di Daniele Bovi
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Nello spezzettato sistema di tariffazione che caratterizza l’Umbria, le famiglie della regione tra il 2008 e il 2012 hanno pagato un conto salato per la bolletta dell’acqua, con aumenti che vanno dal 24% degli Ati1 e 2 (buona parte della provincia di Perugia) fino al 32% di quelli 3 e 4 (ovvero il Folignate-Spoletino e la Provincia di Terni). A metterlo nero su bianco è l’Agenzia Umbria ricerche nelle dieci pagine dello studio, presentato giovedì a Perugia, a palazzo Fioroni, sul costo del servizio idrico tra il 2008 e il 2012. E che l’acqua in Umbria sia molto salata lo testimoniano anche le classifiche annuali stilate da Cittadinanzattiva che, negli ultimi anni, collocano l’Umbria al terzo posto in Italia. «Aumenti da imputare – è scritto nello studio -, oltre alla ricerca dell’equilibrio economico anche a miglioramenti qualitativi del servizio derivanti da investimenti effettuati dai vari gestori del servizio, ma tale aspetto non può essere analizzato con i dati a disposizione dell’Osservatorio».
Aumenti casuali Aumenti, però, che in molti casi «sembrano avere – è detto sempre nella ricerca – una distribuzione casuale, non in funzione, cioè, dei consumi e delle tipologie familiari». L’Aur ha simulato varie tipologie di famiglie (1, 2, 3 e 4 persone) e vari livelli di consumo, da quelli più probabili ai due estremi. Negli Ati 1 e 2, quelli con un sistema di tariffazione assimilabile, gli aumenti tra il 2008 e il 2012 vanno dal 20% al 24%; nell’Ati3 si oscilla tra il 30% e il 32% mentre in quello 4, che utilizza l’unità di misura dei litri consumati al giorno per abitante (e non il metro cubo per utente all’anno), l’incremento è del 33%. Sulla bolletta incide anche il canone fisso, quello in sostanza dovuto ‘a prescindere’, anche senza aprire mai il rubinetto: il meno caro è quello in vigore nell’Ati3 (34 euro), mentre negli altri tre ammonta a 36 euro con aumenti tra il 16% e il 31%.
Le simulazioni Dai risultati delle simulazioni emerge che, nel caso in cui si consideri il nucleo composto da una, due o tre persone, l’Ati 1 e 2 sono i meno gravosi, l’Ati 4 è meno oneroso dell’Ati3 per livelli di consumo piuttosto bassi, mentre gli altri livelli di consumo la spesa nell’Ati4 diventa la più gravosa. Qualche esempio: una famiglia di due persone con un consumo medio spende 104 euro nell’Ati4, 101 nel 3 e 74 nell’uno e nel due. Anche nel caso di una famiglia di tre persone gli Ati 1 e 2 sono i più convenienti: 117 euro annui contro i 146 dell’Ati4 e i 154 dell’Ati3. La situazione cambia, invece, quando si passa a considerare la famiglia composta da quattro componenti. Nell’ipotesi di famiglia più numerosa, infatti, il costo del servizio nell’Ati4 è superiore a quello calcolato per l’Ati 1 e 2 solamente per l’ipotetico consumo annuo di 150 metri cubi, divenendo addirittura il meno oneroso per consumi probabili (200 metri cubi annui) e maggiori (250 all’anno).
LO STUDIO DI CITTADINANZATTIVA
L’Auri Nello studio viene analizzato anche il costo per la depurazione e le fognature, anche qui con rincari pesanti: dal 30% dell’Ati3 al 61% di quello 4 passando per il 32% degli Ati1 e 2. «Riuscire a garantire un servizio di alta qualità – dice il presidente di Umbra acque Enrico Menichetti – mantenendo comunque una tariffa che si colloca al livello più basso in ambito regionale è per noi motivo di orgoglio». «Purtroppo – continua – la necessità di investimenti sempre più importanti e il fatto che lo Stato non sia più in grado di finanziarli ha un’inevitabile ricaduta sulle tariffe», ma Menichetti assicura l’impegno a ridurre i costi operativi e ricorda che se da noi un metro cubo viene pagato meno di due euro, in altri paesi d’Europa si arriva anche a sei euro (dove però, magari, anche il servizio è superiore). Molte cose cambieranno nel giro di due anni, vista la recente abolizione dei quattro Ati decisa dal consiglio regionale e l’istituzione dell’Auri, ovvero l’autorità unica per acqua e rifiuti chiamata a determinare il piano d’ambito e le tariffe entro il 2015.
Paparelli: volontà di semplificare «La ‘ratio’ di tale scelta – ha spiegato l’assessore regionale Fabio Paparelli presentando lo studio – sta proprio nella volontà di semplificare la gestione del servizio idrico integrato e dei rifiuti, garantendone e migliorandone la qualità, l’economicità, l’efficienza e l’efficacia dei servizi a tutela dell’utenza e nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza». «L’Osservatorio regionale – ha aggiunto – è un’esperienza che va potenziata. Questi approfondimenti – ha rilevato Paparelli – sono essenziali per la programmazione regionale, e più in generale per tutti gli enti locali, perché fanno emergere e condividere pubblicamente l’effettivo carico tariffario che grava sui cittadini utenti rispetto ai servizi erogati. Dati – ha aggiunto – che sono tanto più importanti perché rappresentano un indicatore fondamentale per valutare il grado di efficienza del sistema di servizi pubblici locali dei diversi Ambiti territoriali».
