di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Per il mondo manifatturiero umbro l’ultimo trimestre del 2012 è stato «il punto più critico» degli ultimi quattro anni, con previsioni per il primo trimestre tutt’altro che rosee: solo due aziende su dieci prevedono infatti un segno più vicino a fatturato, ordini e produzione. A metterlo nero su bianco è Unioncamere Umbria che venerdì a Perugia ha presentato l’ultimo numero dell’Osservatorio economico, un’indagine congiunturale relativa al quarto trimestre 2012 su manifattura e commercio che ha preso come campione 400 imprese del primo settore e 180 del secondo. Rispetto allo stesso periodo del 2011 la produzione è calata del 6,9% (scarto massimo del 2012), più della media italiana e delle altre regioni del Centro; il fatturato complessivo (tiene solo quello estero, +0,2%) è sceso dell’8,2% (in Italia del 5,7%); da ultimo anche per gli ordini (a parte quelli esteri, +1,3%) si registra un «sensibile peggioramento»: -7,6%.

Previsioni fosche In questo quadro, come detto, anche le previsioni per il primo trimestre dell’anno sono fosche: solo due imprese su dieci infatti (con percentuali tra il 18 e il 22%) si aspettano un aumento di fatturato, produzione e ordini mentre tre su dieci prevedono una diminuzione. Per tutte le altre, circa la metà, le aspettative sono stabili. Secondo le previsioni di Unioncamere invece che abbracciano l’intero 2013 il Pil scenderà dello 0,9%, (in linea con la media nazionale), in consumi dello 0,6% (in Italia -0,9%), gli investimenti del 4%, più che nel resto del Paese. Solo le esportazioni tengono (+0,3%) ma, come noto, in Umbria si parte da livelli molto bassi: la propensione all’export è infatti del 18,5% contro il 26,6% nazionale mentre il tasso di apertura (cioè la somma di esportazioni e di importazioni diviso il Pil) è del 32,7% contro il 55% della media Italia.

IL DOCUMENTO: L’OSSERVATORIO COMPLETO IN PDF

Segnali positivi Alcuni segnali positivi però ci sono: si può partire da quelli già citati relativi all’export (compresi ordini e fatturato) per arrivare agli investimenti (il 38% delle imprese manifatturiere e un terzo di quelle commerciali ne ha fatti nel 2012) e all’incremento delle società di capitali, passate dal 12,5% del 2007 al 15,2% del 2012. «Sono tre fattori positivi – ha osservato il presidente di Unioncamere Umbria, Giorgio Mencaroni – almeno per dare uno spiraglio alle nostre aziende, che devono però avere sempre di più la capacità di aggiornarsi e di rivedere e stravolgere, se necessario, la propria attività e non aspettare la ripresa del proprio settore che magari non arriverà in tempi rapidi».

I settori L’analisi di Unioncamere riguarda anche i diversi settori e racconta di uno scenario dove l’industria alimentare fa registrare la performance produttiva peggiore di tutti e otto i comparti (-9,4%), che si riverbera anche sul fatturato. In sofferenza, anche se in misura minore, anche il tessile-abbigliamento perlopiù a causa della debolezza del mercato interno; buoni risultati per chimica, materie plastiche e industrie meccaniche sui mercati esteri con fatturato e ordini in crescita dell’8-9%. Nessuna notizia positiva invece per legno, mobili, industrie elettriche ed elettroniche e metalli, che si conferma uno dei settori più colpiti. Un dato ormai assodato è poi quello relativo alle classi dimensionali, con le imprese più grandi (oltre i 50 addetti) maggiormente in grado di reagire alla crisi. Queste infatti mostrano contrazioni minori di fatturato e produzione. Molto negativi invece i numeri delle realtà più piccole, soprattutto di quelle tra 1 e nove dipendenti.

Il commercio Volgendo invece lo sguardo alle 180 imprese del commercio intervistate, il numero dal quale partire è quello del calo delle vendite nell’ultimo trimestre dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2011: -9%. La situazione è particolarmente difficile per il commercio al dettaglio (-8,3%) e in special modo per quello alimentare (-12,1%), mentre a tenere (+1,1%) è solo la grande distribuzione. Numeri che proiettano ombre anche sul futuro: solo l’8,8% del campione intervistato infatti prevede aumenti delle vendite ma anche qui la differenza tra grandi e piccoli è enorme. Oltre il 50% di questi ultimi infatti prevede volumi in ulteriore calo, una quota che scende al 12% per la grande distribuzione che quantomeno, in 8 casi su 10, non prevede contrazioni. Infine, in totale, solo due su cento prevedono di abbandonare il mercato, quota però che sale al 6,3% per il commercio al dettaglio di prodotti alimentari.

Iscrizioni e cessazioni Oltre mille poi, per la precisione 1.073 (-6,6% rispetto al 2011), le imprese iscritte negli ultimi tre mesi del 2012 (il 30% sono società di capitali e il 60% individuali), mentre le cessazioni sono state 1.193, in calo sul 2011, ma in quadro dove il saldo relativo alle società di capitali è ampiamente positivo (120 in più). Nel complesso poi un quarto delle società umbre sono guidate da donne, il 10,5% da giovani e l’8% da stranieri, il cui numero però è crollato del 31% rispetto ad un anno fa. Da ultimo, nel quarto trimestre 2012 sono state 42 le procedure fallimentari e 12 i concordati.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.