di M.R.
Come recentemente sollecitato dal presidente De Carlo, la IX Commissione del Senato ha incardinato l’iter volto ad approfondire la normativa vigente sulle aree di crisi industriale complessa e a valutare le soluzioni più adeguate per le situazioni eventualmente in stallo, tenuto conto che nell’arco della passata legislatura lo status è stato riconosciuto a Savona; area della Val Vibrata – Valle del Tronto – Piceno e del Distretto fermano-maceratese, nonché aree coinvolte dalla crisi della Antonio Merloni spa; Gela; Terni-Narni. In questo contesto, la discussione sarà integrata con le novità sopraggiunte in termini di Zona economica speciale.
La stessa commissione, recentemente, ha trattato anche il decreto Transizione 5.0, del quale l’assessore umbro all’Ambiente Thomas De Luca chiede la modifica, nonché il ritiro dell’impugnativa contro la legge regionale sulle aree idonee a ospitare impianti di propduzione di energia da fonti rinnovabili, rivendicando la posizione di Palazzo Donini che si è costituito in giudizio nel procedimento contro la realizzazione del progetto eolico Phobos.
«Se oggi siamo costretti a costituirci in giudizio è perché la Regione Umbria nel 2025 ha concluso l’iter autorizzativo con un esito negativo, a differenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri che con la deliberazione del 27 giugno 2023 ha dato esito positivo. Decreto, a firma di Giorgia Meloni, che ha visto l’unanimità del Governo nonostante il parere contrario del Ministero della Cultura. Una scelta pienamente discrezionale del Governo a favore di questo impianto che non abbiamo condiviso e che non condividiamo – dichiara De Luca. Con la Delibera di giunta regionale n. 1367 del 30 dicembre 2025, ben prima di avere notizia della Sentenza del Consiglio di Stato, la Regione Umbria si è costituita in giudizio sul ricorso della società proponente avverso al diniego all’autorizzazione da parte della Regione».
«Il mio – prosegue – è un appello a tutti i parlamentari umbri della maggioranza di Governo, a partire dai Sen. Franco Zaffini e Antonio Guidi, in quanto il decreto Transizione 5.0 approderà prima al Senato, ma successivamente agli On. Raffaele Nevi, Catia Polidori, Emanuele Prisco e Virginio Caparvi ad accogliere le proposte emendative avanzate in sede di Conferenza Stato-Regioni. In particolare l’emendamento 20 che prevede il ripristino delle aree non idonee – prosegue l’assessore De Luca – senza queste modifiche quello che è successo a Castel Giorgio accadrà ovunque in Umbria. Le scelte miopi del Governo trasformeranno radicalmente il paesaggio orvietano ed umbro. Anche con un esito negativo dell’autorizzazione regionale, con una VIA nazionale favorevole l’esito viene sistematicamente ribaltato vanificando qualsiasi tutela territoriale».
«La nostra legge regionale è nata per governare il territorio, escludendo tutte le visuali identitarie dell’Umbria, Orvieto e la sua rupe in primis, dall’installazione di impianti industriali, come pale eoliche alte 250 metri. Il Governo Meloni ha impugnato la nostra legge perché secondo loro non dovremmo farlo. La liberalizzazione selvaggia – conclude l’assessore De Luca – favorisce esclusivamente interessi estranei a quelli nazionali e del territorio umbro, danneggiando per sempre l’identità paesaggistica dell’Umbria. Inutile riconoscere la cucina italiana come patrimonio Unesco, per poi cancellarne i luoghi dove i suoi alimenti d’eccellenza vengono prodotti».
