In Umbria 120 mila persone o non hanno un lavoro o rischiano di perderlo. A fare i conti è il segretario regionale della Cgil Mario Bravi che, venerdì mattina, insieme ai ricercatori dell’Ires Toscana Franco Bortolotti e Marco Batozzi ha presentato il secondo numero del «Focus economia Umbria» realizzato dall’istituto di ricerca della Cgil. Una regione dove non ci sono «segni di disgelo» e che «risente in maniera proporzionalmente più rilevante dell’andamento ormai strutturalmente negativo dell’economia nazionale». Un’Umbria dove in linea con quanto accade a livello nazionale, il lavoro rimane la prima emergenza: secondo i numeri forniti da Bravi ci sono 40 mila disoccupati, 17 mila cassintegrati, 23 mila Neet (ossia giovani che non studiano e non lavorano) e 40 mila contratti a termine. In totale, come accennato in apertura, 120 mila persone che il lavoro o non ce l’hanno o che rischiano di perderlo.
Disoccupazione record I disoccupati in particolare sono cresciuti in un anno del 53%, mentre gli occupati calano «solo» dell’1,4%. «Un effetto evidente della riforma Fornero – hanno spiegato Batazzi e Bortolotti – che trattiene al lavoro le persone anziane, bloccando di conseguenza l’ingresso dei giovani che vanno a ingrossare le fila di chi cerca un lavoro». E infatti la disoccupazione giovanile (15-24 anni) subisce una forte impennata, passando dal 22,8% del 2011 al 35,9% del 2012. Ma anche il tasso generale di disoccupazione a fine 2012 raggiunge l’11,4%, il livello più alto degli ultimi 18 anni. La crisi drammatica del lavoro si ripercuote poi a cascata sull’economia.
Pil ko «Impressionanti» vengono definiti dalla Cgil i dati sul Pil: tra il 2007 e il 2011 l’Umbria ha perso oltre un miliardo di euro di prodotto interno lordo, che in termini percentuali significa un calo di circa il 7%, un dato nettamente peggiore di quello medio nazionale e che risulta il più alto tra le regioni del Centro Italia. La Toscana ad esempio ha perso nello stesso periodo il 2,5%. «Con questi numeri – ha osservato Giovagnoli – non si può più parlare di miraggio della crescita, perché qui il miraggio è la crescita zero». Il passo successivo è scontato: meno ricchezza (anche le retribuzioni sono in calo nel 2011) vuol dire inevitabilmente meno consumi. Nel 2012 le vendite al dettaglio in Umbria si sono ridotte dell’8,2% e anche il settore alimentare, che finora aveva retto meglio (per ovvi motivi), fa registrare una forte flessione. Tengono solo le grandi catene, dove si può trovare l’occasione per risparmiare.
Export e credito In questo scenario l’unico dato che la Cgil inquadra come positivo è quello relativo all’export: il 2012 si è chiuso con un +7,6% (3,8 miliardi di euro il valore delle merci esportate), ma «ciò non deve trarre in inganno se consideriamo – è scritto nel Focus – che si tratta di valori nominali e che il saldo molto positivo della bilancia commerciale deriva direttamente dal crollo della domanda interna». Negativi anche i dati sul credito: nel 2012 si è infatti ridimensionato quello erogato al sistema economico regionale, parallelamente ad un aumento delle sofferenze e delle partite deteriorate la cui incidenza sui finanziamenti complessivi è risultata in netto aumento.
Bravi: situazione catastrofica «Noi crediamo che di fronte a questa situazione catastrofica, perché non la si può definire altrimenti – ha osservato Bravi in chiusura –, non si possa più aspettare. Per questo come Cgil abbiamo presentato lo scorso febbraio un Piano per il lavoro, che è la vera emergenza per l’Umbria e per l’Italia. Crediamo che il Governo debba passare dai titoli ai fatti, chiudendo con le politiche del rigore e dell’austerità che ci hanno portato a questa situazione e mettendo in campo consistenti investimenti pubblici per far ripartire l’occupazione e dare speranza al Paese».
