di Ivano Porfiri
«Mai stati così vicini perché abbiamo in comune gli stessi nemici». Parlano una lingua sola quasi su tutto la Confindustria di Giorgio Squinzi e la Cisl di Raffaele Bonanni. E sono in sintonia sulla parola d’ordine: crescita attraverso il taglio delle tasse. Dal palco del congresso nazionale della Femca, al teatro Lirick di Assisi, i due leader sono sembrati accomunati dallo stesso spirito con la benedizione di padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro Convento e moderati da Marco Tarquinio, direttore di Avvenire.
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Taglio tasse Per Bonanni e Squinzi il paese deve ripartire subito attraverso uno stop alle politiche di solo rigore e tagliando le tasse a baneficio di lavoratori e imprese. A cominciare dalle risorse liberate dall’uscita dalla procedura di infrazione verso l’Italia da parte dell’Ue. «Un buon segnale – per Squinzi – che ci dà qualche ottimismo, qualche speranza. Vuol dire che comunque – ha aggiunto – quello che si renderà disponibile dovremo cercare di metterlo sulla crescita perché è fondamentale ritrovare la crescita». Le risorse, gli fa eco Bonanni «vanno messe per sostenere l’occupazione, specie quella giovanile, per risolvere il problema degli esodati, dei cassintegrati, pero’ dobbiamo prepararci per un grande lavoro, per uno shock positivo sulle tasse. Deve esserci un colpo duro sulle tasse – ha precisato – che devono davvero essere dimezzate, questo per l’economia oltre che per la sicurezza delle famiglie».
Evasori in manette Un solo tema ha scalfito la perfetta sintonia: quello della lotta all’evasione fiscale. «Vanno inasprite le pene – ha attaccato Bonanni -, vogliamo vedere le persone in manette quando evadono, altrimenti questa storia non finisce più. In tutti i sistemi democratici – ha aggiunto – l’evasione fiscale viene colpita duramente. C’è un problema di mentalità che va cambiata, se il cittadino sa di farla franca l’evasione è più facile”. Anche per Squinzi «bisogna lottare contro il sommerso. Una lotta in questo versante noi la sosterremo, ma c’è anche un sistema di bizantinismo totale contro cui lottano le imprese. Questo Stato non è amico del contribuente, una volta nel mirino non c’è scampo, con accertamenti anche contraddittori tra di loro. Bisogna fare chiarezza». Il presidente di Confindustria ha suggerito, accanto alla repressione, «strategie di tipo attivo. Ad esempio – ha chiarito – a Letta abbiamo suggerito di che l’incentivo sulle ristrutturazioni dal 50% vada aumentato al 70% ed esteso all’arredamento: farebbe emergere un sacco di sommerso. Quindi lotta al sommerso – ha concluso – però ci deve essere un rapporto corretto ed equilibrato fra fisco e cittadini»
Dialogo sociale Lotta all’evasione a parte, il dialogo è fruttuoso. «Mai come adesso siamo vicini – ha detto Bonanni – perché abbiamo gli stessi nemici, i poteri locali e nazionali che frenano lo sviluppo. Il governo Letta, però, favorisce il dialogo, lui che è così attento alle questioni sociali». Anche per Squinzi, il dialogo «sta andando avanti. Poi io in particolare qui mi sento tra amici perché non posso dimenticare da presidente di Federchimica di aver firmato sei contratti nazionali con tutti loro trovando sempre delle soluzioni senza mai un’ora di sciopero».
Bisogna ripartire Di certo c’è un paese da far ripartire. «L’Italia in Europa dovrà dimostrare che il cantiere italiano è ben in vita – dice Bonanni -, invece è fermo da diverso tempo, ci sono ragnatele su questioni che riguardano le infrastrutture, l’energia, la pubblica amministrazione, la vicenda delle tasse, insomma è tutto fermo. E’ chiaro che la produzione stenta a vivere perché ci sono troppi pesi che la bloccano da diversi lati». Secondo Squinzi, «la politica che è stata impostata, che vuole controllare col rigore i debiti dei paesi, è stata anche necessaria per errori del passato, ma come ha detto Letta di solo rigore si può morire». Nonostante tutto, però «io – ha affermato Squinzi – rimango ottimista, con tutte le difficoltà rimaniamo il secondo paese manufatturiero d’Europa. Questo paese – ha aggiunto – deve tornare a crescere, ritrovare entusiasmo. Dobbiamo essere preoccupati, ma anche ottimisti, noi imprenditori e voi che siete con noi, dobbiamo credere nel grande potenziale di questo paese e prendere le decisioni che non abbiamo preso perché l’altra grande malattia di questo paese è di non fare scelte».
Cuneo fiscale Quali scelte? «Le scelte da fare – per Squinzi – sono tantissime, bisogna affrontare i nodi del nostro paese ma quella principale è fare di tutto per rendere più competitiva la forza lavoro, abbassando il cuneo fiscale sul lavoro perché è fondamentale. La Germania lo ha ridotto, da noi e’ cresciuto. Ci aspettiamo una riduzione del costo del lavoro almeno del 9%. Il 53% del costo del lavoro in italia non finisce ai lavoratori, è lì che dobbiamo andare ad incidere per rendere competitivo il sistema».
Le imprese restino qui Una provocazione è stata lanciata da padre Enzo Fortunato, che ha letto alcuni messaggi giunti al portale sanfrancesco.org. «Le imprese – ha detto – devono restare in Italia». Gli ha risposto Squinzi. «Dobbiamo creare le condizioni perché le imprese ritrovino entusiasmo a restare nel nostro paese. La prima è la semplificazione, su questo abbiamo comunanza di visioni. Solo da questo può tornare entusiasmo. La cosa che mi preoccupa di più – ha sottolineato Squinzi – e’ che molti giovani chiedano di andare a lavorare all’estero, anche nel nostro gruppo: rischiamo cosi’ di perdere intere generazioni. Noi – ha aggiunto – abbiamo il dovere morale di ricreare le condizioni perché si ritrovi entusiasmo per restare qui. Puo’ farlo solo la politica con la ‘P’ maiuscola, la politica vera che in questi anni in Italia ha latitato».
