Attilio Romanelli, Cgil Terni

«Quello che ha colpito il Ternano è un vero e proprio terremoto economico e finanziario». Così il segretario generale della Cgil di Terni Attilio Romanelli all’apertura del quinto congresso del sindacato, a capo del quale è stato riconfermato. La votazione a scrutinio segreto è avvenuta venerdì a San Gemini, Romanelli ha ottenuto 69 voti a favore, con un solo voto contrario e una scheda bianca. Eletti a larghissima maggioranza anche il nuovo direttivo, composto da 60 membri, l’assemblea generale, composta da 80 membri, e le delegazione per il congresso regionale della Cgil dell’Umbria che si terrà nei giorni 13 e 14 novembre a Perugia.

Romanelli «Nel primo semestre 2018 – ha detto il segretario – le assunzioni a tempo indeterminato sono state meno del 20% del totale, le imprese registrate in Camera di Commercio sono scese sotto le 19mila unità e il 74% delle assunzioni è avvenuto nel comparto dei servizi, dove part-time e flessibilità la fanno da padroni. Sono numeri che non hanno precedenti nella storia del nostro territorio».

Cgil Terni Dal pulpito della sala congressi di Vallantica, a San Gemini, Romanelli ha parlato di  uguaglianza, sviluppo, diritti di cittadinanza, solidarietà e democrazia ricordando il lavoro svolto recentemente dalla sua organizzazione: 240 assemblee nei luoghi di lavoro e nelle leghe pensionati, coinvolgendo 8762 iscritti. Romanelli è partito proprio dai valori identitari dell’organizzazione, come l’uguaglianza e la redistribuzione della ricchezza, nonché della necessità di politiche di investimento pubblico e di creazione di lavoro e non di mero assistenzialismo.

Terni Tracciato un quadro preoccupante della situazione locale: Romanelli ha parlato di un territorio «segnato da trasformazioni profonde in campo economico, sociale e politico. Trasformazioni – ha detto il segretario – che hanno reso tutti più incerti e più distanti, instillando un ‘virus della sfiducia’ che deve essere debellato attraverso la ricostruzione della partecipazione e della responsabilità». Il segretario ha sottolineato allora l’urgenza di riunire le diverse tipologie di lavoro che coesistono nei siti industriali complessi attraverso la contrattazione. Il protocollo sugli appalti e il protocollo Ast sulla sicurezza per Romanelli restano un must. Il numero uno della Camera del lavoro ha sottolineato l’importanza del riconoscimento di area di crisi complessa nei comuni del Ternano e dell’attivazione del progetto Aree Interne nell’Orvietano. Inoltre, ha ribadito la necessità di un ruolo più forte della fondazioni bancarie per il rilancio dell’economia e dell’occupazione.

Acciaieria Per quanto riguarda Ast ThyssenKrupp il segretario ha rimarcato la preoccupazione della Cgil per l’incertezza rispetto agli assetti proprietari e la necessità di «una gestione più intraprendente nei confronti del mercato». Preoccupa anche il settore agroalimentare, per le vertenze ex-Novelli e Sangemini. Passando al terziario, Romanelli ha rivolto un appello al movimento cooperativo: «Chiediamo l’apertura di un confronto che consenta la rimozione delle tante criticità che hanno fatto registrare un crescente allontanamento tra la missione originale e le condizioni di lavoro vissute». La relazione ha poi toccato i temi dei servizi e del welfare, rimarcando la centralità della prevenzione, in un equilibrio tra ospedale e territorio. Ma in materia di sanità preoccupa il pensionamento imminente di molti medici, in particolare nella Usl 2.

Lavoro Strettamente collegato al tema della salute c’è quello dell’ambiente: Romanelli ha ricordato come l’area ternana sia attraversata quotidianamente da circa 500 tir, fatto che alimenta le preoccupazioni su livelli di polveri sottili e malattie conseguenti. Il completamento della piastra logistica diventa quindi essenziale. In conclusione, Romanelli ha affrontato la questione degli assetti istituzionali, sulla quale è necessario ragionare «non in modo conservativo». Per il segretario della Camera del Lavoro, per esempio, ipotizzare «un’area trasversale che unisca i due mari e non consideri l’Appennino come un confine invalicabile, potrebbe favorire il superamento dell’isolamento dell’Umbria, così come sarebbe utile riflettere sull’eccessiva frantumazione municipale e su una ricostruzione più equilibrata delle due province, con attenzione agli aspetti economici e sociali».

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