di Daniele Bovi
Costi fermi, più passeggeri e acceleratore pigiato sui ricavi, specialmente quelli legati alle attività che verranno aperte nell’aeroporto di Perugia. In sintesi è questa la rotta tracciata nel Piano economico-finanziario 2012-2014 recentemente approvato dai soci di Sase spa, l’azienda che si occupa della gestione dell’aeroporto. Piano che fissa al 2015 e a quota sei milioni di euro l’agognato break-even, ossia il pareggio economico dopo anni di investimenti anche e soprattutto pubblici e bilanci in rosso. Prima di quella data, quando i soci si attendono che la società cammini da sola sulle sue gambe, molti sono stati gli interventi economici della mano pubblica e non solo. Interventi giustificati dalla necessità di dotare l’Umbria di un aeroporto adeguato e immaginando le ricadute positive sul territorio.
Il quadro dei mesi scorsi Alla fine del 2010 arriva la ricapitalizzazione della società, resasi necessaria dopo che il 2009 si chiude con oltre 900 mila euro di passivo da sommare ai 439 mila del 2008. Ergo, come impone la legge, perdite azzerate e ricapitalizzazione di oltre due milioni finanziata soprattutto dalla Camera di Commercio di Perugia (primo azionista con il 34%), dalla Regione tramite Sviluppumbria e da Unicredit: i tre soci che detengono quasi l’80% delle azioni. Poi, nel luglio scorso, un’iniezione decisiva di soldi freschi (tre milioni) da parte di Camera di Commercio e Fondazione Cassa di risparmio di Perugia. Tre milioni spalmati nel prossimo triennio che serviranno alla Sase per mantenere in vita le attuali rotte.
Negozi e parcheggi Ricordi del passato stando al nuovo Piano. Prima del pareggio nel 2015, nel 2014 il bilancio di dovrebbe chiudere con un rosso di 356 mila euro, ma è la proporzione che cambia rispetto al 2010: da un -57% si passa a un -6%. Merito della strategia di cui all’inizio che dovrebbe far lievitare l’incidenza dei ricavi commerciali, nelle intenzioni dei soci, dal 6% al 29% dei ricavi totali. Le leve da attivare si chiamano parcheggi, negozi e pubblicità. Nel 2012, in giugno, la Sase prevede di attivare 200 posti auto (che saranno 400 a partire dal 2013) a tre euro al giorno che solo nell’anno in corso genereranno 133 mila euro di utili. Novantamila euro arriveranno invece dall’affitto degli spazi pubblicitari. Nel 2012 circa 150 mila euro li garantiranno ristoranti, bar, negozi e autonoleggi: tutte attività date in subconcessione e dalle quali Sase trarrà una quota fissa più una percentuale sugli utili. Cinquantamila euro invece saranno il frutto del duty free direttamente gestito da Sase.
Costi La società, come detto, prevede di mantenere i costi proporzionalmente inalterati e di posti di lavoro in più non se ne vedranno. Ventuno rimarranno gli operai e 13 gli impiegati. Quello che cambia sarà «l’aumento dell’efficienza». Come si spiega nel Piano, per far fronte alla necessità di manodopera connessa all’aumento dei passeggeri (perlopiù legata alle operazioni di sbarco e imbarco), si farà ricorso al lavoro interinale per le ore che serviranno. Ma il core business dell’aeroporto sono ovviamente i passeggeri che, secondo le previsioni, saranno 255 mila nel 2012, 304 mila nel 2013 e 330 mila nel 2014. Cifre che fanno ipotizzare ricavi dal milione e mezzo del 2010 ai 3,8 del 2014. In sintesi, la proporzione tra ricavi cosiddetti «aviation» e «no aviation» passerà dal 93%-7% del 2010 al 70%-30% del 2014.
La seduta del consiglio camerale Nel corso dell’ultima seduta del consiglio camerale della Camera di commercio, è andato in scena un dibattito ampio sul Piano e sulle rotte. Carmela Colaiacovo sottolinea l’importanza di quella verso Milano che serve a chi si muove per affari. Un volo da mantenere, secondo la presidente di Federalberghi, a prescindere dalla presenza di Ryanair che fonda i suoi principali interessi sulla clientela turistica. Nel Piano poi viene spiegato come Malpensa «non risponde più alle esigenze del mercato umbro che opterebbe per la destinazione Linate, più vicino a Milano e alle principali aree di business della Lombardia». Che sia Linate o che sia Malpensa, l’Umbria non può comunque perdere un collegamento con quella che è l’area più vitale del Paese. Il dibattito viene chiuso dal presidente Giorgio Mencaroni che spiega di essersi speso in prima persona per attivare nuove tratte verso Germania, Francia e paesi dell’Est europeo. Per centrare i risultati e potenziare lo sviluppo dell’aeroporto però, secondo Mencaroni serve uno sforzo comune di tutti gli enti.


Cari amici,
seguo con interesse i vostri articoli sempre esaurienti e professionali.
Ma trovo che spesso i giornalisti umbri hanno la memoria un po’ corta.
Per esempio, che ne è del volo Perugia-Parigi tanto strombazzato mesi fa e che doveva partire il 25 marzo? Al call center di BelleAir non ne sanno nulla.
Altra questione: se Ryanair va a Bergamo, questo significa che il volo quotidiano per Malpensa fatto col Brasilia finisce? Nessun giornale si è posto questa domanda, che a me sembra non del tutto secondaria.
Grazie e buon lavoro.
Gentile Riccardo,
come da noi riportato in questo precedente articolo http://umbria24-newspack.newspackstaging.com/perugia-nuovo-aeroporto-francesco-nuovi-parigi-germania-spagna/75178.html quello per Parigi era un volo sperimentale che dovrebbe entrare a regime con l’orario Summer, cioè da aprile ad ottobre. Se poi Belle Air non ne sa niente è un fatto quantomeno sorprendente e di cui prendiamo atto dalle sue parole. Di certo, torneremo presto ad occuparci dell’aeroporto e dei voli (sicuramente quando scatterà l’orario estivo). Per il momento, grazie della segnalazione.
Ivano Porfiri