di Marco Torricelli
La definizione che accompagna la pratica non lascia spazio ad interpretazioni. Si parla di ‘acquisizione del controllo esclusivo’ e significa che un’azienda vuole comprare l’altra, che è disposta a vendere.
Coop-Superconti E in particolare significa, visto che la pratica contiene i nomi, che Coop Centro Italia e il gruppo Superconti sono pronti a mettere nero su bianco un accordo che porterebbe lo storico gruppo commerciale ternano sotto il controllo del gigante del mondo cooperativo.
L’Agcm L’operazione, attualmente al vaglio dell’Agenzia garante della concorrenza e del mercato (Agcm), «prevede l’acquisizione, da parte di Coop Centro Italia, delle attività commerciali ad insegna ‘Superconti’ e ‘Conti’ attraverso l’acquisizione delle partecipazioni societarie costituenti l’intero capitale delle imprese formanti l’omonimo gruppo: Supermercati Superconti Terni Srl, Grandi Magazzini Superconti SpA e Superconti Service Srl». L’Agcm deciderà dopo l’11 novembre, data entro la quale possono essere inviate osservazioni, magari da parte di altri soggetti interessati.
Le motivazioni Al gruppo Superconti erano arrivate delle avances anche da parte dei francesi di Auchan, mentre negli ultimi mesi erano filtrate indiscrezioni relative alle diverse valutazioni sulla gestione del gruppo esistenti tra il patron, Romeo Conti ed i figli. Proprio queste ultime potrebbero, alla fine, essere le motivazioni più serie tra quelle che avrebbero portato alla decisione di cedere tutto.
Il mercato coperto Il passaggio del gruppo Superconti sotto il controllo di Coop Centro Italia potrebbe avere, come effetto collaterale, anche la riapertura della pratica relativa all’ex mercato coperto di Terni: Grandi Magazzini Superconti, con un’offerta di poco superiore agli 8 milioni di euro si era assicurato il diritto ad acquistarlo dal Comune, ma poi nacquero dei problemi che portarono le parti davanti al Tar, che impose il completamento dell’operazione. Ma il gruppo decise di rivolgersi al consiglio di Stato, che deve pronunciarsi.
Le ipotesi L’operazione sarà senza dubbio ‘importante’, sia perché ridisegnerà la mappa della Grande Distribuzione Organizzata in Umbria e non solo, ma anche sotto il profilo dell’impegno economico per Coop Centro Italia. Le storiche insegne di Superconti, peraltro, potrebbero anche non scomparire del tutto: non è escluso infatti, che una volta portata a termine l’operazione, il piano di riassestamento che inevitabilmente dovrà essere avviato, porti a mantenere – quanto meno in un certo numero dei punti vendita esistenti – il marchio.
La Coop Centro Italia Oltre 525 mila soci, 2.700 dipendenti, 71 negozi – supermercati e ipermercati – in sei provincie di Umbria, Toscana, Lazio ed Abruzzo. È la situazione di Coop Centro Italia, nata il 20 giugno 1997 dalla fusione tra Unicoop Senese e Coop Umbria, anche se risale al 1891 la nascita della prima cooperativa di consumo nell’area geografica nella quale opera oggi.
Il gruppo Superconti Trentasei punti vendita – centri commerciali, grandi magazzini e supermercati – in sei province di Umbria, Lazio e Marche – con oltre 800 dipendenti, ma anche negozi di abbigliamento. È la situazione del gruppo di proprietà delle famiglie Conti-Antognoli di Terni, nato nel 1903 per l’iniziativa di Romeo Conti, nonno dell’attuale patron dell’azienda e che ne porta il nome.
I fatturati Nel 2013 la Coop Centro Italia è stata la quarta impresa con sede locale nella classifica dei fatturati, con quasi 612 milioni di euro, mentre il gruppo Superconti nel suo complesso ha superato i 220 milioni. Quello che sta per nascere, insomma, si profila come un autentico colosso.

fatela finita con questo consumismo del nulla,rivalutiamo i veri negozianti…i piccoli con la vera qualità,e la possibilità di un contatto umano.
con questa crisi,cosa spenderà mai una famiglia media?
a cosa servono ancora questi mega,iper e super?
state schiavizzando i poveri dipendenti,rincoglionendo i clienti creduloni,e portare alla chiusura i piccoli negozi, ancora rimasti in vita.
per cosa?
il vero risparmio è non metterci MAI piede,in questi casinò del consumo e dell’inutile!
BASTA
Si chiama, in termini specialistici, “economia di scala”: grandi volumi permettono prezzi più bassi dello stesso prodotto. Se i commercianti al dettaglio si dedicassero con maggior competenza, gusto più raffinato e con autentica passione ai prodotti specialistici e di nicchia potrebbero concorrere con la grande distribuzione con prodotti di qualità superiore e quantità limitata, anziché farsi sorprendere ad approvvigionarsi di nascosto all’ipermercato, come molti dettaglianti sono stati sorpresi a fare……
Caro Franco,sono proprio i termini specialistici (come li chiama lei…) che hanno portato questo paese,allo sfascio totale.
la grande distribuzione…porta voti alla politica,quindi viene protetta e salvaguardata,mentre il piccolo paga le tasse e crepa.
questo è…