Il 48% delle imprese giudica come “peggiorate” le sue capacità di finanziarsi e intanto le banche concedono solo un mutuo su cinque di quelli richiesti portando così al solo 3% il numero di aziende effettivamente finanziate. E’ quanto emerge dagli ultimi dati dell’Osservatorio regionale Credito di Confcommercio sulle imprese del terziario di mercato, nel secondo trimestre 2014. Le imprese umbre, insomma, hanno molti più problemi di quelle di altre regioni sia nel riuscire a far fronte ai propri impegni finanziari che ad accedere al credito. L’Umbria, insomma, tradizionale regione mediana, si sta spostando decisamente verso il blocco delle regioni del Sud, distanziate enormemente da quelle del Nord quanto a fabbisogno finanziario e accesso al credito.

Mencaroni: «Banche diano aiuto» «I dati purtroppo confermano la situazione di estrema difficoltà che stanno vivendo le nostre imprese – commenta Giorgio Mencaroni, presidente Confcommercio della provincia di Perugia -. Il sistema bancario, che pure dispone della liquidità destinata al risparmio dalle famiglie impaurite dalla crisi, sta dimostrando una rigidità impressionante. E’ vero che i parametri europei sono restrittivi e limitati ai soli indicatori che compaiono in bilancio. Ma le banche che operano nella nostra regione, premiate dalla fiducia dei cittadini umbri, devono tornare a fare il loro lavoro e non fermarsi alla valutazione nuda e cruda dei soli dati di bilancio. Nei margini della flessibilità lasciata dagli accordi di Basilea, devono tornare a dare fiducia all’impresa nel suo complesso, valutare anche la storia aziendale e i suoi progetti per il futuro, rivedere il sistema delle garanzie che oggi ci penalizzano eccessivamente».

Fabbisogno finanziario Nel secondo trimestre resta critica la capacità finanziaria delle imprese del terziario di mercato, ovvero la capacità nel riuscire a fare fronte ai propri impegni finanziari, a pagare i propri fornitori, le tratte in banca, a fare fronte agli oneri contributivi e fiscali e così via. Si trova in questa situazione, infatti, quasi un’impresa su due (il 48% per l’esattezza), mentre per quasi un terzo delle imprese la situazione è rimasta invariata rispetto al trimestre precedente e solo il 21% avverte un miglioramento. Rispetto a questi valori medi, l’Umbria ha il dato più negativo tra le regioni italiane, perché quasi il 60% delle imprese umbre (59,3%) definiscono come peggiorata la loro capacità di fare fronte al proprio fabbisogno finanziario. In Calabria e in Sardegna, che seguono a ruota, la quota di imprese che non sono riuscite a fronteggiare il proprio fabbisogno finanziario supera il 54%.

Domanda e offerta di credito Resta ancora bassa in Italia la percentuale di imprese del commercio, del turismo e dei servizi che nel secondo trimestre 2014 si sono recate in banca per chiedere il credito del quale avevano bisogno: il 15,9% contro il 14,6% del primo trimestre. Di queste, solo il 26,7% si sono viste accogliere le richieste di fido portando così la percentuale di imprese effettivamente finanziate a poco più del 4%. In Umbria la situazione è ancora più pesante. Il dato più basso della media di imprese che hanno chiesto credito (13,8%) forse dimostra la mancanza di fiducia delle imprese umbre nei confronti del sistema bancario. E non avrebbero tutti i torti, visto che i dati dimostrano la stretta creditizia nei confronti delle imprese umbre: solo il 21,7% hanno visto accolto la loro richiesta; solo il 3% sono quelle finanziate. A conferma delle difficoltà di accesso al credito da parte delle imprese, è anche la cosiddetta area di irrigidimento, ovvero la quota di imprese che non hanno ottenuto il finanziamento o lo hanno ottenuto ma in misura inferiore alla richiesta. Tale percentuale è pari al 53% a livello nazionale, scende al 41% nel Nord-Ovest e quasi raddoppia in Umbria, con un 73,6% che porta la regione vicinissima alle peggiori prestazioni del Sud: le punte dell’87,2% in Basilicata e dell’83% in Calabria.

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