Al centro Vincenzo Sgalla

di Daniele Bovi

Dopo un 2013 «tra i più difficili della storia della provincia», servirà un 2014 «di ripresa perché il territorio provinciale, così come l’Umbria e il resto d’Italia, non possono più aspettare». Così il segretario della Cgil di Perugia, Vincenzo Sgalla, nel corso della conferenza stampa di fine anno che ha tenuto venerdì mattina insieme ad altri membri della segreteria. Che non si possa più aspettare secondo la Cgil emerge dalla lettura della situazione regionale: «Dall’emergenza economica – ha detto – siamo ormai passati a quella sociale. Gli ammortizzatori sociali non riescono più a far fronte ad una crisi tanto lunga e così, finita la cassa integrazione ordinaria, quella straordinaria e in deroga, ora si sta intaccando l’ultimo ammortizzatore sociale, quello familiare».

VIDEO – INTERVISTA A SGALLA

I numeri I dati sulla cassa integrazione forniti dal sindacato e aggiornati al 30 novembre, parlano di un calo delle ore autorizzate, che complessivamente ammontano a poco più di 16 milioni in undici mesi: 5,9 milioni per quanto riguarda quella ordinaria (nel 2012 erano 6,5 milioni) e 10,3 milioni per la straordinaria (un anno prima erano 19,5 milioni). Rispettivamente, un -9,4% e un -47% che non stanno però a significare un miglioramento del quadro, bensì solo il fatto che in moltissimi casi quei lavoratori che per un determinato periodo di tempo hanno potuto usufruire della Cig, ora non hanno più un reddito. La cassa integrazione straordinaria coinvolge 85 aziende in Umbria, per lo più dovuta a crisi aziendali (61 casi), contratti di solidarietà (9) e ristrutturazioni (7). Guardando al totale delle ore, i settori più colpiti sono quello della meccanica (5 milioni) e dell’edilizia (oltre 2,5 milioni).

La crisi E proprio l’edilizia è uno dei settori citati da Sgalla come emblema della crisi, che colpisce poi tanta parte della manifattura coinvolgendo anche l’alimentare o il tessile. Ex Merloni, Trafomec, Novelli, Piselli sono solo alcune delle situazioni più delicate della provincia. Punti fermi dell’anno che si sta per aprire dovranno essere il «lavoro, l’industria, il manifatturiero e soprattutto dalla coesione sociale e una visione strategica comune». Allo scopo Sgalla e la Cgil chiedono «un colpo di reni ad associazioni degli imprenditori e alle istituzioni. Noi siamo a disposizione per confrontarci. Nonostante la ‘Vertenza Umbria’ portata avanti con gli altri sindacati e tutti gli sforzi fatti in tal senso però, l’interlocuzione è rimasta solo sul piano formale. Anche da Confindustria ci aspettiamo un cambio di passo».

Riorganizzazione Il 2013 per il sindacato di Susanna Camusso è stato anche un anno di riorganizzazione interna: «Abbiamo ridotto – ha detto Sgalla – l’apparato dell’organizzazione, rinnovato due terzi dei vertici, ridotto la spesa interna per aumentare quella esterna, ovvero quella per dare più servizi ai lavoratori». Un esempio è il progetto, avviato a inizio autunno e che si concluderà in primavera, che prevede l’assistenza psicologica nei confronti dei lavoratori che bussano al sindacato e anche dei dipendenti Cgil: «Spesso – spiega Patrizia Proietti, membro della segreteria – le persone arrivano disperate e questa disperazione può trasformarsi in aggressività». Infine un consistente segno più che però, come denunciato, non si traduce in un altrettanto consistente ingresso di risorse, c’è accanto alla voce che riguarda l’attività del patronato. All’Inca Cgil infatti nel 2013 sono arrivate circa 118 mila persone contro le 109 mila di un anno fa.

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