di Daniele Bovi
Previsioni occupazionali in calo per quanto riguarda il 2014 delle imprese artigiane umbre. Secondo il rapporto pubblicato nelle scorse ore da Unioncamere e ministero del Lavoro infatti alla fine dell’anno il saldo sarà negativo di 1.060 unità. Stando alle aspettative degli artigiani della regione infatti le assunzioni nel corso dell’anno saranno 1.100 mentre le uscite, tra licenziamenti, mancati rinnovi dei contratti e persone che andranno in pensione, saranno 2.160. Tradotta in termini percentuali la flessione sarà del 3,9%, più marcata sia rispetto alle altre regioni del Centro Italia (-3,6%) che al resto del Paese (-3,2%).
I numeri Se in termini assoluti, per ovvi motivi, la provincia di Perugia assorbe la maggior parte delle entrate e delle uscite, in percentuale è quella di Terni a soffrire di più: -5,1%, con 520 uscite e 240 nuovi contratti. Nel capoluogo di regione, almeno secondo le stime, le prime saranno invece 1.630 mentre i secondi 860. A livello nazionale i nuovi contratti saranno 92.100 mentre le uscite preventivate 118.600 e, nel complesso, aumentano le imprese artigiane che quest’anno intendono assumere nuovo personale: 42.100, pari al 10,1% del totale contro il 9,6% nel 2013.
Difficoltà e punti di forza «Un incremento che non basta però – sottolinea Unioncamere – a bilanciare le difficoltà congiunturali e occupazionali ancora evidenti nel settore, come dimostra la perdita di altri 41 mila lavoratori stagionali e non stagionali (pari a una flessione del -3,2% dello stock degli occupati alle dipendenze nell’artigianato) e la diminuzione dei contratti di lavoro dipendente e atipico che verranno attivati nel corso del 2014 (-0,3% rispetto allo scorso anno)». Segnali migliori ci sono però per quelle realtà che si proiettano verso i mercati esteri: in questo caso infatti la quota di imprese che assumerà è del 19%. Appena un punto in meno poi per quelle che hanno scelto di sfruttare al meglio le nuove tecnologie.
Gli introvabili «È per questo – osserva sempre Unioncamere – che alla “caccia” di professioni tradizionali – che in alcuni, circoscritti casi, mantengono percentuali di “introvabilità” elevati (dai lattonieri e calderai ai falegnami e valigiai) – si affianca una maggior richiesta di professioni intellettuali da assumere con contratto a tempo indeterminato o determinato (+22% tra il 2013 e il 2014) e di operai specializzati (+0,8%) e generici (+10,4%)». Operai specializzati che rappresentano il 38% delle assunzioni stagionali e non stagionali, seguiti dalle figure commerciali e dei servizi (22%) e dai conduttori di macchinari e impianti (15%). Tornando ai dati che riguardano l’Umbria, Unioncamere segnala la difficoltà di trovare artigiani che, se a livello nazionale si attesta intorno all’11%, nel Cuore verde (dove in provincia di Terni si raggiunge una punta del 27%) è più forte.
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