di Daniele Bovi
In Umbria nei primi tre mesi dell’anno 57 imprese sono entrate in procedura fallimentare e 14 in concordato: sono questi alcuni dei dati che emergono dai dati di Unioncamere pubblicati nelle scorse ore. Per quanto riguarda i fallimenti, il dato è in crescita del 46,2% (+22% la media nazionale) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre se il raffronto lo si fa tra il primo trimestre del 2013 e quello del 2012 i fallimenti erano diminuiti del 50%. Quanto ai concordati invece, l’aumento è del 42% contro il 32% a livello nazionale. Tutti numeri che vanno letti con attenzione e contestualizzati.
Fallimenti Fallimento o concordato sono infatti procedure lunghe, «risultato di un lungo periodo di sofferenza dell’impresa e che pertanto – spiega Unioncamere -, ‘fotografa’ condizioni antecedenti al momento della rilevazione». I segni più non riguardano solo l’Umbria: tra gennaio e marzo, infatti, le nuove procedure sono state circa 3.600, il 22% in più rispetto al 2013. L’aumento riguarda sia le società di capitali (+22,6%), che le società di persone (+23,5%) e, soprattutto, le imprese individuali (+25%). In lieve controtendenza appaiono, invece, le aperture di procedimenti fallimentari per consorzi o cooperative, che hanno mostrato un calo di circa il 2%.
Iscrizioni e cessazioni Pur non tornando in territorio positivo i dati relativi alla cosiddetta nati-mortalità delle imprese umbre, ovvero la differenza tra le iscrizioni e le cessazioni, fa registrare un miglioramento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il tasso di crescita passa infatti dal -0,78% al -0,39%, in linea con la media del Paese (-0,4%). In totale su uno stock pari a 94.900 imprese, le iscrizioni sono state 1.782, mentre le cessazioni 2.159. Soffrono di più però le imprese artigiane: 465 le aperture e 752 le chiusure, con un tasso di crescita pari a -1,26%. Da ultimo, i numeri delle due province: in quella di Perugia si concentra la maggior parte di iscrizioni e cessazioni (rispettivamente 1.315 e 1.610), che a Terni sono state 99 e 185. In totale in Umbria le cancellazioni sono state 155 in meno rispetto al 2013 mentre le aperture sono state 220 in più.
Segnale positivo «La riduzione delle chiusure – commenta il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello – è un segnale positivo, le imprese cominciano ad avvertire che il vento dell’economia sta cambiando e cercano di restare aggrappate al mercato per cogliere le opportunità di rilancio dei consumi. È evidente, però, che l’incertezza del quadro complessivo resta elevata e induce ancora tanti italiani a rimandare i loro progetti imprenditoriali. I provvedimenti economici in via di definizione devono sgombrare il campo da questa incertezza e restituire fiducia a chi vuole scommettere sull’impresa. Le riforme allo studio non solo devono essere fatte con urgenza, ma devono essere fatte bene e per durare. Agli imprenditori di oggi e di domani, più che gli incentivi, servono norme più stabili e più semplici. Solo così si torna ad avere fiducia e dunque a investire, a creare occupazione e a crescere».
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