Per gli affitti brevi la tassazione sale al 26 per cento per tutti, anche per chi ha un solo immobile e finora era potuto ricorrere alla cedolare secca tassata al 21 per cento. Il risultato è che tutte le persone fisiche che ricorrono agli affitti brevi dovranno versare al Fisco il 26 per centro degli introiti. Stessa pressione fiscale anche chi esercita attività di intermediazione. La novità è contenuta nella manovra di bilancio approvata dal Consiglio dei ministri, su cui ancora non c’è un testo definitivo, ma soltanto una bozza, anche se la road map prevede l’approdo del testo in Parlamento entro la settimana. Tuttavia, sulla misura si registra la contrarietà di Forza Italia e Lega. Sarà quindi da capire se la tassazione al 26 per cento sugli affitti brevi di tutti gli immobili, compreso il primo, reggerà in Parlamento.

In Umbria un dato puntuale sugli alloggi utilizzati per l’accoglienza turistica non c’è, ma a dare la misura è la capacità ricettiva rilevata trimestralmente dalla Regione: al 30 giugno scorso in Umbria risultavano attive 8.253 realtà di accoglienza turistica, tra queste gli alberghi e le residenze d’epoca che non superano quota 500, anche se poi dal computo vanno stornati anche gli agriturismi, che in Umbria sono circa 1.500, ma anche case religiose d’accoglienza e altre tipologie. In questo quadro, appare verosimile ipotizzare in via prudenziale la disponibilità sul territorio regionale di oltre 5 mila appartamenti destinati all’accoglienza turistica.

Gli affitti brevi sono quei contratti che si possono attivare per un periodo non superiore di 30 giorni e che vengono stipulati da persone fisiche, quindi al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa: in Italia si reputa impresa chi lavora con gli affitti brevi con almeno cinque immobili. La manovra di bilancio del governo contiene, infine, anche la proroga al 2026 per l’incremento dell’imposta di soggiorno fino a 7 euro, mentre ora è 5 euro: la misura in questo caso è rivolta ai Comuni.

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