
di Daniele Bovi
Con il Piano triennale del lavoro preadottato mercoledì da Palazzo Donini la giunta regionale prova a dare una sterzata in tema di competitività al mercato del lavoro umbro senza dimenticare le aree di sofferenza. Le risorse, che provengono da fondi comunitari, nazionali e regionali, saranno orientate alla crescita dell’occupazione e della sua qualità, allo scopo di mettere benzina nel motore del sistema umbro.
Le azioni di sistema Le linee di intervento prospetatte dal Piano, sempre avendo come orizzonte quello della competitività, si distinguono in azioni di sistema e interventi specifici, in questo caso rivolti perlopiù a quei target per i quali l’analisi ha evidenziato particolari difficoltà. Tra le azioni di sistema c’è quella che punta a favorire l’occupabilità lungo tutto l’arco della vita, attraverso un’opera di potenziamento e semplificazione di tutta la filiera composta da istruzione e formazione. Oltre ad un nuovo piano di lavoro per quanto riguarda i servizio per l’impiego poi, si creerà un sistema per monitorare i reali fabbisogni formativi del contesto produttivo umbro attraverso l’Agenzia Umbria Ricerche e l’Osservatorio sulla formazione continua. Ultima azione di sistema è quella relativa alla lotta al sommerso: un fenomeno le cui dimensioni e diramazioni territoriali sono scarsamente conosciute. Ecco perché si procerderà ad analisi e studi specifici allo scopo di supportare l’emersione.
Una crescita intelligente e sostenibile Una delle basi di partenza del Piano regionale è la Strategia Europa 2020, che viene dopo l’Agenda di Lisbona 2010. Tra le priorità della Strategia ci sono le azioni volte a una crescita «intelligente», «inclusiva» e «sostenibile». Tre aggettivi che il Piano fa suo. Una crescita intelligente e sostenibile, secondo il Piano, è quella che mira alla creazione di quelle figure professionali richieste dal contesto economico e al loro inserimento nei settori della green economy, del turismo dell’ambiente e della cultura. Altro capitolo importante, oltre agli interventi volti allo sviluppo delle risorse umane nelle imprese, è quello della partecipazione attiva delle donne al mercato del lavoro, cercando di conciliare i tempi di lavoro con quelli di non lavoro e potenziando i servizi di cura alle persone.
La crescita inclusiva Se crescita e competitività sono le chiavi che la Regione vuole usare per uscire dalla palude della bassa produttività e della scarsa crescita, nessuno va lasciato indietro. La crescita, insomma, deve essere inclusiva. Ecco perché allora una delle aree di intervento è quella a favore dell’inserimento dei disabili nel mercato del lavoro, grazie all’erogazione degli incentivi all’occupazione che arrivano dal fondo nazionale per il diritto al lavoro dei disabili. Un sistema di incentivi poi verrà pensato per evitare l’eccessivo livello di flessibilità proprio in quei settori dove la flessibilità si trasforma in precarietà. Tra le azioni pensate per tutti coloro che usufruiscono degli ammortizzatori sociali invece, ci sono ci sarà anche la possibilità di prestare attività, per i cassintegrati a zero ore o per i lavoratori in mobilità, presso gli enti pubblici, riconoscendo al lavoratore una borsa eccedente il sostegno al reddito ricevuto dall’Inps.
Over 45 e abbandono scolastico Uno dei punti critici del mercato del lavoro umbro poi, per il quale la Regione penserà interventi specifici, è quello relativo alla disoccupazione degli over 45. Così come è necessario arginare il fenomeno dell’abbandono scolastico tra i 16 e i 18 anni, pensando percorsi di formazione e istruzione che integrino anche esperienze di alternanza scuola-lavoro.
