Per la Cgil la firma dell'accordo separato sul commercio è una pessima notizia

La sigla dell’accordo separato sul rinnovo del contratto nazionale del settore terziario, distribuzione e servizi è una «pessima notizia» per i circa 50mila lavoratori umbri che vi operano. E’ quanto sostiene la Filcams Cgil di Perugia, primo sindacato del settore, che lunedì ha tenuto una conferenza stampa per illustrare le ragioni della mancata firma all’intesa sottoscritta invece da Cisl, Uil e Confcommercio.

Un pessimo accordo «Si tratta di un accordo pessimo», ha spiegato Manuela Pasquino, segretaria generale della Filcams Cgil di Perugia, accompagnata dagli altri componenti della segreteria, Stefania Cardinali, Marco Marcantonini e Simona Rombi, oltre che da Francesco Cirlincione dell’ufficio vertenze Cgil ed Enrico Bruschi, responsabile intercategoriale. «Un accordo che indebolisce i diritti dei lavoratori, anche in materie fondamentali come la malattia e che importa nel nostro settore la logica delle deroghe al contratto nazionale sul modello di Pomigliano e Mirafiori».

Aumenti irrisori e deroghe In particolare, la Filcams critica diversi aspetti dell’accordo separato: in primo luogo l’aumento di soli 86 euro lordi in 6 tranche in 3 anni, una cifra «irrisoria» secondo il sindacato. Poi, come detto, l’introduzione delle deroghe al ccnl, che «rendono di fatto inutile la contrattazione di 2 livello». E ancora, il recepimento delle politiche del lavoro del ministro Sacconi (arbitrato, clausola compromissoria, certificazioni) che «esporranno i lavoratori a continui ricatti». Fortemente negativi sono poi, secondo la Filcams, i contenuti che riguardano i neo assunti, per i quali a parità di salario vi sarà un aumento di 216 ore di lavoro. Per non parlare degli arretramenti su diritti fondamentali come la malattia (i primi 3 giorni saranno pagati solo 2 volte all’anno).

Il lavoro domenicale Infine, c’è la partita del lavoro domenicale. Il nuovo contratto lo rende infatti obbligatorio e questo, spiega ancora la Filcams, significherà per i lavoratori dover lavorare almeno 26 domeniche l’anno. A fronte di un accordo così pesante per le lavoratrici (il 70% nel settore) e i lavoratori, abbiamo chiesto almeno alle categorie di Cisl e Uil che lo hanno sottoscritto di fare esprimere i diretti interessati, di farli votare – ha spiegato ancora Pasquino – ma per ora non abbiamo avuto risposte. Anzi, sappiamo che stanno facendo assemblee da soli, senza confrontare le diverse posizioni. Da parte nostra – ha proseguito la segretaria Filcams – avvieremo da oggi una grande campagna di informazione, con assemblee, volantinaggi davanti ai principali luoghi di lavoro, e anche con l’utilizzo di internet e di Facebook in modo particolare per coinvolgere e raggiungere il maggior numero di lavoratrici e lavoratori e procedere poi alla consultazione, perché noi non rinunciamo all’idea che debbano essere i lavoratori ad esprimersi sul loro contratto».

Sciopero generale La mobilitazione della Filcams avrà poi una tappa fondamentale il 6 maggio, con lo sciopero generale della Cgil, che per i lavoratori del terziario sarà esteso ad 8 ore. Intanto, prosegue anche la campagna «La festa non si vende», per la regolarizzazione delle aperture domenicali e festive nel settore del commercio. «Anche in Umbria abbiamo bisogno di regole – hanno ribadito i rappresentanti del sindacato in conferenza stampa – perché c’è una legge regionale che non mette paletti, ma lascia nelle mani dei Comuni la scelta sulle aperture e persino la definizione di quali siano i territori a vocazione turistica. Ma così – hanno concluso gli esponenti Filcams – abbiamo solo il caos e come al solito a rimetterci per primi sono i lavoratori e le famiglie».

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