Associazioni ambientaliste bocciano lo stop con quattro ore e mezza in anticipo nella prima giornata di preapertura della caccia. Legambiente parla di «sconcertante provvedimento della giunta regionale che si prende beffa dell’Ispra, delle associazioni e dei cittadini», mentre Sauro Presenzini del Wwf bolla la limitazione oraria «come inefficace e ridicola, anche se il caso dimostra concretamente come amministrare la cosa pubblica non significhi fare le scelte più popolari, che poi qui hanno scontentato tutti), ma avere il coraggio di fare le scelte giuste».

LA REAZIONE DI FEDERCACCIA

Legambiente: «Una beffa» Nel mirino delle associazioni ambientaliste finisce inevitabilmente l’assessore regionale competente, Fernanda Cecchini: «Non può dire come ha detto – evidenzia Legambiente – che non si registrano fenomeni di forte criticità per la fauna selvatica visto che gli incendi boschivi hanno interessato 600 ettari su un totale di 380 mila. Siamo al paradosso – è il commento – di fronte a una evidente e drammatica siccità, confermata, se ci fosse qualche dubbio, dalle limitazioni all’attingimento di acqua da numerosi corsi e corpi idrici della Regione, dalla dichiarazione dello stato di emergenza idrica deliberato dal Consiglio dei ministri e dalla conta dei danni ancora non completa e dai numerosi incendi di vegetazione e boschi che hanno colpito anche l’Umbria, la Regione non prevede il posticipo per l’inizio della stagione venatoria, confermando la preapertura al 2 e al 3 settembre, e si fa beffa di Ispra, delle associazioni ambientaliste e di tutti i cittadini umbri, concedendo una tregua di qualche ora ad animali selvatici stremati e sopravvissuti alle calamità naturale invocata dalla Regione stessa, cosa che colpirà, come al solito, sia specie cacciabili che non cacciabili».

Wwf: «Limitazione ridicola» Non più tenero Presenzini del Wwf che in una nota scrive: «Un parere autorevole come quello dell’Ispra apparso a tutti netto e inequivocabile sconsiglia l’apertura anticipata si scontra con la sostanziale inerzia dell’assessore regionale Cecchini, che – scrive il coordinatore regionale dell’associazione – non solo scontenta gli ambientalisti, la cui feroce reazione stava nelle cose, ma ha scontentato anche e soprattutto gli stessi cacciatori. Si è persa un’occasione per dimostrare concretamente che amministrare la cosa pubblica non significa certo fare le scelte più popolari (che poi hanno scontentato tutti), ma avere il coraggio di fare le scelte giuste».

 

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