di Daniele Bovi

Quasi quattromila imprese creative e culturali, un miliardo di euro di valore aggiunto, 21.300 mila posti di lavoro e 307 milioni di spesa turistica. In sintesi è questo il ‘peso’ della cultura e della creatività per quanto riguarda l’Umbria nel 2015. I dati arrivano da «Io sono cultura», rapporto annuale redatto da Unioncamere e Symbola che ogni anno scatta una fotografia del settore. Complessivamente per quanto riguarda l’Umbria questo sistema produttivo vale oltre il 5 per centro e impiega il sei per cento di tutti i lavoratori della regione. Un’ecosistema in grado di produrre vantaggio anche per altri settori come quello del turismo, dato che in Umbria l’industria culturale è stata in grado di generare quasi 308 milioni di spesa turistica, cioè il 38 per cento del totale di quest’ultima.

I numeri Guardando alle diverse tipologie di imprese quasi 1.600 si occupano di libri e stampa; subito dopo arrivano realtà che hanno al centro della loro attività l’architettura (658), comunicazione e brandimmo (579), videogiochi e software (454), design (239), film, video e radio (192) e via così fino a musica (69) e a quelle che si occupano del patrimonio storico-artistico (16). Un sistema che però nel suo complesso, tra 2011 e 2015, cioè nel pieno della grande crisi, non è stato in grado di replicare le performance di altre regioni. Se nel periodo considerato infatti la crisi si è fatta sentire incidendo in negativo su valore aggiunto e occupati del paese (rispettivamente -0,1 per cento e -1,5 per cento), nelle filiere culturali e creative la ricchezza è invece cresciuta dello 0,6 per cento e gli occupati dello 0,2 per cento. L’Umbria è invece l’unica regione dove nel periodo considerato la quota sul valore aggiunto è scesa dello 0,01 per cento, mentre la crescita dell’occupazione (+0,07 per cento) è tra le più basse.

In Italia Passando al quadro nazionale, il rapporto spiega che la cultura si conferma uno dei motori trainanti dell’economia italiana e partecipa alla ripresa. Il sistema produttivo culturale e creativo fatto da imprese, PA e non profit genera infatti 89,7 miliardi di euro (il 6,1 per cento della ricchezza nazionale) e ‘attiva’ altri settori dell’economia arrivando a muovere nell’insieme 249,8 miliardi, equivalenti al 17 per cento del valore aggiunto nazionale. Un dato comprensivo del valore prodotto dalle filiere del settore, ma anche da quella parte dell’economia che beneficia di cultura e creatività e che da queste viene stimolata, a cominciare dal turismo. Un sistema, quello della cultura e della creatività (fatto di musei, gallerie, festival, beni culturali, letteratura, cinema, performing arts, architettura, design e comunicazione), che ha sul resto dell’economia un effetto moltiplicatore pari a 1,8: per ogni euro prodotto cioè, se ne attivano 1,8 in altri settori.

Twitter @DanieleBovi

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