di Marco Torricelli
Tra di loro sarebbero praticamente d’accordo: Outokumpu molla le acciaierie, che passeranno sotto il controllo di Aperam (e dei due soci di minoranza italiani, Arvedi e Marcegaglia). Ma l’ultima parola spetterà alla Commissione europea. Oltre che alle borse.
L’accordo Che si fosse alla stretta finale era apparso chiaro già una settimana fa quando, proprio da casa Aperam, erano filtrate alcune indiscrezioni relative alla ‘ricalibratura’ del piano industriale del colosso franco-lussemburghese e ai riferimenti relativi ai volumi produttivi del sito ternano. Un chiaro segnale di come il canale di collegamento non si fosse mai interrotto e che i tempi fossero ormai maturi per un annuncio che aprirà certamente uno scenario nuovo.
La trattativa Aperam aveva fatto il primo passo a febbraio, ufficializzando che insieme ad Ilta Inox (del gruppo Arvedi) e Marcegaglia aveva sottoscritto un «memorandum di intesa» per creare una joint venture per acquisire gli impianti di Terni. «L’esperienza e le risorse combinate nel consorzio – recitava la nota – sarebbero impiegate per migliorare la competitività e la redditività della fabbrica italiana nel mercato europeo dei prodotti di acciaio inossidabile». Da allora, tra alti e bassi e con l’inserimento e l’uscita di scena di altri pretendenti, la trattativa – sulla quale non sono mancate le prese di posizione, anche polemiche – di fatto non si è mai interrotta.
Le offerte Cifre ufficiali non sono mai state rese note, ma ad una prima offerta – pare inferiore ai 100 milioni di euro e giudicata inaccettabile da Outokumpu – Aperam ne ha fatta pervenire una seconda, un paio di settimane fa, che arriverebbe a sfiorare i 200 milioni che, pur essendo lontani dai 560 che corrispondono alla valutazione che Outokumpu dava al sito ternano nel suo complesso, venivano considerati in maniera molto più possibilista. Soprattutto perché relativi a ‘tutto meno il Tubificio’, che almeno per il momento resterebbe in mano finlandese, con Outokumpu che si trasformerebbe in un cliente ‘privilegiato’ di una fabbrica di cui è stato padrone.
Il Tubificio Proprio quella Tubificio sarà una delle questioni più spinose da affrontare, in quanto era stato sempre considerato, non solo da lavoratori e sindacalisti, ma anche dall’intero sistema politico e istituzionale, parte integrante del polo ternano e quindi come elemento da non poter essere escluso dalla trattativa e dal successivo passaggio di mano. Ma che la soluzione – finale o di passaggio – non potesse che essere questa era apparso chiaro da tempo.
Le prospettive Altro tema che dovrà essere accuratamente perso in esame sarà quello relativo alle prospettive che Aperam, ma anche i soci italiani, vorranno dare al sito ternano: un precedente analogo, in questo periodo, è stato spesso citato ed è quello che si verificò quando le acciaierie furono privatizzate, con Thyssen e Krupp, all’epoca non ancora fuse in un unico blocco, che le acquistarono in società con tre italiani – Agarini, Falck e Riva – che poi sparirono ben presto dalla scena, tutti felici, intascando paccate di milioni. Ora, si dice, la situazione è diversa.
La Commissione europea Anche se il mondo politico e istituzionale continentale ha sempre ribadito che quella in corso è «una trattativa tra privati, sulla quale non è lecito interferire più di tanto», non va dimenticato che il ‘via libera’ definitivo all’operazione, quando verrà formalizzata, spetterà alla Commissione europea, alla quale dovrà essere comunicata nei dettagli; piani industriali, finanziari ed economici compresi; per permettere di verificare che non sussistano – ma è praticamente impossibile che ciò avvenga – nuovi elementi che possano stridere con le procedure antitrust.
Il personale Allo stato attuale il ‘sistema acciaierie’ garantisce l’occupazione a circa 4mila persone, oltre la metà delle quali – 2278 – direttamente in Ast ed un migliaio grazie al sistema degli appalti: 325 all’Ilserv e circa 700 nelle varie altre ditte impegnate. Alla Società delle fucine i lavoratori sono 210, all’Aspasiel 65 e al Tubificio 150.
La visita Mentre si aspetta quella del ministro Flavio Zanonato, in programma per martedì 3 dicembre, venerdì mattina alle acciaierie c’è stata un’altra visita, decisamente diversa: quella delle ragazze della Ternana Futsal, «alle quali abbiamo voluto trasmettere – spiega la società – quel sentimento di appartenenza verso una città che da 130 anni vive di duro lavoro e sacrificio».
Le ‘ferelle’, dopo un passaggio nella biblioteca privata delle acciaierie, hanno visto da vicino la lavorazione vera e propria, con una camminata lungo tutto il percorso della produzione ‘a caldo’, dal primo procedimento del riempimento delle ceste con il rottame, al prodotto finito, passando per i due forni elettrici del centro fusorio. «Quello che più mi ha impressionata, a parte il freddo e gli operai che lavorano in inverno a temperature impossibili – racconta Tonia Di Turi – non è tanto la lavorazione del prodotto acciaio, quanto l’imponenza e la maestosità dei macchinari. Sono davvero enormi». Francesca Madonna, invece, è stata colpita dai tanti operai impegnati nello stabilimento ed ha osservato che «fra loro ci sono anche nostri tifosi o persone che ho imparato a conoscere in questa mia permanenza nella città di Terni. Ho sempre pensato che indossare la maglia rossoverde, la maglia delle ‘fere’, fosse un onore immenso per me, ma da oggi lo sarà ancora di più».
