Gli alloggi a Terni

«Non si tratta di sharing economy ma di shadow economy». Va all’attacco dell’accoglienza turistica extralberghiera, con particolare riferimento alle nuove forme di accoglienza, la Federalberghi di Terni che mercoledì ha fatto il punto sulla presenza di appartamenti e alloggi disponibili in rete e distribuiti in tutta provincia.

LA NUOVA LEGGE REGIONALE SUL TURISMO

La metà dei proprietari gestisce più alloggi Secondo i dati Istat, rileva l’associazione di categoria, nel territorio in questione ad aprile 2017 sono stati contati 600 strutture extralberghiere, mentre su Tripadvisor le possibilità di sistemazione sono 1.134, poco meno quelle su Airbnb che dispone di 1.023 soluzioni (nel 2014 erano 517 e nel 2015 773): «Il problema è che non si tratta di alloggi condivisi perché – rileva con preoccupazione Federalberghi – il 76 per cento degli annunci di Airbnb è riferito ad appartamenti interi non abitati, né si tratta di attività occasionali visto che l’84 per cento è disponibile per oltre sei mesi l’anno. Siamo di fronte a un sommerso turistico importante, fatto solo in parte di piccoli redditi, perché – conclude l’analisi della categoria – il 55 per cento degli annunci è pubblicato da host che gestiscono più di un alloggio».

In 16 mesi Terni e Narni raddoppiano su Airbnb La situazione più delicata, in questo senso, interessa Orvieto dove ad aprile 2017, soltanto su Airbnb, sono state rilevate 208 inserzioni (+22 per cento rispetto al dicembre 2015); segue Amelia che nel portale degli alloggi extralberghieri è presenti con 120 proposte (+35 per cento). Terzo gradino del podio a Terni che conta 103 appartamenti (+51,5 per cento), per crescita secondo soltanto a Narni che dispone di 85 annunci (+57,4 per cento).

Federalberghi: «Passi in avanti con Testo unico turismo, ma strada è lunga» Da qui l’allarme di Federalberghi provinciale: «Il nuovo testo unico sul turismo della Regione ha accolto solo in parte le nostre richieste di emendamento, finalizzate a limitare l’ingiustificata disparità di trattamento e l’entità degli oneri a carico di chi è titolare o gestore di una struttura ricettiva rispetto a chi mette a disposizione alloggi tramite locazioni. Inoltre, il decreto che assegna ai portali il compito di prelevare alla fonte la cosiddetta cedolare secca, da noi fortemente sostenuto – aggiunge Federalberghi Umbria – è una soluzione positiva ma non sufficiente, che dovrà essere integrata con altre misure di tutela del consumatore, ad esempio in materia di igiene e sicurezza, di pubblicità ingannevole e di trasparenza. In Umbria e a livello nazionale, insomma, sono stati fatti piccoli passi in avanti nell’arginare la concorrenza sleale nel turismo, ma la strada è ancora lunga. E non è sempre facile dimostrare che l’economia della condivisione è fasulla. Proprio per questo motivo, Federalberghi ha censito le strutture parallele che vendono camere sui principali portali e mette i dati a disposizione delle istituzioni per un confronto, si auspica anche a livello comunale, che parta da fatti certi».

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