare qualcosa di eterno, che parli dell’uomo e della bellezza». Ecco quindi il parco, ad iniziare col monumento “Tributo alla dignità dell’uomo”, cinque archi di marmo bianco dedicati ai continenti («l’Africa al centro per ricordare la prima origine dell’umanità», spiega Brunello agli ospiti) in mezzo alla campagna umbra, ricavata abbattendo una periferia fatta di capannoni dismessi. «Tra duemila anni questo sarà ancora qui – dice orgoglioso – ma fa parte di un percorso che parte dal borgo, passa per il teatro, la chiesa, la cantina».
VIDEO: TRIBUTO A DIGNITA’ DELL’UOMO
Il saluto di Bassetti L’evento ha vissuto il suo culmine nel borgo di Solomeo, con il sole che ha dissipato le nuvole e qualche goccia di pioggia caduta. «Abbiamo parlato con l’Onnipotente reggitore dell’universo – ha scherzato Cucinelli – che ha fatto smettere di piovere, vorrà dire che restaurerò un convento in più». Accanto a lui l’architetto Massimo De Vico Fallani, «il mio Aristotele. Con lui ci consultiamo alle 6.30 del mattino su filosofia, teologia». Il primo a parlare è stato l'”Amico Gualtiero”, cardinale Bassetti, una persona speciale che parla all’umanità. «Oggi celebriamo la bellezza, una piccola porzione della bellezza italiana, Solomeo, dove la mano di Dio e dell’uomo creano una simbiosi perfetta. Le città sono un luogo dell’anima, diceva La Pira. Uomo e natura sono chiamati a fare una civilizzazione dell’economia che, non solo non deve uccidere, ma contribuire alla dignità della persona umana. L’amico Brunello ha messo l’azienda al centro della vita comune, ne ha fatto un bene sociale per l’intera collettività. A Solomeo si è fatta sintesi della bellezza con lo sviluppo. Un tipo di umanesimo a cui guardiano con amore e speranza».
VIAGGIO NELLA FABBRICA
Progetto di una vita Per spiegare il suo progetto, il ‘re del cachemire’ non poteva che ricalcare la storia della sua vita. «Ieri ho compiuto 65 anni, da 48 anni sto insieme a mia moglie Federica, avevamo lei 16 anni, io 17. Ho sempre pensato che il lavoro è la dignità dell’uomo – esordisce -. Tutto deriva dalla mia origine in campagna. I solchi dell’aratro perché devono essere dritti? Perché sono più belli. Si aspettava che il creatore ci desse “il giusto”. Poi ci siamo trasferiti in città con la televisione, il bagno, mio padre andava a lavorare in fabbrica a 45 anni. Spesso era umiliato e offeso. Ho iniziato a pensare che quello che avrei fatto nella vita l’avrei fatto per la dignità umana. Non ho studiato, a geometri c’era il 6 politico, a Ingegneria ho fatto solo 3 esami. Nel bar ho fatto l’università dell’anima. Lì si discuteva».
Un borgo in custodia Un giorno l’idea che gli cambia la vita. «Caro papà – gli ho detto – mi metto a fare pullover di cachemire. Mi ha detto: fa tu, che Dio ti aiuti. Lavorare in un borgo mi ha sempre affascinato. E poi dare in garanzia alle banche questi luoghi sarebbe stato diverso che dare un opificio industriale. Ci sentiamo custodi, non proprietari. Io volevo far profitto ma con etica e morale, distribuito in parte a chi lavora, in parte a me e in parte al Creato». Ma soprattutto al centro della visione cucinelliana c’è la dignità del lavoro manuale. «Abbiamo fatto due grandi errori verso le nuove generazioni: abbiamo inculcato ai nostri figli l’idea di aver paura; e il secondo peggiore: avergli detto che se non studiavano il lavoro manuale sarebbe stata la punizione».
Periferie da recuperare Il recupero del borgo di Solomeo, progettato proprio da Fallani. Poi l’ultimo passaggio, il recupero della periferia, iniziato nel 2014. «Qui c’erano 6 capannoni industriali degli anni 70 – dice indicando la campagna alle sue spalle -, li abbiamo abbattuti per ridare alla terra la sua dignità. Li ho comprati per buttarli giù, mio padre non ha capito. Ma questo era il compimento del grande progetto di fondo». Quanto è costato? «Non è importante, ma era il mio progetto di vita e un piccolo dono all’umanità. Di soldi ne ho spesi tanti ma mi sono tanto divertito».
Oggi e domani La politica? «In 65 anni ho visto 60 governi. Dovrei essere preoccupato di questo governo? Non so quanto durerà. Trump? Mia moglie era preoccupata, io no: siamo tornati a discutere. Sono fiduciossimo per il futuro, ma in politica abbiamo bisogno di persone illuminate». Quale scoperta dopo 40 anni di attività? «Sono arrivato alla conclusione che l’anima è immortale. Noi abbiamo bisogno di ritornare ad investire nei valori dell’essere umano, a credere nella dignità dell’uomo». E il futuro? «Da anni pensiamo a un progetto che possa durare i prossimi due o tre secoli, ma lo sveleremo tra qualche tempo».
