di M.T.
La proposta di Fratelli d’Italia inserita tra gli emendamenti alla manovra 2026 modifica in modo significativo la soglia per l’uso del contante. L’emendamento, a firma del senatore Matteo Gelmetti, prevede che dal 1° gennaio 2026 si possano effettuare pagamenti in denaro contante fino a 10 mila euro. Per la fascia tra 5.001 e 10 mila euro viene introdotta un’imposta di bollo fissa di 500 euro, da applicare tramite contrassegno sulla fattura cartacea che dovrà essere consegnata al fornitore per i controlli dell’Agenzia delle entrate. Il versamento è a carico dell’acquirente e riguarda sia cittadini italiani sia stranieri. Oltre la soglia aggiornata continuerà a essere obbligatorio il pagamento tracciabile.
Nel dibattito nazionale, la misura viene presentata come un compromesso fra l’innalzamento del tetto e una forma di controllo aggiuntiva, con l’obiettivo dichiarato di scoraggiare l’uso del contante nelle spese di importo più elevato.
L’emendamento si inserisce in un contesto regionale, quello umbro, in cui il contante ha avuto negli anni una solida capacità di resistenza. Secondo un’analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio che però risale al 2022, il 77 per cento delle transazioni in Umbria avveniva ancora cash. Il dato è accompagnato da una quota di economia sommersa che l’Upb stima intorno al 17 per cento. A utilizzare più spesso il contante sono soprattutto giovani, donne e residenti in aree rurali o piccoli centri. La Banca d’Italia, in un suo rapporto regionale, ha già segnalato che l’Umbria è cresciuta nell’uso degli strumenti alternativi al contante, pur partendo da livelli inferiori rispetto alla media nazionale.
In parallelo il pagamento digitale sta accelerando. Umbria24 ha documentato che nel 2024, per la prima volta, i pagamenti elettronici hanno superato quelli in contanti nella regione. Un risultato sostenuto anche dal bando “Bridge to Digital 2024” della Regione, che mette a disposizione 6 milioni di euro per favorire l’adozione di strumenti digitali nelle micro e piccole imprese, coprendo fino all’80 per cento delle spese per la diagnosi digitale e tra il 60 e il 70 per cento per gli investimenti.
Il quadro nazionale conferma questa direzione, con la Banca d’Italia che registra un calo dell’uso del contante: il 61 per cento delle transazioni avviene ancora in banconote, ma la quota è in diminuzione. In valore, il contante scende al 49 per cento, mentre carte e smartphone raggiungono il 39 e il 5 per cento. Anche la Bce, con l’ultimo studio sulle abitudini di pagamento, conferma la crescita dei pagamenti digitali nell’area euro. In Umbria, inoltre, la diffusione della fibra ottica nei comuni agevola la transizione, come documentato dai rapporti economici regionali della Banca d’Italia.
In questo contesto, l’innalzamento del tetto ai contanti con l’introduzione della tassa da 500 euro potrebbe avere un impatto rilevante. La nuova soglia potrebbe risultare utile a chi continua a preferire il contante, ma la tassa e l’obbligo di fattura rendono complicato qualsiasi utilizzo non conforme. Per l’Umbria, dove l’uso del cash rimane alto ma i pagamenti digitali stanno crescendo, la misura potrebbe spingere ulteriormente verso forme tracciabili, soprattutto per le operazioni di maggiore valore.
