Tremonti, Alunni e Boccia

di Daniele Bovi

C’è stata l’industria 4.0, i problemi che pone e le opportunità che offre al centro del dibattito che si è snodato martedì al teatro Lyrick di Assisi, dove è andata in scena l’assemblea regionale di Confindustria che ha eletto Antonio Alunni nuovo presidente degli industriali umbri fino al 2019. Un appuntamento con una formula diversa rispetto al dibattito sperimentato un anno fa (stavolta si è optato per singole relazioni), dove attraverso immagini e citazioni è stato disegnato un ‘pantheon’ confindustriale, da Steve Jobs ad Adriano Olivetti, da Marco Aurelio a Renzo Piano fino a Marco Polo, Luigi Einaudi e lo storico dell’economia Carlo Maria Cipolla. Oltre a loro ci sono il pianoforte con la musica a segnare i diversi momenti della giornata e una voce recitante. Ma soprattuto, al di là del contorno, a dominare è il tema dell’industria 4.0: «Se non vogliamo distruggere lavoro anziché produrlo – ha detto la presidente della Regione Catiuscia Marini – dobbiamo affrontarla insieme». Un avverbio, quest’ultimo, centrale nelle due relazioni di Alunni e Cesaretti.

FOTOGALLERY: L’ASSEMBLEA
APPELLO A POLITICA: «SERVE NUOVO PROGETTO PER L’UMBRIA»

Marini L’invito della presidente, tenendo ovviamente presente che l’Umbria «è sì piccola ma può essere anche un laboratorio di sperimentazione», è quello di fare dell’industria 4.0 «un fatto complessivo della società, in grado di trainare il resto della quella regionale». Sì perché ormai le «punte di freccia», ovvero le aziende più innovative del territorio, da sole non bastano più. «I costi dell’innovazione – ha detto la presidente – non possono ricadere sulle famiglie; bisogna coglierne le opportunità senza dividere la società o allargare la forbice sociale. Sarà una sfida epocale». La presidente ha parlato anche di un «patto con i più giovani», della necessità di coinvolgere chi è rimato indietro, la Pubblica amministrazione, la scuola, il mondo della formazione: «Sì a un patto per la fabbrica – ha sintetizzato – purché sia anche un patto per la società». Il richiamo sul punto vale anche per le multinazionali che operano in Umbria, chiamate a fare investimenti con impatto positivo anche sulla società, senza dimenticare le «dure vertenze» , alcune «collocate nel solco non della crisi ma dell’innovazione».

LAVORO, IN UMBRIA CRESCE QUELLO A TEMPO

La sfida Rispondendo ad alcuni dei punti sottolineati da Cesaretti, Marini ha convenuto sulla necessità di «superare l’approccio relativo alla specializzazione intelligente» e di creare un solo digital hub per tutta la regione. A fare capolino, e non potrebbe essere altrimenti, è anche il referendum lombardo-veneto: «Il tema dell’articolo 116 della Costituzione – sostiene Marini – sfida tutte le Regioni, ci consente la strada di un’intesa e può essere anche la leva per ottenere più sviluppo e più efficienza amministrativa». Il ministro del lavoro Giuliano Poletti invece ha messo l’accento sull’importanza di guidare il cambiamento: «Non sarà colpa dei robot cosa accadrà ma nostra, del modo con cui governeremo e useremo la tecnologia. Bisogna lavorare insieme». Il ministro, in un siparietto con l’ex ministro Giulio Tremonti («Mi hanno chiesto di fare un intervento non troppo di destra, perciò parto da Stalin»), inizia il suo ragionamento da Margaret Thatcher, rivendicando quanto fatto dai governi Renzi-Gentiloni sul tema dell’impresa e del lavoro. «Abbiamo affrontato con ritardo sfide – ha detto riferendosi a provvedimenti come il Jobs act o l’alternanza scuola-lavoro – che altri hanno affrontato 10, 20 o 30 anni fa».

LAVORATORI MANUALI ESCLUSI, A RISCHIO COESIONE SOCIALE

Tremonti e Poletti E se Tremonti ha indicato l’eccessiva quantità di leggi come uno dei bastoni tra le ruote dell’impresa, Poletti gli ha dato ragione: «Serve – sostiene – una regolazione più dinamica, in grado di aderire alla realtà perché il mondo là fuori è una cosa, le leggi un’altra. Bisogna essere aderenti ai tempi». Quanto alla manifattura invece, Poletti ha confermato il sostegno del governo all’industria 4.0: «La manifattura – ha sottolineato – è fondamentale e va aggiornata al massimo livello o viene buttata fuori dai mercati». «Il punto centrale per un rinascimento italiano – ha detto poi Tremonti, ora presidente dell’Aspen Institute – è la fine della dipendenza non richiesta da fuori e una riflessione su quello che stiamo facendo, portando al centro il tema delle leggi, che sono troppe; Guglielmo Marconi oggi per i suoi esperimenti finirebbe in galera».

COSÌ L’UMBRIA SI ALLONTANA DALLA TOSCANA

Boccia La chiusura della giornata è stata affidata invece al presidente nazionale di Confindustria, Vincenzo Boccia, che in primis ha rivendicato il ruolo delle imprese familiari: «Dalle relazioni di Cesaretti e Alunni – ha sostenuto – emerge la forza del capitalismo familiare italiano, altro che familismo o capitalismo amorale; abbiamo difeso il paese». Quanto all’industria 4.0, secondo Boccia significa «non appiattirsi sul presente, produrre in chiave sartoriale o quasi prodotti industriali». Dal numero uno di Confindustria, associazione il cui ruolo viene visto come quello di «ponte tra imprese e paese», arriva anche l’invito a scacciare protezionismi e a sostenere il processo di integrazione europea. E a dover essere difesi sono anche i provvedimenti del governo, come il Jobs act che «ha generato effetti economici positivi. Le riforme non vanno smontate e non serve l’incertezza politica».

Twitter @DanieleBovi

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