Il presidente di Confindustria Umbria Antonio Alunni

di Ivano Porfiri

«Uscire dalle logiche tradizionali, un po’ usurate, e avere il coraggio di perseguire strade nuove, che permettano di far emergere energie nascoste, idee ambiziose, talenti sottoutilizzati». Confindustria Umbria apre alla proposta della presidente Catiuscia Marini di dare vita a un ‘Accordo per la crescita e il lavoro’, purché superi «le criticità delle esperienze passate meno felici» come i vari modelli concertativi e inneschi «forme di confronto più aperte all’innovazione e allo spirito critico rispetto a schemi un po’ datati e tendenzialmente sterili». Le valutazioni sono contenute nelle undici pagine delle osservazioni sul Defr (documento di economia e finanza regionale) inoltrate dall’associazione degli industriali al Consiglio regionale, che lo discuterà la prossima settimana (relatore di maggioranza Smacchi, di minoranza Nevi).

MARINI PRESENTA IL DEFR 2018-2020

Riattualizzare le politiche Le osservazioni rilevano subito la discrasia tra il nuovo contesto economico, improntato sui dati di crescita degli ultimi trimestri, e «l’architettura degli strumenti messi in campo». «Mentre da un lato vi è l’esposizione di un programma di attività che è il normale trascinamento delle azioni intraprese e programmate negli anni passati – si fa rilevare – dall’altro si disegna un quadro che si differenzia radicalmente – in positivo – dall’epoca in cui furono pensate». Ma questa divergenza, per Confindustria «potrebbe trovare conferma nella logica che sottende alla proposta avanzata dalla Presidenza della Giunta», ovvero quella dell’Accordo per la crescita e il lavoro, che «dovrebbe proprio riattualizzare le politiche in funzione dei mutati scenari».

Nuove possibilità per l’Umbria Secondo gli industriali «l’esigenza di ripensare in profondità gli indirizzi dello sviluppo locale, anche alla luce della rivoluzione tecnologica che sta attraversando il sistema produttivo, è fuori di dubbio». Ma il futuro, se ciò avverrà, è positivo. «I fattori tecnologici (Industria 4.0), economici (l’avvio della ripresa), e istituzionali (un regionalismo accentuato) configurano nuove possibilità per l’Umbria, che possono essere colte in un clima di corresponsabilità e di condivisione», è la ricetta di Confindustria.

Da analogico a digitale Uno dei passaggi chiave del nuovo modello è la rivoluzione tecnologica. «Lo stato dell’economia regionale – scrive Confindustria – può migliorare anche grazie alle politiche della Regione, che devono essere finalizzate a farla transitare dall’epoca analogica a quella digitale, intervenendo sui fattori che più di altri possono accelerare questa evoluzione».

Luci e ombre Per il resto, Confindustria trova aspetti positivi e negativi nel Defr. «Molto apprezzata» è la scelta di «non inasprire la tassazione locale» pur in un contesto difficile. Giudizio positivo anche sull’intento di conseguire un «regionalismo rafforzato», così come la scommessa sull’internazionalizzazione e le politiche sulla valorizzazione dei beni culturali. Giudizio critico, invece, sul credito con il ritardo dell’attuazione dei ‘Servizi finanziari alle imprese’, sul turismo (per il quale viene auspicato un ‘Piano straordinario di intervento’ mentre nel Defr non si avverte «alcun significativo cambio di rotta»), sulle politiche di assetto del territorio ed edilizia abitativa con la Regione che «getta la spugna» su nuovi interventi di edilizia residenziale sociale.

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