di M.T.
È stata siglata nei giorni scorsi un’intesa che potrebbe segnare un passo importante per lo sviluppo delle comunità energetiche rinnovabili (Cer) nei piccoli Comuni italiani e, di riflesso, anche per l’Umbria, una delle regioni dove negli ultimi anni questi strumenti stanno crescendo con dinamiche interessanti. L’accordo tra Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani) e la startup tecnologica Janus, con la piattaforma digitale Hopee, ha come obiettivo quello di fornire agli enti locali — in particolare a quelli meno strutturati o con risorse tecniche limitate — una tecnologia concreta e strumenti di gestione per costituire, amministrare e monitorare comunità energetiche basate su fonti rinnovabili.
La proposta, lanciata ufficialmente nello scorso mese di maggio e ora portata a collaborare con l’ecosistema di piccoli Comuni, nasce dall’esperienza di Janus, una startup energy-tech controllata dal gruppo Graded e guidata da Gennaro Ardolino. La tecnologia sviluppata dalla società permette di monitorare i flussi energetici, calcolare i benefici economici, semplificare gli adempimenti amministrativi e coinvolgere direttamente i cittadini con strumenti digitali sempre più intuitivi, compresa un’app mobile in fase di test. Il modello è chiaramente orientato a un beneficio territoriale non speculativo e si ispira agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, puntando sull’energia rinnovabile condivisa e partecipata.
Per l’Umbria questa partnership arriva in un momento di crescente interesse verso le Cer, che nel territorio regionale si stanno sviluppando non soltanto come strumenti ambientali ma anche sociali ed economici. Secondo una ricognizione recente, in Italia si contano oltre 212 comunità energetiche attive con 326 impianti e una potenza complessiva di circa 18 MW, e anche in Umbria, pur con numeri assoluti ancora contenuti, si registrano progetti che segnalano una tendenza espansiva della condivisione energetica rinnovabile.
Nel dettaglio umbro, il polo di Terni si è distinto come apripista con progetti come “Insieme Sostenibili”, una comunità energetica costituita da imprese locali e cittadini che già supera potenziali soglie operative e mira alla condivisione di energia prodotta da impianti fotovoltaici condivisi. A Perugia diverse imprese locali hanno dato vita alla “Cooperativa Perugia Green Energy”, un’altra realtà che promuove la produzione condivisa di energia rinnovabile nel cuore della città e del suo tessuto economico. Poi c’è Progetto Green Community: Legacoopsociali Umbria e Aris Impresa Sociale, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, hanno avviato un progetto per la creazione di 10 nuove Cer, con le prime quattro previste a Baschi, Allerona, Parrano e San Venanzo. Quindi Rete 0Kw che ha avviato oltre 15 progetti di comunità energetiche in Italia, alcuni dei quali in Umbria, coinvolgendo imprese e pubbliche amministrazioni, con una potenza installata complessiva prevista di oltre 15 MW. Ad Assisi è nata la Comunità Energetica Rinnovabile ‘Cantico Ets’, con 68 membri tra cittadini, imprese, enti religiosi, istituzioni locali, associazioni del terzo settore e organizzazioni di ricerca. La Cer Trasimeno utilizza impianti fotovoltaici diffusi di piccola e media taglia, per ridurre l’impatto paesaggistico e favorire benefici locali. Nell’area di Orvieto è stata costituita la Comunità Energetica Cooperativa Alto Orvietano, promossa dal sindaco di Parrano, mentre Monte Santa Maria Tiberina ha avviato un progetto simile per generare risparmi per cittadini e attività locali.
Il modello è caratterizzato da una collaborazione tra istituzioni, cooperative, imprese e sindacati, con il coinvolgimento anche di enti religiosi come i francescani di Assisi. Molti comuni hanno già predisposto regolamenti e incentivi per favorire la partecipazione privata e l’aggregazione territoriale.
La criticità più evidente per la nascita e la gestione efficiente di comunità energetiche resta la complessità amministrativa e tecnica: costituire una Cer richiede non solo la definizione di accordi tra cittadini, imprese e amministrazioni locali, ma anche la capacità di gestire l’energia prodotta e condivisa, monitorare consumi e benefici, adempiere a normative specifiche e dialogare con distributori e istituzioni. Ed è proprio su questi punti che l’accordo tra Anci e Janus può fare la differenza, offrendo strumenti digitali e servizi di supporto operativo che aiutano i Comuni più piccoli a superare barriere tecnologiche e gestionali.
Per una regione come l’Umbria, dove la maggior parte dei Comuni (la grande maggioranza dei 92 comuni umbri ha meno di 50.000 abitanti) può non disporre di strutture tecniche dedicate a energie rinnovabili, l’ingresso di una piattaforma di gestione come Hopee potrebbe tradursi in un salto di qualità nella capacità di attivare progetti, attrarre investimenti e coinvolgere cittadini e imprese locali in progetti di energia condivisa.
L’intesa porta con sé anche un messaggio politico e culturale: non si tratta solo di mettere impianti fotovoltaici sul territorio, ma di trasformare le comunità locali in protagoniste attive della transizione energetica, con un approccio più equo e partecipato. Con l’aiuto di strumenti digitali, i Comuni umbri possono accelerare i percorsi di sostenibilità, ridurre i costi energetici per cittadini e imprese, migliorare l’efficienza degli edifici pubblici e, più in generale, rafforzare la resilienza energetica nei territori più frammentati e con meno risorse.
