di Ivano Porfiri
Lo sciopero diventa a oltranza. La terza giornata di agitazione, con tanto di presidio ai cancelli, non ha portato a schiarimenti, bensì a intravedere nuvoloni ancora più neri all’orizzonte per gli 80 lavoratori della Balcke-Dürr di Fontignano, società che progetta e realizza camere filtro, da un anno in mano al fondo tedesco Mutares AG. Tutti sono in cassa integrazione a rotazione da circa sette mesi e da tempo attendono dal management risposte sul futuro.
Giornata dura Fin dalla mattina, la situazione ha preso una brutta piega. «Attualmente – spiega Cristiano Alunni della Fiom Cgil – ci sono in ballo due commesse da completare entro metà dicembre, poi una sola acquisita per marzo». Ebbene, da giorni tra i lavoratori corre voce che l’azienda voglia affidare a terzi quest’ultima, di fatto togliendo prospettive anche a breve termine di ripresa a pieno ritmo della produzione. «Per rassicurare operai e impiegati abbiamo chiamato l’amministratore (Paolo Gandin, ndr) – riferisce Alunni – ma non è arrivata alcuna notizia positiva: non ha confermato, ma neppure smentito».
Sciopero a oltranza A quel punto, ed erano le 11.30, viene proclamato coram populo lo sciopero a oltranza. Una risposta netta e dura, da chi vede a rischio il futuro suo e della propria famiglia. Allora iniziano i tentativi di mediazione, ma scavalcando i sindacati: le chiamate dei manager arrivano direttamente ai rappresentanti interni. «Si è tentato di convincere a sospendere l’agitazione per completare le commesse in corso – dice Alunni – anche con offerta di bonus di duemila euro a lavoratore. Ma senza garanzie scritte a una serie di richieste. Condizioni del tutto inaccettabili che, infatti, sono state respinte al mittente».
Ipotetico incontro a Roma Lo sciopero, dunque, resta anche se c’è chi tentenna e vorrebbe tornare al lavoro, anche perché l’azienda ha fatto sapere che, se non si portassero a compimento le commesse, la situazione diventerebbe drammatica. Anche per questo, non è escluso che venerdì qualcuno si presenti al lavoro e non ci saranno picchetti a impedirlo. Fra l’altro, sempre i manager per convincere i restii al ritorno in fabbrica, avrebbero fatto riferimento a un ipotetico incontro – non ancora convocato ufficialmente – il 5 dicembre a Roma dove si dovrebbe fare chiarezza sul futuro (il 3 intanto i sindacati faranno il punto con la Regione). «È una situazione davvero difficile – commenta Alunni – anche perché siamo in un territorio già colpito da crisi come la Trafomec. Molti lavoratori sono giovani padri o madri di famiglia. Anche per questo ci auguriamo che davvero il 5 si scoprano le carte».
