La presentazione del report annuale di Bankitalia sull'Umbria

di Ivano Porfiri

Il Pil dell’Umbria cresce nonostante il terremoto che, sì frena il turismo, ma incide relativamente sui macro numeri del sistema economico dato che il settore turistico pesa solo per il 4 per cento del prodotto interno lordo. È un 2016 tutto sommato positivo quello dipinto dal report annuale della banca d’Italia, soprattutto per come si è chiuso, con l’ultimo trimestre che fa ben sperare per ciò che riguarda il 2017.

Sisma ed economia «Il terremoto frena il turismo ma non frena l’Umbria – ha affermato il direttore della filiale perugina di Bankitalia, Nicola Barbera -. Nel 2016 il Pil è cresciuto dello 0,6 per cento, meno che nel 2015 (+1,9), ma comunque l’aumento per due anni di seguito non si vedeva da molto e fa sperare che la ripresa non sia episodica, ma strutturale». Barbera cita dati sia qualitativi che quantitativi a supporto. «Tra i primi abbiamo la fiducia in crescita di famiglie e imprese, con una ripresa della domanda interna. Tra i secondi soprattutto l’aumento forte degli investimenti delle aziende con un +18 per cento, figlio in parte degli sgravi fiscali per il piano Industria 4.0».

Export cresce meno Se l’Umbria negli anni della crisi ha tenuto botta è stato soprattutto grazie all’export. «Nel 2016 – ha sottolineato Barbera – per la prima volta notiamo una crescita più lenta delle esportazioni, compensate però da una ripresa dei consumi interni». L’export, tuttavia, è tornato a crescere del 7,1 per cento nel primo trimestre del 2017 sui livelli quindi del 2015. «Se guardiamo agli ultimi 10 anni – è stato rimarcato – al netto della siderurgia (Ast di Terni, ndr) l’export umbro è cresciuto del 42%, più della crescita della domanda mondiale. A trainare agroalimentare, tessile e meccanica».

Turismo I settori peggiori nel 2016 sono stati edilizia, che non esce da una crisi ormai endemica, e turismo. Per la verità, fino al 24 agosto si registrava un boom: +7,3 per cento di turisti rispetto al 2015 con il traino proprio della Valnerina. Poi inizia l’incubo delle scosse con un calo tutto sommato contenuto fino al 30 ottobre e poi la mazzata del -35,4% negli ultimi due mesi dell’anno, ricalcata quasi in pieno nel primo trimestre 2017. Un colpo duro, durissimo, ma che nel complesso incide poco. «Il turismo in Umbria vale appena il 4 per cento del Pil – ha precisato il direttore della filiale di Bankitalia -. Il che ha fatto sì che non fossero significativi gli effetti sull’andamento complessivo del 2016. Questo dato, però, ci ha indotto a una riflessione anche sugli ampi margini di crescita del settore in ottica futura e a questo abbiamo dedicato un approfondimento specifico».

Occupazione Il 2016 ha visto scendere, dopo diversi anni, il tasso di disoccupazione sotto al 10 per cento (9,6). Gli occupati complessivi, però, calano: -1,5 per cento per la flessione soprattutto degli autonomi. In totale, nel 2016, aumenta del 3 per cento il numero degli inattivi, specie per l’aumento delle iscrizioni a percorsi formativi. Nel primo trimestre 2017 si torna col segno più anche per gli occupati con un +1,1 per cento.

Famiglie e povertà La condizione delle famiglie, secondo i numeri del report Bankitalia, migliora sia per ciò che riguarda il reddito disponibile che per i consumi. Col segno più anche la raccolta bancaria soprattutto per i conti correnti. Anche l’indice di povertà assoluta dà segnali incoraggianti, calando dal 4,4 al 3,6 per cento.

Credito e mutui Le famiglie umbre vedono calare anche il tasso di deterioramento del credito, sceso al 2 per cento. In aumento i prestiti e i mutui, cresciuti del 30,2 per cento rispetto al 2015. Oltre che per le famiglie, la qualità del credito migliora anche nel suo complesso, con un flusso di nuovi crediti deteriorati intorno al 4 per cento.

Enti locali: meno entrate e meno spese Infine, Banca d’Italia ha dedicato un approfondimento alle amministrazioni locali. Nel triennio 2013-2015 le entrate degli enti pubblici sono calate dello 0,6 per cento (mentre la media delle regioni a statuto ordinario è cresciuta dello 0,6) pari a 3.422 euro pro capite. Sono, parallelamente, scese anche le spese degli enti locali umbri (-3,3 per cento) più che nel resto d’Italia attestandosi a 3.325 euro a cittadino. Il che ha prodotto, nel complesso, una riduzione dell’indebitamento. A scendere è stata anche la spesa sanitaria: -0,2 per cento, senza per questo far calare i livelli essenziali di assistenza.

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