Potrebbe passare per la stampa 3D, la cosiddetta manifattura additiva, il rilancio industriale dell’area di Terni e Narni, venerdì al centro di un workshop particolarmente partecipato targato Confindustria e conclusosi con l’impegno a redigere entro tre mesi pochi, ma chiari impegni capaci di dare una sferzata all’economia del comprensorio.
Manifattura additiva, la stampa 3D A mettere in chiaro fin dalle battute iniziali la strada su cui dovrebbero incamminarsi molte aziende dell’area è stato Ivan Stammelluti strategy consultant di The European house Ambrosetti: «La domanda su competenze in stampa 3D – ha detto – è aumentato del 1.834% in 4 anni e del 103% tra agosto 2013 e agosto 2014, ma in Italia solo sei aree hanno la caratteristiche per la formazione di un centro di eccellenza della manifattura additiva. L’area di Terni e Narni con i suoi requisiti – ha proseguito – è una di queste e può diventare un distretto ricco di competenze nella creazione di materiali, nella progettazione e nell’ottimizzazione dei processi legati alla manifattura additiva per fertilizzare e rendere più competitive tutte le aziende di prodotti finiti in metallo, a patto che si agisca con velocità e con spirito di squadra».
Neri: «Basta polemiche, serve cooperare» Ma il confronto è stato ampio e ha preso spunto dalla delibera del consiglio regionale che ha individuato l’area di Terni e Narni come bisognosa di interventi di carattere straordinario. In questo senso, il presidente della sezione di Terni di Confindustria Umbria Stefano Neri ha affermato: «Non c’è più spazio per le polemiche, quando il consiglio regionale decide di attivarsi, Confindustria Umbria è chiamata a cooperare per poter utilizzare al meglio gli strumenti che si riescono a porre in atto e quello a cui teniamo è far valere le istanze di chi fa impresa, organizzando le idee e mettendoci a lavorare in modo professionale».
Cioffi e Rosa: «Territorio unica risorsa» Di un’area che deve rappresentare «il laboratorio dell’Umbria» ha invece parlato il presidente regionale dell’associazione, Ernesto Cesaretti, che ha aperto la serie di interventi programmati e frutto delle riflessioni avvenute all’interno di Confindustria Umbria nei mesi recenti. In particolare, Giuseppe Cioffi responsabile della sezione chimica e Rodolfo Rosa di Bayer: «Dopo il lavoro di analisi del sistema Ternano riteniamo che sia necessario – è stato il messaggio – ripartire da dove veniamo e quindi essere consapevoli che il territorio è l’unica vera risorsa sostenibile: esso non è un “spazio” su cui parcheggiare le attività produttive e i flussi (buoni o cattivi) da esse derivanti, ma un vero asset competitivo, che – accanto al lavoro e al capitale – contribuisce in modo sostanziale alla produzione di valore economico».
Calderini: «Sfruttiamo le multinazionali» A traghettare il confronto dalla chimica alla meccanica che in Umbria ha un peso straordinario coprendo circa il 50% del Pil manifatturiero regionale, attraverso oltre 800 società di capitali, un fatturato superiore a 5 miliardi e circa 17 mila persone occupate, ha pensato Massimo Calderini: «Servono sforzi straordinari e contingenti sia pubblici che privati per rilanciare il nostro territorio, ma la prima leva è lo sviluppo delle eccellenze già presenti e in maniera particolare lo sfruttamento delle multinazionali presenti. Che possono essere degli incubatori tecnologici, sorgenti di moderna cultura gestionale, dei centri di formazione, delle opportunità di networking internazionale: sta agli stakeholders locali – ha detto – presidiare affinché questo sfruttamento delle multinazionali sia possibile e realizzato».
Criticità e opportunità del territorio Una radiografia su criticità e opportunità del territorio è stata invece presentata da Federico Zacaglioni, amministratore delegato di Skyrobotic: «Ci siamo sforzati di restare nel concreto, elaborando una visone d’insieme del territori e creando una “casetta degli attrezzi” su cui elaborare una riflessione. Abbiamo individuato alcune criticità del distretto come produzioni a basso valore aggiunto, scarso trasferimento tecnologico, carente attrattività, scarsa cooperazione, poca propensione all’internazionalizzazione e indisponibilità di strumenti finanziari, ma anche alcune opportunità tra cui la presenza sul territorio di competenze e produzioni integrabili, competenze manifatturiere diffuse, opportunità di interlocuzione con centri di ricerca internazionali».
Rettore Moriconi e la cattedra in metallurgia Al workshop di Confindustria ha partecipato anche il rettore dell’Università degli Studi di Perugia Franco Moriconi che ha ribadito l’impegno a portare a Terni una cattedra di metallurgia: «Il mio impegno – ha sottolineato – è quello di continuare a frequentare Terni in prima persona perché Terni è fondamentale per l’Università di Perugia».
De Rebotti, Di Girolamo e Paparelli Spazio è poi stato lasciato ai rappresentanti istituzionali, a cominciare dal sindaco di Narni Francesco De Rebotti che si è detto «contento di aver sentito l’entusiasmo delle imprese che ha rappresentato una iniezione di fiducia e credo – ha detto – he il risultato più importante di questa giornata sia l’aver individuato un terreno comune su cui ragionare». Diverso il tiro del sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo che ha evidenziato «il bisogno di una nuova industrializzazione che metta al centro l’innovazione e la nuova economia, oggi – ha detto – abbiamo tratteggiato alcune linee da sviluppare anche grazie al capitale delle nostre competenze, da qui l’importanza della formazione, della ricerca e di un maggior protagonismo dell’Università». A chiudere i lavori l’assessore regionale Fabio Paparelli: «Terni può contare su una industria manifatturiera di base molto radicata che dobbiamo impegnarci a rinnovare e rilanciare. Per fare questo c’è bisogno di un patto rinnovato sulle scelte di fondo per lo sviluppo di politiche industriali dedicate a questa parte dell’Umbria».
