di Chiara Fabrizi
Non incassano le fatture dal mese di giugno. E hanno le banche alle calcagna per i massicci investimenti effettuati nei propri allevamenti. Non sono solo i 720 dipendenti del gruppo Novelli a seguire con apprensione gli sviluppi della complicata situazione finanziari dell’azienda alimentare. Già, perché appesi allo stesso sottilissimo filo ci sono anche decine di aziende del centro Italia legate all’Ovito dei Novelli da contratti di «soccida» oppure di «ritiro».
Realtà agricole, perlopiù a gestione familiare, al massimo con un paio di addetti, che allevano nei propri poderi, 9 mila, 20 mila, perfino 35 mila galline tutte, questo il nocciolo della soccida, di proprietà del Gruppo che fornisce anche il mangime. Aziende che, per intendersi, rappresentano l’indotto del gigante alimentare dell’Umbria. Oltre a loro ci sono gli allevatori autonomi che producono uova con galline e mangime proprio e che con l’Ovito hanno un contratto di «ritiro», come lo chiamano gli addetti ai lavori, di fatto una compravendita.
La testimonianza «In soccida con Novelli ho 20mila galline – spiega a Umbria24.it un allevatore del viterbese – l’anno scorso ho chiesto più di 200mila euro alla banca per costruire un secondo capannone da lasciare a mio figlio che lavora con me e mia moglie in azienda, da quattro mesi devo riscuotere quasi 30mila euro, ho inviato al Gruppo una lettera con cui ho comunicato l’inadempienza contrattuale, ma non so cosa fare, altre entrate non ne abbiamo e nella mia stessa situazione ci sono molti altri allevatori».
Gli investimenti Negli ultimi due anni alcune decine di soccidanti, hanno contratto mutui con gli istituti di credito, investendo nei propri allevamenti, molti dei quali a terra e non in gabbia, ingenti cifre. Chi 200mila, chi 300mila, qualcuno anche mezzo milione «perché – è il ritornello – l’Ovito era solida e l’uovo conquista mercato». Poi la primavera scorsa la situazione finanziaria dell’azienda Novelli è precipitata, da giugno non hanno incassato più un centesimo, hanno rischiato di vedere morire tutte le galline di cui si dicono «custodi» a causa dello stop alle forniture del mangime e oggi si ritrovano con rate di mutui di alcune migliaia di euro a cui non riescono a far fronte.
Gli altri colossi delle uova «Nelle ultime ore abbiamo parlato con uno dei quattro fratelli Novelli – racconta l’allevatore a Umbria24.it – ci hanno detto che almeno tre banche hanno dato la propria disponibilità, ma restiamo perplessi, il periodo è complicatissimo e non vorremmo rischiare di perdere ancora migliaia di euro». E mentre tra Roma, Terni e Perugia la proprietà, il nuovo presidente Alessandro Musaio, l’advisor della società Kpmg e gli istituti di credito trovano la quadra, altri colossi delle uova si fanno avanti, tentando di approfittare della difficile situazione per conquistare fette di mercato. «Ci sono aziende che stanno contatto le aziende della zona consapevoli della difficoltà di Novelli – spiega l’allevatore – l’uovo si vende bene, noi abbiamo galline a terra e la nuova normativa europea che impone gabbie più grandi non ci tocca, è naturale che guardino a noi con interesse».

