I rappresentanti dei sindacati oggi a Perugia (foto U24)

di Daniele Bovi
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Sono oltre 14 mila, di cui oltre tremila a zero ore (e quindi a forte rischio di perdere il lavoro) i lavoratori umbri ai quali al massimo entro la fine di maggio non potrà più essere pagata la cassa integrazione in deroga. Questo perché le risorse a disposizione della Regione stanno per finire. A lanciare l’allarme, giovedì a Perugia, sono stati Cgil, Cisl e Uil in una conferenza stampa congiunta nel corso della quale è stata annunciata anche una manifestazione di protesta che si terrà il 16 aprile a Roma, di fronte al parlamento. I sindacati chiedono con forza che il governo rifinanzi quello che in questo momento di forte crisi è un ammortizzatore sociale fondamentale. Della cassa in deroga beneficiano infatti i dipendenti delle piccole e piccolissime aziende che, come noto, costituiscono la trama più importante del tessuto produttivo regionale. Non solo. A beneficiarne è anche il settore del commercio e i suoi lavoratori, anch’esso in difficoltà a causa dei minori consumi delle famiglie.

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I numeri Qualche numero aiuta a capire la gravità del problema: nel corso del 2012 la Regione, alla quale vengono assegnate risorse da parte dello Stato, ha autorizzato pagamenti (eseguiti materialmente dall’Inps con ritardi denunciati dai sindacati) per oltre 52 milioni. Le stime del sindacato dicono che nel 2013 ne serviranno più di sessanta e, ad oggi, palazzo Donini ha circa 22 milioni. Quanto basta fino a maggio. Regioni e sindacati chiedono che il governo metta sul piatto almeno un miliardo di euro, del quale una ventina di milioni finirebbero all’Umbria. Una ulteriore tranche che darebbe ossigeno fino a settembre-ottobre. «Il tutto – osservano Cgil, Cisl e Uil -, mentre si registra un numero di disoccupati (17 mila, ndr) che non ha precedenti nella storia recente della regione».

La coesione «Attualmente – ha detto il segretario regionale della Cgil Mario Bravi – ci sono oltre tremila aziende coinvolte: senza soldi per la cassa in deroga rischia seriamente di saltare in modo irreparabile la coesione sociale dell’Umbria. Rischiamo di non aver più l’ossatura del nostro tessuto imprenditoriale». Cgil, Cisl e Uil chiedono poi, oltre al rifinanziamento, anche politiche attive per il lavoro «per favorire la ripresa dell’occupazione». Da ultimo un appello è stato lanciato anche ai parlamentari umbri appena eletti a Camera e Senato: «Facciano pressione sul governo – ha aggiunto Bravi – anche per impedire che si verifichino ancora fatti tragici».

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