di Daniele Bovi
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Negozi e centri commerciali, mercati, fiere e distributori di carburante. Sono questi i tre grandi ambiti al centro del ddl sul commercio, propedeutico al testo unico, approvato dalla giunta di Catiuscia Marini il 27 dicembre e che Umbria24 presenta in anteprima.
Le novità Dopo quelli su artigianato e turismo, arriva il testo con 42 articoli (che intervengono su tre leggi regionali) molto attesi dal mondo dell’economia umbra e che da ora iniziano il loro percorso a palazzo Cesaroni. Partendo dal cosiddetto «commercio fisso», oltre a nuove definizioni che danno una visione più organica, le strutture da meno di 251 metri quadri saranno soggette solo alla Scia (la Segnalazione certificata di inizio attività), senza più autorizzazione e silenzio assenso dopo 90 giorni dalla presentazione della domanda. Arriva poi, oltre a un documento triennale che la giunta elaborerà esaminando le principali tendenze, obiettivi, e forme di sostegno al commercio, la tipologia dei negozi storici: attività commerciali ad altro valore storico, artistico, architetturale e ambientale che la Regione intende valorizzare.
Formazione Il territorio umbro poi viene diviso in aree sovracomunali e, per la definizione di quelle sature, si terrà conto anche di parametri come traffico, presenza di infrastrutture e inquinamento. Fondamentale l’articolo 7 che modifica l’ambito della formazione: fino ad oggi in capo alle associazioni di categoria, questa viene riportata sotto il cappello della Regione insieme a Camere di commercio ed enti di formazione delle associazioni. Una Regione che, tramite la giunta, penserà alle modalità di organizzazione e svolgimento dei corsi. In base alle leggi nazionali poi, arrivano criteri più stringenti per chi avvia un’attività legata all’alimentare: chi apre dovrà aver sostenuto un corso professionale ed avere, per almeno due anni (anche non continuativi), esercitato attività d’impresa nel settore (anche come dipendente). La giunta interviene anche in materia di promozioni, consentendo a quei negozi colpiti da calamità naturali «o altri eventi eccezionali» di effettuare sconti nei 30 giorni precedenti i saldi.
I distributori Corposo poi il pacchetto di norme in materia di distributori di carburante, con una spinta che sembra puntare alle liberalizzazioni e ai combustibili «verdi». Oltre a dare tutta una serie di classificazioni più precise, il testo mira all’ammodernamento della rete (autostradale e non) e ad incentivare i carburanti a basso impatto ambientale. Per quanto riguarda i nuovi impianti, ad esempio, oltre a fornire obbligatoriamente benzina e gasolio dovranno avere almeno uno tra metano, gpl, idrogeno, ricarica per auto elettriche e biodiesel. In più si dà il via libera a nuovi impianti che vendano solo gpl o metano. I distributori e le altre strutture connesse, secondo le nuove norme, salvo diverse decisioni dei Comuni possono «essere svolte senza limiti e prescrizioni circa il rispetto di orari di apertura e di chiusura, né obbligo di turnazione». In più, ovviamente con un’autorizzazione o con Scia, ci sarà libertà di vendere alimenti, giornali e tabacchi e, più in generale, sarà libera la «vendita di ogni bene e servizio». Da ultimo, purché di pubblica utilità (ovvero l’unico in tutto il Comune o il fatto che il più vicino sia almeno a dieci chilometri), via libera agli impianti senza gestore.
Fiere e mercati L’altro grande tema sul quale interviene il testo è quello delle fiere e dei mercati, dalle diverse tipologie fino all’autorizzazione, rilasciata dai Comuni se si opera su un posteggio in concessione, o alla Scia se si è itineranti. Le concessioni avranno durata di 12 anni invece che 10, con la giunta che potrà anche stabilire criteri ulteriori per il rinnovo e il rilascio legati a qualità dei prodotti e tipologia del servizio offerto. I bandi dei Comuni per l’assegnazione dei posti poi dovranno essere predisposti e inviati alla Regione tutti i mesi (e non due volte all’anno come ora), mentre arrivano nuovi limiti: massimo due concessioni nello stesso settore in quei mercati con meno di 70 posteggi (in Comuni con meno di 10 mila abitanti) o 100 se la popolazione è più elevata. Tutte disposizioni che varranno, fatte salve diverse decisioni delle amministrazioni, anche per le fiere.
Gli hobbisti Per il commercio in forma itinerante poi basterà solo la Scia, senza il rilascio dell’autorizzazione, mentre spunta la categoria ad oggi sconosciuta degli «hobbisti», ovvero coloro che, muniti di apposito tesserino comunale, «vendono, barattano, espongono o propongono in modo saltuario e occasionale» prodotti da non più di 250 euro. Tutti i titolari di autorizzazioni e concessioni poi dovranno essere in regola col pagamento dei contributi (Durc), pena la sospensione della validità. Arriva poi il calendario annuale di mercati e fiere predisposto dalla Regione, mentre saltano, perché violano i principi di concorrenza, i limiti massimi annuali al rilascio delle concessioni o la loro sospensione. Da ultimo i Comuni, da soli o sentito almeno il 60% dei titolari di concessioni, possono allungare il mercato all’intera giornata o (sentito almeno l’80%) creare dodici mercati straordinari all’anno.

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