di Daniele Bovi

In Umbria il credito alle imprese è calato dell’1,4 per cento nei primi sette mesi del 2025, posizionando la regione al penultimo posto nella classifica nazionale. Il dato è stato elaborato dall’ufficio studi della Cgia di Mestre su base Banca d’Italia. Dati che mostrano come, mentre a livello nazionale le banche abbiano in parte riaperto i rubinetti del credito – anche se non a tutte le imprese – in Umbria la situazione resta pressoché bloccata, con differenze marcate tra Terni e Perugia.

Umbria penultima A livello regionale, la diminuzione equivale a una riduzione complessiva di 125 milioni di euro, con uno stock di prestiti passati da 8.654 milioni di euro al 31 dicembre 2024 a 8.529 milioni al 31 luglio 2025. L’Umbria si colloca così al 19esimo posto su 20, in una classifica che vede il Molise chiudere con il peggior dato a livello nazionale (−2,1 per cento).

Le province L’andamento regionale è fortemente influenzato da dinamiche territoriali divergenti. La provincia di Terni mostra una performance in controtendenza, con una crescita significativa del credito alle imprese pari a +7,7 per cento (+123,4 milioni di euro), che la colloca al quarto posto su 107 province italiane. Al contrario, Perugia registra una contrazione marcata: −3,5 per cento, pari a −248,5 milioni di euro, il che la pone al 99esimo posto in ambito provinciale.

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Quadro complesso Il dato umbro si inserisce in un quadro nazionale più complesso. A fronte di una contrazione del credito prolungata per 28 mesi consecutivi, si è osservata un’inversione di tendenza a partire dall’estate. Secondo la Cgia, tra giugno e settembre i prestiti bancari alle imprese sono tornati a crescere, con un incremento complessivo di 5,5 miliardi di euro a livello nazionale. Una ripresa che, però, non ha interessato in modo uniforme tutto il sistema produttivo.

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Le differenze «Nei primi sette mesi del 2025, infatti, alle attività con più di 20 addetti la variazione è stata positiva e pari all’1,5 per cento (+8,2 miliardi di euro), mentre alle aziende con meno di 20 addetti l’incremento è stato negativo e pari al 2,8 per cento (−2,7 miliardi)», evidenzia la Cgia. Queste ultime, pur rappresentando il 98 per cento delle imprese italiane, continuano a scontare difficoltà nell’accesso al credito, in parte a causa dei costi più alti di gestione e delle difficoltà operative che le banche incontrano nel finanziarle. Un altro elemento di criticità riguarda i processi di aggregazione bancaria che, secondo l’associazione, «hanno generato molte preoccupazioni riguardo alla possibilità che gli istituti di maggiori dimensioni e con minore radicamento territoriale possano mostrare un interesse ridotto verso le piccole imprese».

Strumento essenziale Quel che è certo è che il credito rimane comunque uno strumento essenziale per la crescita del tessuto economico, sottolinea ancora la Cgia che lega la recente ripresa della concessione di prestiti al miglioramento del contesto macroeconomico, tra cui la riduzione delle sofferenze bancarie e il calo dei tassi di interesse deciso dalla Banca centrale europea. Nonostante ciò, quasi metà delle province italiane ha registrato una riduzione del credito tra dicembre 2024 e luglio 2025.

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