La Isa

di Daniele Bovi
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Sui banchi frigo della Isa di Bastia Umbra, una delle aziende più importanti della regione che dà lavoro a 800 persone, va in scena lo scontro tra la proprietà e una parte del sindacato. Non quella che nell’immaginario collettivo è la «radicale» Fiom, ma la «moderata» Cisl. Da una parte il sindacato di Raffaele Bonanni che ha denunciato per «comportamento antisindacale» la proprietà della Isa; dall’altra l’azienda che accusa il sindacato di non fare la propria parte «in un contesto drammatico per la nostra economia». Motivo della contesa, l’ora in più di lavoro chiesta ai dipendenti e accettata da Cgil e Uil, ma non dalla Cisl. A partire all’attacco è la Isa che in una nota diramata da Confindustria Perugia spiega che «di fronte a una normalissima richiesta di flessibilità dell’orario di lavoro, per rispondere con tempestività alle mutevoli richieste della clientela internazionale, si verifica che l’imprenditore venga denunciato per “comportamento antisindacale”».

Atteggiamento intimidatorio L’accordo prevede 60 minuti in più di lavoro a settimana «su alcune linee» ed è stato accettato dalla maggioranza delle Rsu oltre che dalle già citate Cgil e Uil. Secondo Isa «un esiguo gruppo di lavoratori iscritti alla Filca-Cisl – è scritto nella nota di Confindustria – sta ponendo in essere ogni tentativo, anche intimidatorio, nei confronti degli altri colleghi di lavoro, per contestare in modo artificioso e strumentale tale richiesta dell’azienda dettata da positive esigenze produttive». Un clima che secondo Confindustria (che vuole affiancare la Isa in giudizio) è parte di una «strategia destabilizzante per gli equilibri aziendali, da tempo messa in atto da un gruppo sparuto di lavoratori che creano difficoltà a tutti gli altri lavoratori che manifestano ormai una palese insofferenza per la situazione invivibile».

Parole e fatti Un comportamento giudicato «paradossale» da parte di un’organizzazione che «a parole, in ogni occasione, compreso il recente congresso regionale, chiede a gran voce la difesa a oltranza delle attività produttive invocando alleanze anticrisi tra lavoratori ed imprenditori, avalli e assuma comportamenti palesemente incoerenti con gli obiettivi dichiarati». La Cisl, per bocca del segretario della Filca Pierpaola Pietrantozzi, racconta un’altra storia. Secondo il sindacato la denuncia è «la risposta estrema ad una assoluta mancanza di disponibilità al dialogo, al confronto, alla contrattazione che dentro quell’azienda si respira ormai da molti mesi nei confronti della nostra sigla sindacale. Il ricorso legale ha lo scopo, infatti, di difendere dal licenziamento un lavoratore delegato della Cisl che proprio in merito all’applicazione di un accordo sulla flessibilità, che contravviene alla normativa contrattuale dalla Cisl tra l’altro non firmato, è stato colpito da due provvedimenti disciplinari prima ancora della firma dell’accordo stesso».

LA RISPOSTA DELLA CGIL ALLA CISL: DICHIARAZIONI FUORI LUOGO

Fuori dagli accordi Secondo quanto spiegato da Pietrantozzi a Umbria24, nell’accordo si chiederebbe questa flessibilità ai lavoratori senza precisare i motivi per i quali può essere chiesta: «La Isa – dice – ha chiesto flessibilità usando procedure che vanno fuori dal rispetto degli accordi. Un nostro delegato si è permesso di farlo notare e così sono stati emessi provvedimenti disciplinari nei suoi confronti. Per queste cose si può essere licenziati». Il timore di Pietrantozzi è che «dietro la flessibilità si possa mascherare, ad esempio, un modo per non pagare uno straordinario. Non trovando un tavolo per discutere abbiamo fatto partire un provvedimento pesante, una cosa estrema che non è nelle nostre corde. Noi non siamo la Fiom, siamo stati costretti. C’è un atteggiamento di profonda chiusura».