Valentino Mercati, patron di Aboca

di Barbara Maccari

«Non siamo importanti per il territorio Valtiberino quindi ce ne andiamo, sposteremo la produzione di Aboca in Marocco». Queste le parole di Valentino Mercati, patron di Aboca Spa, pronunciate qualche giorno fa durante un convegno organizzato da Cittadinanzattiva dal titolo ‘Tabacco e territori biologici tra sviluppo rurale e diritti. La conversione si può e conviene a tutti’. L’accusa di Mercati alla politica locale ha trovato risposte nella lettera aperta dei sindaci di Città di Castello e Sansepolcro.

No pesticidi Delocalizzare la produzione dalla Valtiberina al Marocco, questo il messaggio che il patron di Aboca aveva lanciato qualche giorno fa. La causa è l’utilizzo di pesticidi e degli agenti chimici (impiegati soprattutto nei vicini appezzamenti coltivati a tabacco) incompatibili con le coltivazioni, rigorosamente biologiche, che caratterizzano e contraddistinguono Aboca in tutto il territorio italiano per la produzione di preparati per la salute a base di complessi molecolari naturali.

Marocco «Ho dovuto rinunciare a rimanere in Valtiberina – ha dichiarato Mercati – ho scritto una lettera a tutti i sindaci della vallata, ma non ho avuto risposte. Per il 2016 i 300 ettari in più che ci serviranno li abbiamo acquistati in Valdichiana, poi ci stiamo spostando in Marocco per comprare una grande azienda agricola. Nessuno si è mosso, nessuno ci ha convocato, si vede che non siamo importanti per il territorio così ce ne andiamo».

Aboca rimane Parole di accusa dure rivolte alla politica locale, parole che hanno fatto tremare la Valtiberina visto che Aboca conta quasi mille dipendenti. Mercati dopo la dichiarazione iniziale ha voluto aggiustare il tono e tranquillizzare tutti: «Aboca è nata e rimane in Valtiberina. Le 600 persone che lavorano con noi rimangono. Negli ultimi due anno sono stati assunti 300 lavoratori, altri a gennaio 2016 per arrivare quasi a mille dipendenti. Non c’è nessun problema se dislochiamo parte della nostra produzione in aree non inquinate, il mio era un discorso contro questo ‘progresso’ negativo, un argomento che tutti, sia in ambienti politici che sanitari, già sapevamo, per cui mi sono sorpreso dall’effetto che hanno provocato le mie parole. Dico solo che l’indotto di Aboca è superiore a tutto l’indotto del tabacco della Valtiberina, circa 40 milioni di euro».

Continuare la produzione Ad una settimana di distanza i due sindaci di Città di Castello e Sansepolcro, Luciano Bacchetta e Daniela Frullani, hanno preso carta e penna ed hanno scritto al patron di Aboca: «In qualità di rappresentanti istituzionali, intendiamo raccogliere la ‘sfida’ da lei proposta, nella convinzione che la presenza di Aboca in Valtiberina ci qualifichi indubbiamente per la specificità delle produzioni, ma anche per la rappresentazione culturale che ne deriva per un intero comprensorio. Siamo infatti intenzionati a far sì che la realtà più importante della Valtiberina continui a produrre e trasformare nel nostro territorio, senza incontrare difficoltà e nel rispetto di quanto dettato dai rispettivi disciplinari di produzione».

Incontro «Ci adopereremo in tal senso presso le competenti sedi regionali e ministeriali, al fine di trovare un accordo che vada verso il miglioramento dei rapporti e delle condizioni ambientali attraverso una disamina dei prodotti utilizzabili, operando una selezione dei formulati di minore impatto e con adeguata considerazione verso le fasce di rispetto – continuano i sindaci -. È necessario tuttavia tenere comportamenti non divisivi e soprattutto distinguere ciò che attiene ad aspetti civilistici e conseguentemente al rapporto tra privati, da quello che riguarda la salute pubblica, scongiurando eventuali problematiche ambientali, con particolare attenzione alla verifica dello stato chimico delle acque superficiali e di falda. Ci auguriamo vivamente che il problema si avvii verso una rispettosa convivenza, trovando nelle sedi istituzionali competenti in materia il luogo di confronto adeguato per la sua soluzione. Riteniamo pertanto opportuno fissare quanto prima un incontro con l’azienda per approfondire le problematiche enunciate».