La mappa dei Neet (not in education, employment or training)

di Chiara Fabrizi

Record italiano per numero di diplomati e medaglia di legno per i laureati, ma dall’Umbria chi ha finito il percorso accademico scappa di più di quanto avviene in media nel Paese, mentre chi resta ed entra nel mondo del lavoro da dipendente guadagna perfino meno della media nazionale. Lo racconta il rapporto sul Benessere equo e sostenibile delle regioni e delle province italiane elaborato dall’Istat, pubblicato il 6 settembre e incardinato su 63 indicatori statistici suddivisi in undici macro aeree dall’Ambiente all’Innovazione, passando per Scuola e Università. Umbria24 ne ha selezionati sette per tratteggiare il livello di istruzione della popolazione umbra, di occupazione e retribuzione.

INTERATTIVO: L’UMBRIA A CONFRONTO CON LE ALTRE REGIONI

Diplomi e lauree In particolare, in Umbria si è registra il livello regionale di diplomati più elevato del paese, con il 71,8 per cento della popolazione tra 25-64 anni che ha terminato le scuole secondarie di secondo grado, che per molte delle generazioni coinvolte nel dato statistico erano semplicemente scuole superiori. In termini provinciali, poi, Perugia va anche oltre facendo registrare il 72,8 per cento di diplomati, mentre Terni si ferma al 69, ma entrambe sono abbondantemente al di sopra della media nazionale che si attesta a 62,9 per cento. Si continua a sorridere scorrendo le tavole anche per l’indicatore dei laureati di età compresa tra 25 e 39 anni, che in Umbria sono il 31,8 per cento, ossia il quarto miglior risultato del Paese, anche se qui è Terni a fare meglio di Perugia e del resto dell’Umbria con il 34,5 per cento, mentre il capoluogo di regione non va oltre il 31 per cento. Anche in questo caso, però, i residenti con meno di 39 anni indossano la corona di alloro con maggiore frequenza dei coetanei italiani, con la media nazionale ancorata al 28,3 per cento.

Mobilità dei laureati Le prime difficoltà del territorio si riscontrano nella mobilità dei laureati italiani di età compresa tra 25 e 39 anni, con l’Umbria che vive una vera e propria emorragia, di gravità anche maggiore di quella con cui fa i conti il Paese. Sì, perché secondo l’Istat ogni mille laureati residenti il 9,2 lascia la regione ed è l’undicesimo peggior risultato del ranking, oltreché ben al di sotto della media nazionale, comunque negativa per il 4,2.

Giovani che non studiano né lavorano La fotografia resta in chiaroscuro quando si passa ai giovani classificati statisticamente come Neet (not in education, employment or training) vale a dire che non studiano né lavorano. In Umbria sono quantificati nel 18,7 per cento della popolazione tra 18 e 30 anni, con la regione che scivola fino al nono posto. Tuttavia, qui si registra una significativa variazione tra Perugia e Terni, con il capoluogo che supera il 20 per cento dei giovani Neet e la Conca che, invece, si ferma al 14 per cento. Nella regione come nelle due città, comunque, si fa i conti con criticità meno accentuate che nel resto del paese dove si viaggia sopra al 23,3 per cento.

Under 29 occupati: marcata differenze di genere Si naviga a vista anche osservando il tasso di occupazione giovanile (15-29 anni) che in Umbria non va oltre il 31,1 per cento ed è omogeneo tra Terni e Perugia, oltreché appena superiore alla media nazionale, che sfiora il 30 per cento. Questo indicatore, però, mostra una marcata differenza di genere. In media, infatti, i ragazzi residenti in regione lavorano di più o trovano con maggiore facilità un impiego rispetto alle coetanee, coi primi che fanno rilevare un tasso di occupazione del 35,2 per cento e le seconde del 26,7 per cento. In generale, invece, il tasso di occupazione dell’Umbria della popolazione con età compresa tra 20 e 64 anni  gira appena sopra al 68 per cento a fronte di una media nazionale del 62,6 per cento, con Perugia che raggiunge il 70 per cento e Terni che, invece, si ferma al 63,6 per cento.

Retribuzione più basse della media italiana Infine le retribuzioni, con l’Istat che inserisce quella media annua dei lavoratori dipendenti, con l’ultimo dato disponibile che risale al 2019. Qui l’Umbria va anche sotto la metà classifica, realizzando un altro undicesimo posto con 19.460,8 euro annui, che equivalgono anche stipendi inferiori alla media nazionale, che sfiora i 22 mila euro, attestandosi precisamente a 21.927,6 centesimi.

Bori In una nota il segretario regionale del Pd definisce «i dati allarmanti nella loro nudità» e sostiene che «il centrodestra e la Lega sembrano non accorgersene», mentre «ò’Umbria avrebbe bisogno di una visione di prospettiva sulle politiche industriali, per orientare risorse e investimenti, di politiche occupazionali orientate a una buona e piena occupazione, in cui si incentivino innovazione, qualità delle produzioni, nuove tecnologie, e si garantisca l’incontro efficace tra domanda e offerta. Avrebbe bisogno di valorizzare un’eredità importante relativamente alle tematiche legate al diritto allo studio. Di servizi alle famiglie e abitativi che garantiscano ai più giovani una cittadinanza piena. Niente di tutto questo emerge dalle iniziative della giunta Tesei. Come Pd stiamo facendo la nostra parte. Su questi temi stiamo costruendo incontri sul territorio nelle prossime settimane con la responsabile giovani della Segreteria nazionale Chiara Gribaudo. Anche la conferenza programmatica che abbiamo in programma il 18 e il 19 settembre ad Assisi – e che rappresenta un pezzo di un articolato percorso di confronto ed elaborazione – sarà occasione per tenere alta l’attenzione su questi temi, che riteniamo centrali per lo sviluppo dei territori e per il benessere delle nostre comunità».

@chilodice

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