Il dg Scs Cardarelli (foto Fabrizi)

di Daniele Bovi e Chiara Fabrizi

Bankitalia commissaria la Banca popolare di Spoleto e la Spoleto Credito e Servizi (Scs) che detiene il 51% dell’istituto di credito umbro. È l’epicentro di un terremoto senza precedenti piazza Pianciani che, in due tempi, ha assistito alla comunicazione da parte di palazzo Koch di due distinti decreti del ministero dell’Economia e delle Finanze con cui è stato disposto lo scioglimento del consiglio di amministrazione, prima, della Bps e, poi, nel tardo pomeriggio di martedì, della controllante guidata dal presidente Giovannino Antonini. Ma andiamo con ordine.

La notizia del commissariamento della Bps, circolata per tutta la mattinata di martedì, è stata confermata da un comunicato diramato dalla stessa Bps, il cui titolo era stato sospeso in apertura di contrattazioni a Piazza Affari «in attesa di una nota». La Banca è stata posta in «amministrazione straordinaria», procedura per la quale è necessario un decreto del ministero delle Finanze su proposta di Banca d’Italia. La proposta, come si legge nella nota, è stata fatta «a seguito delle negative risultanze degli accertamenti ispettivi condotti». La relazione, secondo quanto noto, è stata letta questa mattina ai consiglieri della banca spoletina, riuniti in un consiglio di amministrazione straordinario, da sei ispettori di palazzo Koch arrivati alle 8.30 del mattino.

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Il decreto del Ministero risale all’8 febbraio e, con il provvedimento di Bankitalia dello stesso giorno, sono stati nominati i commissari straordinari della banca che sono Giovanni Boccolini, Gianluca Brancadoro, Nicola Stabile, mentre i componenti del comitato di sorveglianza rispondono ai nomi di Silvano Corbella, Giovanni Domenichini e Giuliana Scognamiglio. «Gli organi straordinari – recita il comunicato – operano sotto la supervisione della Banca d’Italia e adotteranno tutte le misure necessarie a garantire la regolarizzazione dell’attività aziendale nonché la piena tutela dei diritti dei depositanti e dei creditori sociali. La clientela, conclude la nota, potrà continuare a rivolgersi agli sportelli della banca che prosegue regolarmente la propria attività».

Commissariamento Scs E stessa sorte è toccata alla cooperativa. Già, perché nel tardo pomeriggio di martedì è trapelata, e poi regolarmente confermata da una nota della stessa Scs, la notizia del commissariamento della holding del presidente Antonini. «Il ministro con decreto ha disposto, su proposta della Banca d’Italia, lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e controllo. La proposta – prosegue la nota – è stata formulata anche a seguito della sottoposizione ad amministrazione straordinaria della controllata Bps». Gli organi straordinari nominati sono gli stessi, con i medesimi incarichi, individuati da Bankitalia per la Bps. Nel mirino sarebbe finita la «litigiosità del cda», ma anche «l’esercizio delle funzioni di capogruppo in contrasto con lo statuto Scs» e pure la nomina del dg Tuccari che secondo via Nazionale sarebbe arrivata senza il parere di Mps. Stando a quanto si apprende nei minuti immediatamente successivi alla comunicazione del delicato provvedimento, i vertici della Scs sarebbero già pronti a impugnare il decreto del ministero davanti al Tar del Lazio, depositando istanza di sospensiva nel tentativo di congelare gli effetti del provvedimento. Il presidente Antonini sarebbe già a Roma per un summit con il pool di legali.

Relazione Bankitalia Nel mirino di palazzo Koch, stando alle prime indiscrezioni trapelate intorno alla relazione, sarebbe finita la gestione dell’istituto di credito che avrebbe operato fuori dai confini della sana e prudente amministrazione e di un appropriato presidio dei rischi aziendali. Non solo. I rilievi degli ispettori riferirebbero anche di rilevanti inosservanze della normativa antiriciclaggio e trasparenza. Bakitalia, inoltre, avrebbe sottolineato l’ingovernabilità della banca umbra a seguito dei pesanti scontri registrati tra la controllante Scs (51%) e Monte dei Paschi (26%).

Fulmine a ciel sereno Dentro e fuori da palazzo Pianciani il commissariamento della banca, ma anche della cooperativa controllante, è stato accolto come «un fulmine a ciel sereno». «Bps – osserva un consigliere – ha fondamentali buoni, è una decisione che non comprendiamo, il decreto della Scs – prosegue – ha una motivazione irrituale e non ha alcun presupposto giuridico».

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Titolo a -7% Il titolo, come detto, non era stato neanche ammesso alle contrattazioni ad inizio di giornata (da Spoleto sostengono che la Consob fosse stata informata del commissariamento già nella giornata di lunedì), mentre alle 15 è stato riammesso andando però subito in asta di volatilità (che si attiva quando il prezzo teorico supera la percentuale di variazione massima fissata da Borsa Italiana): poco dopo le 15 infatti il titolo era sceso a quota 2,286 euro contro i 2,482 della chiusura di lunedì. Una differenza che si traduce in un calo teorico del 7%.

Benedetti preoccupato «Preoccupazione per il commissariamento» è stata espressa dal sindaco della città Daniele Benedetti, che in una nota scrive che «in attesa di conoscere nel dettaglio le motivazioni hanno portato a tale decisione esprimo la preoccupazione dell’amministrazione comunale per le sorti di un istituto fondamentale per il nostro tessuto economico e la speranza che la situazione possa chiarirsi e risolversi nel migliore dei modi». «Preoccupazione e rammarico» anche nelle parole del capogruppo udc alla Provincia di Perugia Maurizio Ronconi: «Le Fondazioni bancarie e pure le banche di credito cooperativo operanti in Umbria, a questo punto – afferma Ronconi – hanno il dovere di proporsi e di favorire una grande aggregazione per il credito regionale».

La trattativa con Mps Per quanto riguarda invece il fronte delle azioni detenute dal Monte dei Paschi di Siena, lunedì era emersa la possibilità di una riunione tra gli staff legali e tecnici di Mps e della Spoleto credito e servizi chiamati a trovare l’accordo intorno alla proposta formulata dalla cooperativa umbrara per l’acquisizione del 26% della Banca popolare di Spoleto in mano a Siena. Dopo il cda straordinario con cui il board del presidente Giovannino Antonini ha dato mandato ai propri legali di avviare la trattativa, anche Rocca Salimbeni si sarebbe detta disponibile ad accomodarsi al tavolo con un pool di esperti.

I tempi E così lunedì, giorno della scadenza dei tempi dettati da Mps per la chiusura dell’operazione, Spoleto sposava la linea attendista, complice, stando a quanto risulta, alcune ipotesi avanzate da Siena. Già, perché secondo alcune indiscrezioni nel documento recapitato venerdì alla Scs, Mps avrebbe sì rifiutato la proposta della cooperativa umbra, ma avrebbe anche fatto riferimento alla possibilità di attendere la relazione di Banca d’Italia in cui, oltre agli eventuali rilievi emersi nel corso dell’ultima ispezione, sarà indicato il valore della ricapitalizzazione di Bps. Tematiche che rischiano di passare in secondo piano dopo il commissariamento.

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