I vertici di Banco Desio nella sede Bps a Perugia

di Daniele Bovi

Formalmente «non siamo ancora niente», visto che per sbrigare le pratiche ci vorrà ancora qualche settimana, ma è come se lo fossero e allora nel giorno che segna l’avvio della nuova gestione della Banca popolare di Spoleto, i vertici di Banco Desio rassicurano famiglie e imprese della regione. Nel cuore di Perugia, in quel corso Vannucci dove Bps ha una delle sue sedi, mercoledì pomeriggio l’amministratore delegato Tommaso Cartone ha spiegato che «siamo molto liquidi e questa liquidità la indirizzeremo su questo territorio. Metteremo tutta quella che servirà per la clientela». Insieme a lui ci sono il presidente Agostino Gavazzi, che porta il cognome della famiglia che ha dato vita al Banco, il direttore generale Luciano Colombini e il suo vice Angelo Antoniazzi. Al tavolo anche il vicepresidente dell’istituto lombardo Stefano Lado, ovvero il presidente designato della nuova Bps ed esponente di una delle due famiglie azioniste di maggioranza dell’istituto lombardo. Suo vice designato sarà Colombini, mentre il dg sarà Antoniazzi, già al lavoro a Spoleto da una settimana al fianco dei commissari di Bankitalia.

TUTTI I DETTAGLI DELL’OPERAZIONE

I dettagli Il ‘tour’ istituzionale è già partito, tanto che giovedì i vertici del Banco hanno incontrato la presidente Catiuscia Marini e il sindaco di Spoleto Daniele Benedetti. «A tempo indeterminato» rimarranno a Spoleto anche la direzione generale, la sede legale e, fattore fondamentale per imprese e famiglie, quella che Colombini chiama «l’autonomia di carattere creditizio». Insomma, le valutazioni verranno fatte nella città del Festival. «Localmente – ha detto – si dovrebbe rispondere a oltre il 90% delle richieste con velocità. Ci sarà indipendenza di tipo commerciale». Rassicurazioni arrivano anche per i lavoratori dell’istituto di credito: «Ci siamo impegnati – spiega l’ad Cartone – a mantenere gli attuali livelli di occupazione, non ci sarà bisogno di una forte ristrutturazione e l’integrazione dovrebbe essere agevole». Mercoledì si è parlato anche dei tempi entro i quali formalizzare l’operazione: i vertici del Banco puntano a versare nei primi dieci giorni di luglio i 140 milioni di euro relativi all’aumento di capitale. Poi entro il 10 del mese successivo la nomina degli 11 membri del cda e infine il ritorno in Piazza Affari una volta ottenuto il via libera della Consob.

Trattative e cda Ultimata l’operazione Banco Desio controllerà all’incirca l’84% del capitale, la Spoleto credito e servizi tra il 9 e il 10% e il Monte dei Paschi intorno al 6%. «Nel cda – spiega poi Cartone – ci sarà spazio per qualche articolazione economica del territorio, ma la governance rimarrà in mano nostra così da garantire la discontinuità dopo questa serie di fastidiosi avvenimenti». Un cda dove al momento non sembra esserci spazio per la Clitumnus, la cordata umbra guidata da Carlo Colaiacovo e che raggruppa altri imprenditori locali sconfitta nella partita per il controllo della Bps. «I contatti ci sono stati – dice sul punto l’amministratore delegato – ma in questo momento sono arenati. Un’intesa non ci sarebbe dispiaciuta ma possiamo andare avanti anche senza». Insomma, non se ne fa un dramma. Oltre ai 140 milioni per l’aumento di capitale, il Banco ha anche concesso un finanziamento da 230 milioni alla gestione commissariale di Bps, così da sostituire l’intervento di Bankitalia in favore della banca commissariata.

Banca del Centro Italia Nella strategia pensata da Desio, il Banco insieme a Bps vuol diventare la banca del Centro Italia. Presenti già in Toscana e Lazio, qui il marchio lombardo sparirà per far posto a quello umbro. Una banca, quella spoletina, sulla quale Desio ha messo gli occhi in più occasioni e alla fine conquistata per una lunga serie di ragioni: «Entrambe – dice Gavazzi – sono ultracentenarie, nascono come cooperative, sono quotate, radicate sul territorio e hanno, come loro clienti privilegiati, le famiglie e le piccole e medie aziende più che quelle grandi. Siamo assolutamente convinti di potere essere utili a questo territorio, abbiamo le energie e le professionalità per farlo». «Bps – ha spiegato invece Cartone – ha un’elevata penetrazione commerciale, un brand forte e un rapporto fiduciario con la clientela. In più fra le nostre due realtà c’è un’altrettanto forte complementarietà geografica. Per noi poi c’è anche la possibilità di fare economie di scala e quindi, in sintesi, intervenire su Bps ci è sembrato naturale». Da ultimo Cartone ha anche sottolineato come da qui ai prossimi cinque-sei anni non ci sarà bisogno di un nuovo aumento di capitale: «Il nuovo gruppo – ha detto – avrà ratio patrimoniali abbondantemente sopra i limiti, con un common equity tier1 dell’11,5%».

Twitter @DanieleBovi

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