di Ivano Porfiri
«Gli interventi diretti e indiretti della manovra graveranno sulle famiglie per 33 miliardi dei 54 complessivi e l’aumento dell’Iva costerà 140 euro a ogni famiglia italiana». E’ stato questo il messaggio forte lanciato dal presidente della Confesercenti, Marco Venturi, aprendo il meeting annuale di San Martino in Campo, a Perugia.
138 euro in più per l’Iva L’aumento dell’Iva stabilito dalla manovra economica si tradurrà in 138 euro di aumento medio annuo per ciascuna famiglia umbra, sostiene una proiezione della Confesercenti, secondo cui l’aumento di un punto dal 20 al 21% graverà per il 70% sulle famiglie. L’aumento – sostiene lo studio diffuso nel corso del meeting – in Italia peserà per 140 euro in media a famiglia così suddivise per territori: Nord-est (166 euro a famiglia ogni anno), seguito dal Nord-ovest (158), dal Centro (138), Sud (113) e Isole (102). Guardando alle professioni, la crescita sarà di 220 euro per imprenditori e professionisti, 170 per i lavoratori in proprio, 189 per impiegati e dirigenti, 149 per operai e assimilati, 104 per i pensionati e 95 per altra condizione (cassintegrati, disoccupati). La manovra sull’Iva, inoltre, unicamente per la parte riguardante i consumi delle famiglie, sempre secondo lo studio inciderà dello 0,48% sull’inflazione e porterà un gettito annuo aggiuntivo di 3,4 miliardi di euro. Confesercenti sottolinea poi alcune incongruenze dell’aumento dell’Iva. Ad esempio, «si paga il 20 per cento di Iva se si acquista il caffe’ da preparare in casa, mentre se lo si consuma al bar viene gravato del 10%».
Imprese chiudono «Se a questo scenario aggiungiamo il dramma di migliaia di chiusure di imprese commerciali e del turismo il quadro è assai preoccupante», ha poi sottolineato Venturi, secondo il quale la situazione sta peggiorando. «Se il saldo negativo fra aperture e chiusure prima della recessione, nel triennio 2005-2007, era stato di 80 mila imprese in meno – ha proseguito – , nel solo biennio di congiuntura negativa 2008-2009 era salito a meno 110 mila. In soli 24 mesi insomma hanno chiuso 30 mila imprese in più rispetto ai tre anni che precedono la crisi». Sulla crescita economica i conti, dopo la approvazione della manovra, non tornano: dalle previsioni aggiornate Confesercenti-Ref risulta che «le speranze di ripresa nel 2012 svaniscono con un Pil che crescerà solo dello 0,1% e con i consumi delle famiglie bloccati su una allarmante crescita zero rispetto al 2011 (dopo aver registrato nel 2010 l’1% e quest’anno solo lo 0,5%)».
Tagli liberano 50 miliardi Per Venturi il problema del debito «può essere gestito solo con le armi della crescita e della fiducia» e per fare ciò «servono scelte coraggiose anche in contrasto con forti interessi politici che possono essere rimossi solo con pressioni decise e ampie dei cittadini-elettori. Si deve prendere atto che l’unica via percorribile non è certo quella, impraticabile, del prelievo fiscale che avvelena i pozzi dello sviluppo colpendo fiducia, consumi ed investimenti, ma è quella di aggredire la spesa pubblica. Non solo per quantità intervento, ma soprattutto per qualità». Tra le priorità da attuare, Venturi ha indicato «tagli nel numero dei parlamentari, membri di Governo, consiglieri, assessori; tagli draconiani nelle consulenze pubbliche; abolizione di tutte le province; interventi decisi su comunità montane e micro comuni; accorpamento di circoscrizioni e municipi; condividere servizi per aree vaste a partire da nettezza urbana e trasporti nonché dall’acquisto di beni e servizi». Attraverso tagli mirati alla spesa, per Venturi, è possibile recuperare 50 miliardi di euro in tre anni «a disposizione non solo della diminuzione del debito ma anche dello sviluppo». Inoltre, ha aggiunto Venturi, «molto altro si potrebbe fare sulle liberalizzazioni, senza mettere le mani nelle tasche degli italiani per l’ennesima volta o senza mettere in campo interventi dimostrativi sul commercio, sulle edicole o sui taxi. Altre strade – ha concluso – non ci sono, visto che la nostra pressione fiscale effettiva è al 54%».
Si riduce il risparmio Anche il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, si è soffermato sulle difficoltà delle famiglie. «In Italia – ha spiegato – durante e dopo la crisi la propensione al consumo è aumentata, mentre il tasso di risparmio delle famiglie nel 2010 è sceso del 9%. Le famiglie, cioè, hanno ridotto il risparmio per mantenere i livelli di consumo. Questo significa che hanno considerato che la crisi fosse temporanea, transitoria». Giovannini ha aggiunto che ora «le famiglie si stanno rendendo conto che la crisi non è provvisoria e i dati sul clima di fiducia stanno peggiorando ulteriormente». Anche perché, ha sottolineato, «le misure prese prefigurano 3-4 anni di stretta molto forte».
Fitoussi bacchetta la Germania A San Martino in Campo anche il noto economista francese Jean Claude Fitoussi. Parlando della situazione dell’Eurozona ha detto: «Forse sarebbe meglio mettere la Germania fuori dalla zona euro perché bisogna che la Germania capisca che se va fuori dalla zona euro perde tutti i suoi vantaggi». «L’euro – ha aggiunto – ha dato un vantaggio strutturale alla Germania, nel quadro della moneta unica la Germania guadagna continuamente in termini di competititivà, ma per definizione la competitività è una cosa relativa, non tutti possono guadagnarne. Bisogna quindi – ha concluso – che la Germania capisca che se va fuori dall’euro perde tutti i suoi vantaggi».

