di Iv. Por.
Iniziano sabato in Umbria i saldi estivi. Un’occasione doppia, per commercianti con negozi ancora pieni e per clienti in cerca di occasioni. Le associazioni categoria sono certe che molti partiranno già con sconti del 50%. E c’è chi si toglie qualche sassolino dalle scarpe: «Basta dipingerci come furbi e truffaldini». Intanto in Umbria chiude i battenti un negozio ogni tre giorni.
Sconti record Secondo le rilevazioni condotte da Fismo Confesercenti Umbria sui suoi associati, gli sconti inziali praticati dagli esercenti dell’abbigliamento in questi saldi estivi saranno più alti del solito: sarà molto comune vedere ribassi del 50% fin dal primo giorno. Secondo le stime dell’associazione di imprese della moda Confesercenti, lo scontrino medio dovrebbe attestarsi sui 165 euro, in flessione (-10% circa) sul valore di 184 euro registrato nell’estate 2012. «La crisi dei consumi e la situazione climatica incerta – spiega il presidente regionale di Confesercenti Alvaro Burzigotti – hanno rallentato le vendite primaverili. Per questo i prossimi saldi estivi saranno una duplice occasione: per i clienti, che potranno usufruire di sconti iniziali eccezionali, fino al 50%, e per i commercianti, che avranno invece la possibilità di esaurire le giacenze accumulate in un anno eccezionalmente difficile».
Un vero affare Concorda il presidente di Confcommercio Umbria, Ado Amoni parlando del possibile andamento: «Nessuno – dice – ha la sfera di cristallo, per cui ogni previsione lascia il tempo che trova. Noi, nell’attuale contesto, preferiamo attenerci ai fatti. E i fatti dicono che la situazione economica è pesante, che anche chi ha una capacità di spesa immutata viene influenzato dal contesto generale di depressione dei consumi. Ma mostrano anche che ci sono tutti gli elementi perché i saldi quest’anno rappresentino un vero affare, considerato che l’offerta è praticamente illimitata, e che i negozi, avendo fino ad oggi venduto poco a causa del cattivo tempo, hanno tutta la merce disponibile. Se poi si aggiunge che molte attività partiranno subito con il “metà prezzo”, riteniamo che ci siano tutti presupposti per avere fiducia sull’esito di queste vendite di fine stagione».
Crollo delle vendite Tutto parte dal calo delle vendite a primavera. Secondo le stime dei commercianti Fismo, tra marzo e maggio le vendite di abbigliamento, tessile, calzature e accessori si sono ridotte tra il 10% e il 20%. E anche nella prima metà di giugno i consumi hanno languito: la sperata ripresa degli acquisti a seguito della sospensione Imu non si è realizzata. «L’incertezza fiscale pesa moltissimo – spiega Burzigotti -. Soprattutto per quanto riguarda il settore dell’abbigliamento; i clienti hanno mostrato una certa tendenza a rimandare l’acquisto, nel timore che in autunno tutte le imposte sospese possano ripresentarsi, magari maggiorate. In una situazione come quella attuale, in cui il reddito a disposizione si è notevolmente ridotto, la spesa per la moda – un tempo caratteristica del nostro Paese – è in costante declino». Nel 2012 le vendite nel commercio al dettaglio di capi di abbigliamento si sono ridotte del -3.3%, quelle di calzature del -2.9%. I primi 4 mesi dell’anno 2013 sono andati peggio: l’abbigliamento ha registrato una flessione del 4.6% rispetto al primo quadrimestre del 2012, mentre le vendite di calzature sono diminuite del 4.3%.
Emorragia di negozi Le rilevazioni di maggio dell’Osservatorio Confesercenti registrano un ulteriore aumento delle chiusure di imprese nel settore abbigliamento, tessile, calzature ed accessori. Su tutto il territorio nazionale, nei primi cinque mesi del 2013 hanno aperto solo 1.901 nuove attività, contro 6.223 chiusure: più di 41 negozi al giorno. Il saldo finale, al 31 maggio, è prevedibilmente negativo: spariscono, senza essere sostituiti, 4.322 esercizi. Si tratta del peggior risultato tra i vari comparti economici della distribuzione commerciale, pari a una flessione del 1,8% dall’inizio dell’anno e del 2,7% da maggio 2012. In Umbria hanno abbassato le saracinesche 46 esercizi, in media uno ogni tre giorni.
Confcommercio coglie l’occasione per attaccare le previsioni nere del Codacons ma soprattutto il decalogo per la difesa dei consumatori. «Oggi i consumatori – dice Amoni – quando acquistano qualcosa, sono informati sul prodotto quanto e più del commerciante che lo vende: la crisi economica, ma anche l’uso di internet e dei social e l’ampiezza dell’offerta e della concorrenza, aguzzano l’ingegno e consentono di fare confronti per avere il meglio al miglior prezzo. E sanno capire benissimo quando c’è da fare un buon affare, ad esempio in occasione dei saldi, e quando no. Basta allora con le solite raccomandazioni che fanno passare i commercianti per potenziali “furbi” e i clienti per sprovveduti. E’ un modo vecchio di concepire e rappresentare il rapporto consumatore-commerciante, superato dalla realtà dei fatti e dall’evoluzione del mercato».
Chi anticipa Amoni non si sottrae nemmeno alla spinosa questione di quelle attività che – di fatto – anticipano l’avvio dei saldi rispetto alla effettiva data di partenza. «La questione della data di avvio dei saldi è molto complessa, e sono molto differenti le posizioni in campo, tant’è che ci sono voluti decenni per arrivare almeno ad una partenza omogenea a livello nazionale, per evitare la concorrenza tra regioni limitrofe. Federmoda-Confcommercio ha lanciato un sondaggio nazionale, al quale invitiamo tutte le imprese umbre a rispondere andando nel sito www.confcommercio.pg.it, proprio per giungere ad una soluzione più condivisa possibile. Detto questo, va puntualizzato che chi fa i saldi surrettiziamente prima dell’avvio ufficiale non avvalora l’idea che l’inizio dei saldi debba essere ancora di più anticipato – come sostengono alcune associazioni dei consumatori – ma testimonia solo la drammatica crisi dei consumi, per cui tante imprese sono costrette ad abbattere i prezzi anche in piena stagione pur di fare qualche scontrino e tentare di sopravvivere».
